QuickLoox

Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Quasi una Touch Bar

Mi succede regolarmente di lavorare con iPad e tastiera esterna e non mi ero mai reso conto che le aggiunte di Editorial alla tastiera risultano molto simili come effetto a Touch Bar.

Inutile dire che uso ben più spesso i tasti software aggiuntivi di Editorial che i tasti funzione fisici.

Tastiera fisica e aggiunte logiche di Editorial

Batti e corri

L’università di Stanford ha messo alla prova gli aggeggi da polso sulla loro precisione di rilevazione di frequenza cardiaca e consumo calorico.

Gli apparecchi sono stati messi a confronto con apparati e procedure standard usate comunemente in medicina, come l’elettrocardiogramma, per ottenere i risultati più precisi oggi a disposizione della scienza medica.

Gli oggetti da indossare sono molto precisi sul battito cardiaco, con margini di errore ben sotto il dieci percento. Il migliore di tutti è watch, che sta al due percento (se dice ottanta battiti potrebbero essere persino settantotto oppure ottantadue, ma siamo lì). Il peggiore di tutti è marcato Samsung e, se dice ottanta battiti, potrebbero essere settantaquattro come ottantasei. Non sembra grave; non mi fiderei comunque.

Non ci si può fidare di nessuno invece sul consumo calorie. Tutti gli apparecchi stimano con approssimazioni pazzesche, anche del novanta percento. Ti dice trecento calorie? Potrebbero essere trenta e scusa se fa un po’ specie.

Il dato delle calorie va preso con beneficio ampio di inventario rispetto alla cifra assoluta. In relativo è invece importante che, se proprio ci deve essere errore, almeno sia costante. Sotto questo aspetto watch è rimarchevole, sballato come gli altri, ma sempre sballato allo stesso modo. Cosa che a non tutti gli altri accade.

Finisce sempre che il computer da polso di Apple sta davanti al gruppo, persino quando si parla di prestazioni ancora molto migliorabili. Gli altri, certo, costano meno. Ma fanno ugualmente tutto quello che fa watch, eh. Se poi si passano al cardiologo dati approssimati, che vuoi che sia.

Quanto c’è da leggere

Apple ha pubblicato il corso di Swift su iBooks e c’è un’estate sola a disposizione.

Oltretutto è gratis. Linko l’articolo di 9to5Mac perché, se qualcuno è interessato anche alle Teacher’s Guide, le guide per i docenti, è il modo più semplice per arrivare a tutto.

Fiducia e sicurezza

Apple ama i sistemi chiusi e allora inventa Gatekeeper per condizionare la mia libertà di fare quello che voglio sul mio computer e installare quello che mi pare come mi pare.

Certo. Poi succede che per tre giorni il sito di Handbrake distribuisca una volta sì e una volta una app insicura per via di una intrusione. Steven di Panic Software scarica Handbrake proprio in quei tre giorni, proprio dal server sbagliato, e in men che non si dica i pirati informatici si guadagnano l’accesso al codice sorgente di varie applicazioni Panic.

Steven racconta l’accaduto sul blog dell’azienda. Una lettura istruttiva.

Hai ragione a lamentarti di Gatekeeper solo se sei più bravo di Steven. In particolare, sei sicuro che i tuoi dati sensibili – carte di credito magari – sarebbero rimasti inviolati? Sei certo che saresti riuscito a determinare i danni dell’attacco? Pensi che avresti saputo eliminare il problema da solo?

Se la risposta è sempre no, ti conviene scaricare app da Mac App Store e il più possibile solo da lì. Dici che quell’altro sito è sicuro e garantito? Sì, normalmente sì. Tieni conto che ne basta uno, di attacco che va a segno. Uno solo.

Tutto scorre

Si faceva riferimento al fatto che non esistono uno scorrimento naturale e uno innaturale, così come una striscia Oled di tasti funzione non è meglio né peggio di una striscia di tasti funzione. Sono convenzioni più o meno adatte in funzione del tempo, che quindi – sotto la pressione del tempo che passa – si modificano.

Orecchie per intendere

Mi hanno un po’ stupito le reazioni al mio commento sulla fine dello sviluppo e del supporto di Mp3 da parte dell’istituto Fraunhofer.

