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Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

Il fine dell’editoria

Due visite a Tempo dei Libri 2017, prima edizione di sempre, a Fiera Milano Rho.

Sentimenti ampiamente contrastanti. Stranamente per una qualunque manifestazione italiana, gli spazi erano adeguati e il Wi-Fi funzionava veramente Niente registrazioni farlocche, un solo tocco per accettare i termini del servizio, nessun bisogno di registrarsi nuovamente dopo uno stop dell’apparecchio, aperte tutte le porte giuste per i dati, velocità decorosa per lavorare oltre che divertirsi.

Certamente le folle della fiera dell’artigianato prenatalizio sono di ben diversa sostanza. Ma di gente ce n’era. Certo, ho visto lo stand con gli chef a cucinare e parlare di cucina, quello con i giochi da tavolo, quelli delle Regioni (in che senso la Basilicata, per dirne una a caso tra le presenti, ha l’esigenza di presenziare a una fiera dell’editoria a Milano?), quello della polizia, l’esame gratuito della vista. Però tutto, facciamo quasi tutto, era riconducibile in modo onesto al tema e anche la coda per gli autografi davanti ad Antonino Cannavacciuolo aveva a che vedere con un libro, così come quelle per Geronimo Stilton o per l’autrice di Hyperversum.

Si leggono tante cose sulla fine dell’editoria e invece a Tempo di Libri si è rivisto il fine dell’editoria: raccontare grandi storie, portare conoscenza ovunque a basso prezzo (poche cose costano meno di un libro in rapporto al valore), trasmettere visioni del mondo. Se c’è da fare un regalo: Strategia della crisi, di Paolo Nori.

Ho messo un po’ di foto nell’articolo scritto per Apogeonline. Ne aggiungo qualcuna ulteriore.

Due Mac, un iPhone e una videocamera professionale a Tempo di Libri

Montaggio professionale su Mac in mezzo a equipaggiamento video professionale

Montaggio video su Mac con iPad accanto

Sfida al senso comune

Apple ha senso di esistere quando cambia le regole del gioco e, nel bene o nel male, improvvisamente si gioca una partita nuova in modo inedito. Quando si limita ad accomodare il senso comune, il pensiero collettivo, a fare come fanno tutti, è uno spreco. Di aziende conformiste e conformate è pieno il mondo.

Per dire, bella l’idea di un Mac Pro super espandibile e speriamo di vedere presto qualcosa di interessante. Però: la rivoluzione l’ha fatta Macintosh, un computer fatto per restare chiuso, venduto. in mezzo a tonnellate di PC aperti ed espandibili. Macintosh II, il passaggio verso l’espandibilità, di certo non ha cambiato la storia.

Invece, l’idea di riuscire a produrre centinaia di milioni di apparecchi con i soli materiali provenienti dal riciclol È una follia pura. Se riesce però, significa riscrivere la storia.

Ancora più incredibile, l’obiettivo viene annunciato prima di avere un’idea precisa di come arrivarci.

Questa Apple, che sfida il senso comune, ha tratti che mi piacciono.

Servizio di sicurezza

Ho ricevuto da Paoloo tutto quanto segue, che pubblico con gratitudine e ammirazione per quanto ha saputo fare. Il funzionamento della faccenda è responsabilità sua. Così come il merito, quandunque la faccenda suddetta fosse di utilità effettiva.

Caro Lucio,

data la necessità di affidare a storage remoti i miei documenti in forma criptata ho implementato un servizio di sistema che archivia una cartella in formato 7zip con password utilizzando la cifratura AES-265 ( massimo standard di sicurezza oggigiorno ) e ne effettua l’upload simultaneo su Dropbox e Google Drive.

Dopo un paio d’anni d’utilizzo ho percepito, anche per caso se vogliamo, i caratteri di non banalità ed esclusività della mia soluzione e questo mi ha spinto alla condivisione della stessa.

