Ritorno da un consiglio di classe in cui mi hanno ribadito che dai libri di carta non si prescinde, anche perché i ragazzi passano già troppo tempo sugli schermi.
E mai una volta che si sia mai discusso in modo serio del che cosa farci, con gli schermi.
Qui è dove una persona comune sostiene che l’informatica è un’avventura nella conoscenza. Certamente ci si può fermare davanti a un’avventura e tornare a casa. Oppure fare un passo in un mondo nuovo e diverso. Oppure scoprirne uno alternativo. Quando non crearlo.
Tre cose affascinanti sul violino.
Nei secoli sono stati prodotti esemplari dal suono assolutamente unico, a partire dallo scontato Stradivari.
Esistono teorie e ricerche su che cosa conferisca ai violini straordinari la loro straordinarietà e nessuno è ancora certo di quale sia l’ingrediente segreto, se il legno, la verniciatura, i prodotti chimici usati per la preservazione o altro ancora. Qualcuno è anche convinto che l’ingrediente segreto sia il complesso di tutti questi elementi o, più arditamente ancora, che non esista e basta.
La piccola tradizione dei giochi da weekend deve continuare. Tuttavia per oggi va scavalcata la regola delle piccole dimensioni, dal momento che è uscito nientemeno che
Nethack 5.0.0.
Nei roguelike i numeri di versione significano ancora qualcosa, diversamente da browser e sistemi operativi. L’ultima versione pubblica è stata la 3.6.7 e in un modo o nell’altro
si riusciva a giocarla anche su iPad.
Il punto è che
NetHack 3.6.7 è uscito nel duemilaventitré.
Uso Apple Frames di Federico Viticci e sono corso subito a dotarmi della nuova versione 4. La cosa più bella è stato leggere di
come Viticci ci sia arrivato.
Lui non nasce come sviluppatore. Con Apple Frames 4, tuttavia, conferma di esserlo diventato, in un percorso che è partito dallo scripting e si è fatto progressivamente più sofisticato.
Tanto da arrivare al refactoring, la ristrutturazione del suo Comando rapido. Che fa più cose di prima, le fa meglio ma contiene trecento azioni, contro le ottocento della versione precedente.
Dopo avere espresso l’auspicio di avere
un programma per lavorare nativamente in HTML, magicamente è apparso
MarkEdit.
Non è il programma che ho (parzialmente) in testa, ma è sicuramente una base su cui costruirei volentieri. MarkEdit è votato a Markdown e i suoi menu e comandi servono a produrre codice MarkDown efficace.
È libero, è gratis e in vari settori offre un’esperienza più avanzata di qualsiasi altra alternativa, gratis o a pagamento. Non bisogna chiedere altro: non è BBEdit, non permette trasformazioni avanzate del testo, non è un ambiente di programmazione. Produce testo Markdown e lo fa molto bene, peraltro con un sacco di personalizzazione e arricchimento possibile, a partire dallo scripting per finire con i servizi di macOS. Il peso della app è minuscolo, lavora con file di qualsiasi dimensione ragionevole, è in pieno sviluppo, il sapore è quello del software Mac stellato. Suggerisco che gli si dia un’occhiata, anche se – come nel mio caso – non ci sono ragioni per contemplare una sostituzione.
Porto una ferita nell’animo: nella vita sono stato invitato a cena per vedere le foto delle vacanze. Esperienze snervanti e neppure formative.
Si dice che il progresso porti solo nuove negatività, eppure c’è qualcosa di interessante da dire a proposito di quei quattro perditempo che hanno fatto di recente una gitarella di dieci giorni e hanno scattato un po’ di foto, persino
con iPhone.
Tale
Hank Green, sicuramente un tipo particolare, ha messo insieme una
timeline interattiva delle foto del quartetto. Nessun bisogno di subire una proiezione dilettantistica vincolata dalla buona educazione, libertà assoluta di scegliere quando e dove.
Per la prima volta, Vision Pro
è stato utilizzato come piattaforma visiva per una operazione chirurgica di cataratta.
L’autore dell’intervento è anche cosviluppatore della app utilizzata, che sarebbe compatibile con tutti gli strumenti digitali di ausilio a questo settore di chirurgia nonché capace di offrire al dottore un’esperienza visiva 3D stereoscopica del campo operatorio.
Un altro vantaggio accessorio della nuova piattaforma è la possibilità di diffondere il segnale video a parti interessate come potrebbero essere medici tirocinanti, colleghi, équipe chirurgiche remote eccetera.
È complicato di questi tempi consigliare un libro su FreeBSD, autopubblicato, del prezzo di novanta euro più Iva, con un
sito di presentazione il cui sfondo consiste in una variazione di Space Invaders (rilassata all’inizio, poi sempre meno).
D’altro canto, il sottotitolo è Perché i sistemi migliori sono quelli di cui non ti accorgi.
Ci deve per forza essere del buono. Anche se non ho capito come passare al livello due senza essere travolto dalle navicelle aliene.
Seppure consapevole del problema degli standard in competizione, mirabilmente
sintetizzato da Xkcd, segnalo comunque un tentativo interessante di costruire su Markdown, chiamato
Quarkdown.
I motivi di interesse sono diversi. Il primo è una vera pagina di presentazione, ben fatta e funzionale. È possibile farsi un’idea prima di venire catapultati su GitHub a decifrare che cosa succede, come accade nella norma.
Secondo, l’autore è italiano. Anche se non c’è in gioco la sovranità digitale, è un fattore insolito, da cui dipende una frazione di fiducia preventiva in più.
Esiste una lista piuttosto esclusiva di persone che hanno lavorato in Apple agli ordini di una quantità di CEO maggiore o uguale al proprio numero progressivo di assunzione.
Il primo settembre
entrerà nella lista Chris Espinosa, dipendente Apple numero otto, che si troverà a lavorare sotto la guida di John Ternus, ottavo amministratore delegato della società.
Espinosa è il quinto personaggio della lista e lo deve alla propria straordinaria longevità lavorativa in Apple. Fu reclutato da Steve Jobs
a quattordici anni e da allora è rimasto fedele alla sua prima occasione lavorativa. Nella seconda metà degli anni novanta, al momento della grande crisi prima del ritorno di Jobs, fu risparmiato dall’ondata di licenziamenti perché aveva accumulato anzianità di servizio tale che mandarlo via sarebbe costato più di tenerlo.