Mi è stato fatto notare che il commento di Marco Arment è meno fazioso. Arment si limita a ribadire l’ovvio: Mp3 non è morto, sono semplicemente scaduti i brevetti. Lo dice persino Fraunhofer, non mi pare questo scoop. Dopo di che Arment passa tutta la fine del pezzo a minimizzare una questione interessante: a parità di qualità i file Aac occupano meno spazio. Ed è faziosetto, vorrei farlo parlare con gente che ha dischi rigidi pieni di musica e qualche giga lo risparmierebbe volentieri.

C’è chi ha ricordato come Aac venisse usato praticamente solo dagli apparecchi Apple. Ma è una verità assai parziale. Rimando alla pagina di Wikipedia (urgh) dedicata a Aac. Oggi iOS e Android sono compatibili Aac ed è gioco-partita-incontro, tre miliardi e spiccioli di apparecchi ed è detto tutto. Ma in passato?

YouTube, Nintendo DSi, Nintendo 3DS, DivX Plus Web Player, PlayStation 3, vari modelli di Nokia Series 40, PlayStation Vita, Wii (con l’aggiornamento Photo Channel 1.1), Sony Walkman MP3, BlackBerry.

È solo una frazione di tutto quello che suppporta o ha supportato Aac. Mancano i costruttori di autoradio, Xbox, Sony Ericsson, Kenwood, Sonos, Roku, Squeezebox, RealPlayer, Vlc e una montagna di altri, la pagina è senza fine. Flash di Adobe supporta – supportava? – Aac. Aac è un formato praticamente universale.

Qualcuno ha fatto notare che sul suo computer ci sono tremila Mp3 e nessun Aac. Sul mio ci sono settecento Apple Lossless, duecento Aac e cento Mp3, più o meno. E adesso? Abbiamo dimostrato che la nostra esperienza personale vale fino alla porta di casa e poi basta. O devo pensare che il mondo ascolti musica in Apple Lossless?

Viva Mp3. Ma Aac è meglio: suona meglio a parità di spazio, occupa meno spazio a pari qualità. La trita pagina di Wikipedia, basta quella, spiega i numerosi perché della sua superiorità tecnica e qualitativa. E sono cose evidenti anche dieci anni fa, a chi aveva orecchie per intendere.

Voglio, non posso, comando-D

So per certo che il 9 agosto non sarò in grado di trovarmi a Santa Clara e so per certo che, se l’agenda fosse libera, ci andrei come all’appuntamento tecnologico più importante dell’anno (per me).

La presenza di giganti come Sal Soghoian e Jon Pugh semplicemente autorizza a pensare che Cmd-D sarà un momento irrinunciabile, cui rinuncerò.

Più passano i giorni più sono convinto che l’automazione sarà un tema cruciale per i prossimi anni, oltre a esserlo già ora e per un sacco di persone che non ne sono consapevoli.

Tirate fuori AppleScript, Swift Playgrounds, Automator, Workflow, Python, le Azioni Cartella, JavaScript, quello che credete meglio, ma iniziate. Se non ve la sentite, almeno capite il concetto, è vitale. Ragionateci sopra e scoprirete che in ufficio vale un sacco di tempo libero in più se va bene, o la probabilità di mantenere il posto di lavoro e avere un aumento di stipendio se ve meno bene.

Dopo il 9 agosto, cosa che non faccio per altre manifestazioni, aspetterò che vengano pubblicate le registrazioni video e guarderò tutto. E invito a fare altrettanto. Almeno guardare, se non toccare.

Disabili e arruolati

Le storie delle persone protagoniste della recente raffica di video pubblicitari di Apple sono storie speciali, che riguardano un numero di utilizzatori piccolo anche se sempre troppo grande.

La stragrande maggioranza delle persone acquista un iPhone per ragioni diverse da quelle mostrate nei video. Eppure sui video stessi vengono investiti soldi e competenze evidentemente di massimo livello.

È una cosa alla portata – culturale – di poche aziende. Dove certamente si guarda alle vendite, ma come conseguenza dell’aver fatto la cosa giusta. Vendite come effetto prima che come obiettivo.

Metterci il cuore

Ricevo, ringrazio e redigo da Eugenio.