Menu servizi

Dialog box

UPLOAD SIMULTANEO

( Qualora si usasse solo Dropbox creare la cartella “Multicloud” nella cartella dropbox, /Users/Paolo/Dropbox/Multicloud, e saltare questa sezione )

Per ottenere l’upload simultaneo su Dropbox e Google Drive bisogna creare una cartella in Google Drive e relativo symlink in Dropbox ( non vale Il contrario, Google Drive non digerisce i symlink ).

Nel mio caso ho creato la cartella Multicloud in Google Drive ( /Users/Paolo/Google Drive/Multicloud ) e suo symlink in Dropbox ( /Users/Paolo/Dropbox/Multicloud ), qualsiasi elemento aggiunto in Multicloud verrà uploadato simultaneamente verso i due servizi di storage.

Per creare il symlink da terminale

ln -s /path/to/original /path/to/symlink

nello specifico

ln -s /users/paolo/google\ drive/multicloud /users/paolo/dropbox/Multicloud

N.B. Gli spazi interni a un path devono essere preceduti da backslash ( \ ). I path sono case unsensitive tranne il nome del nuovo symlink ( “Multicloud” ).

KEKA

Lo script necessita la presenza dell’utility di de/compressione Keka.app http://www.kekaosx.com/it/ nella cartella Applicazioni ( utilizza infatti da Terminale il binario /Applications/Keka.app/Contents/Resources/keka7z ).

L’utility inoltre è indicata a scompattare su Mac i file 7zip creati.

INFO SUL SERVIZIO

Il servizio è attivo selezionando una cartella o un file, in quest’ultimo caso verrà archiviata la cartella che lo contiene.

Il servizio dev’essere configurato modificando le due variabili al punto #A dello script.

Il servizio controlla se nella cartella Multicloud esiste già un file 7z omonimo dell’archivio che si sta creando, in tal caso lo sposta nella cartella home aggiungendo il suffisso “oldarchive” al nome del file. Nel caso remoto il servizio non andasse a buon fine e quindi il nuovo file 7zip non fosse creato in Multicloud, il vecchio archivio rimane disponibile nella home_, altrimenti viene eliminato.

Il servizio si premura di non lasciar traccia delle password degli archivi disabilitando temporaneamente la registrazione dei comandi nella command hystory del Terminale ( punti #F e #Fb dello script ).

Il servizio crea l’archivio criptato tramite comando

keka7z a -t7z -mx -mhe -ms -mmt -w —p<password> <fileName>.7z <sourcePath>

con parametri

  • t7z – use 7z file type

  • mx – use max compression (level 9)

  • mhe – encrypt headers

  • ms – create solid archive

  • mmt – multithread the operation (faster)

  • w – use a temp directory as the working directory

  • p<password> – specifies password

  • <fileName>.7z – destination archive file

  • <sourcePath> – path to the source directory

IMPLEMENTAZIONE

Automator

Copiare lo script sottostante in Automator come da figura, modificare le variabili al punto #A . Salvare.

on run {input, parameters}

    # A - Modificare il valore delle seguenti due variabili secondo le proprie esigenze (valori in minuscolo) 
    set userName to "paolo"
    set dropFolderName to "multicloud"

    set pathToDropFolder to "/users/" & userName & "/dropbox/" & dropFolderName & "/"

    # B - Recupera pathToSourceDirectory, path della cartella da archiviare
    tell application "Finder"

        set selectedItem to item 1 of (get selection)

        if class of selectedItem is folder then
            set theFolder to selectedItem
        else
            set theFolder to (container of selectedItem)
        end if

        set pathToSourceDirectory to POSIX path of (theFolder as string)

    end tell

    # C - Finestra di dialogo, richiede all’utente nome e password dell'archivio
    display dialog "Verrà creato un 7z della cartella in dropbox/" & dropFolderName & return & return & "Inserisci nome e  password separati da una virgola" default answer "NomeDellArchivio,password"


    # D - Imposta archiveName e archivePassword splittando il testo ritornato dal box di dialogo
    set nameAndPasswordByUser to text returned of the result
    set ASTID to AppleScript's text item delimiters
    set AppleScript's text item delimiters to ","
    set archiveName to first text item of nameAndPasswordByUser
    set archivePassword to second text item of nameAndPasswordByUser
    set AppleScript's text item delimiters to ASTID


