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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Una lezione di evoluzione tecnologica

Devo questa perla a Dave Winer: due ragazze dotate di AirPods si scambiano uno degli auricolari. Una scrive una frase in Google Translate e attiva la sintesi vocale text-to-speech. L’altra ascolta e poi risponde allo stesso modo. Conversazione senza farsi udire da alcuno.

Il divertimento vero arriva con la lettura dell’intero thread.

Sono più impressionato da mia figlia e le sue amiche che, in terza elementare, capiscono come Google Slides possa essere trasformato in un piccolo Slack multicanale di classe.

D’altronde c’era quell’articolo di The Atlantic su Google Docs usato a scuola dagli adolescenti come chat di gruppo.

Facile fare ironia o commentare che ai miei tempi eccetera eccetera. Nel resto del thread emerge tutto un divario generazionale. Mentre la storia dei nativi digitali è una scemenza, è vero che gli adolescenti di oggi – come quelli di sempre – si inventano tecniche imprevedibili e magari anche ingegnose per ottenere quello che è il loro scopo primo: parlarsi, conoscersi, conoscere sé attraverso gli altri, sfuggire ai genitori e disporre di uno spazio intimo in cui cimentarsi come aspirante adulto.

La scuola che fa? Proibisce i cellulari, lamenta le distrazioni, continua a proporre le lezioni frontali di una volta a ragazzi abituati a parlarsi many-to-many di continuo, persino troppo.

Si coinvolgano invece, questi ragazzi, e anche i loro cellulari. Se guardo le funzioni di collaborazione di Google Docs vedo un ambiente di grande potenzialità per trasmettere sapere e alimentare feedback. È gratis, funziona su qualunque aggeggio anche da due soldi e gli unici a doverlo imparare, come se ci fosse qualcosa da imparare, sono certi insegnanti.