Ti inoltro questa mail, riguardante uno studio a cui sto partecipando semplicemente condividendo i dati rilevati dalla app Cardiogram e watch.

watch non sarà un dispositivo medico, ma la sua utilità è evidente.

La mail riepiloga essenzialmente la notizia circolata in questi giorni: grazie all’utilizzo di algoritmi di apprendimento meccanizzato in congiunzione con la rilevazione del battito di watch, Cardiogram è riuscita a ottenere un tasso di riconoscimento della fibrillazione atriale attorno al 97 percento.

Che è una cosa enorme.

È già successo in casi isolati che una condizione cardiaca critica venisse individuata grazie ad watch, ma distinguere con alto tasso di precisione la fibrillazione atriale è un potenziale salvavita di massa.

Aggiungo che leggere la notizia è un conto; sapere di persone vicine e note che partecipano attivamente a uno studio porta un livello di concretezza decisivo a tutta la faccenda. Guardo il mio watch e, siccome a suo tempo qualche lavoretto sul cuore l’ho fatto eseguire, mi chiedo se una installazione di Cardiogram mi porterebbe più ansia o più sollievo.

Insomma, questa è una cosa vera e improvvisamente qualunque considerazione sul prezzo di watch, se sussiste un qualunque interesse sensato per la propria condizione cardiaca, diventa futile.

La prova dell’uno

Sappiamo già che iPhone supera Android in prestazioni seppure tramite specifiche hardware quantitativamente inferiori, ma questo vale poco contro un so-tutto o un geneticamente convinto.

Per fortuna Google ora fornisce la prova del nove, anzi, dell’uno: tra le novità prossime di Android c’è Android Go. Una versione di Android ridotta all’osso per telefoni con un gigabyte di Ram o meno, considerati a basso costo e basse prestazioni.

Gli iPhone con più di un gigabyte di Ram, posto che ne esistano, sono proprio pochi. E surclassano qualunque Android di pari classe, anche quando di Ram ne avesse il doppio.

L’ultimo prodotto

Troppo facile la retorica su Steve Jobs o la nostalgia. Più impegnativo riconoscere il valore autentico del suo lascito.

Per questo ho faticato ad arrivare in fondo alla lunga esclusiva di Wired, per il quale Steven Levy ha potuto girare in lungo e in largo Apple Park.

Si capisce troppo bene e troppo spesso come si tratti dell’ultimo grande lavoro di Jobs, il cui tocco è presente nell’insieme e nei particolari.

Lettura dolorosa perché riporta alla mente la pesantezza della perdita, affascinante perché penetra nella creazione di un’architettura unica per la quale financo i cartoni della pizza sono progettati apposta e brevettati, straniante per la (ri)scoperta di un mondo dove il dettaglio è ancora fondamentale e la passione arriva prima del denaro. Apple è seduta sopra una montagna di denaro, ma è facile capire che qualunque altra azienda avrebbe speso la metà gridando ugualmente al capolavoro.

Non c’era stretto bisogno di Apple Park. Fino a quando Steve Jobs ha fatto capire che, in realtà, c’era e non ce ne eravamo resi conto.

E così il suo nome comparirà sull’auditorium. Ma chiunque cercasse le impronte di Steve Jobs su Apple Park le troverà dovunque—nei bagliori delle curve dell’Anello, in mezzo agli alberi e in migliaia di altri dettagli che possiamo e non possiamo vedere.

L’ultimo, grande prodotto.

Già sentito

L’Istituto Fraunhofer, che ha creato il formato di audio compresso Mp3, ha annunciato ufficialmente la fine del supporto al formato stesso.

Bernhard Grill, direttore della divisione del Fraunhofer interessata al progetto, ha parlato in questi termini del formato Aac:

lo standard di fatto per lo scaricamento di musica e video su telefoni mobili […] più efficiente di Mp3 e con un sacco di funzioni in più.

Quando lo raccontavi dieci anni fa passavi per un fanatico di quelli che fanno sempre le cose a modo loro, mentre ci sono gli standard che usano tutti, e ho una chiavetta piena di Mp3 nel cassetto che sono tanto comodi e non è vero che Aac suona meglio perché ho appena provato sullo stereo.

Chissà se adesso qualcuno ci sente meglio.