    # E - Imposta oldAchiveExists, indica se in dropFolder esiste già <archiveName>.7z, file omonimo dell’archivio da creare
    set pathToArchive to pathToDropFolder & archiveName & ".7z"
    set oldAchiveExists to false
    tell application "Finder" to if exists pathToArchive as POSIX file then set oldAchiveExists to true


    tell application "Terminal"
        # F - Disabilita la registrazione della command history nel Terminale ( per non lasciar traccia della password )
        set currentTab to do script ("set +o history")

        # G - Se esiste già <archiveName>.7z in dropFolder, lo sposta nella cartella home rinominandolo <  archiveName>_oldarchive.7z
        if oldAchiveExists then
            set pathToOldArchive to "/users/" & userName & "/" & archiveName & "_oldarchive.7z"
            do script ("mv '" & pathToArchive & "' '" & pathToOldArchive & "'") in currentTab
        end if

        # H - Crea archivio compresso e crittografato AES256 nella dropFolder 
        do script ("/Applications/Keka.app/Contents/Resources/keka7z a -t7z -mx -mhe -ms -mmt -w -p" & archivePassword & " '"   & pathToArchive & "' '" & pathToSourceDirectory & "'") in currentTab

        # I - Eventualmente elimina il vecchio archivio dalla home
        if oldAchiveExists then
            set newArchiveWasCreated to false
            tell application "Finder" to if exists pathToArchive as POSIX file then set newArchiveWasCreated to true

            if newArchiveWasCreated then
                do script ("rm '" & pathToOldArchive & "'") in currentTab
            end if
        end if

        # Fb - Ripristina la registrazione della command history nel Terminale
        set currentTab to do script ("set -o history")
    end tell

    return input
end run

Musica, foto e fischi

Per la prima volta la foto di copertina della rivista Bon Appétit è stata scattata con un iPhone.

Certo, non è come scattare con una vera macchina fotografica. Nell’opinione di Alex Grossman, che dopotutto fa solo il direttore creativo per l’editore Condé-Nast, gli scatti presi da iPhone – specialmente quando si va in stampa invece che restare in digitale – non sono completamente confrontabili con una Dslr [Digital Single-Lens Reflex] da 25 mila dollari. Tuttavia, se si scatta nelle giuste condizioni, il 99,9 percento delle persone potrebbe non notare la differenza. I corsivi sono attribuiti a Grossman da TechCrunch.

L’articolo fa presente come sia la prima volta per Bon Appétit ma non certo per i periodici illustrati in genere. E che l’editing degli scatti è stato effettuato direttamente su iPhone con Vsco invece di dover tirare fuori il portatile.

Su Wired appare inoltre un pezzo dedicato a Steve Lacy, diciottenne musicista e produttore che ha già ricevuto la nomination a un premio Grammy ed è comparso in produzioni di altri nomi emergenti del panorama hip-hop americano. Dove, per amore dell’eufemismo, se emergi vuol dire che hai battuto una certa concorrenza.

Lo strumento di lavoro di Lacy è il suo iPhone.

Ha preso confidenza con il software preferito della sua casa discografica, ma funziona su portatile e lì si trova poco. Il suono è troppo asettico e va elaborato prima di risultare adatto alla pubblicazione. Poi l’ispirazione gli viene quando si sente più libero e si sente più libero usando iPhone e GarageBand. Mentre scrivo, apprendo che GarageBand – assieme alle altre app di iWork – è diventato gratis per vecchi e nuovi utenti, senza la limitazione del necessario nuovo acquisto hardware.

Ha deciso di facilitarsi il lavoro e ha preso apparecchiature aggiuntive. Cioè un secondo iPhone.

A diverse persone dovrebbero fischiare le orecchie.

Battute finali

Durante i playoff che chiudono la stagione della National Hockey League americana, ogni panchina avrà a disposizione tre iPad per rivedere pressoché istantaneamente le azioni cruciali e decidere se richiedere agli arbitri un riesame della loro decisione.

Come sottolinea l’articolo di Associated Press, nelle fasi finali del campionato di hockey le segnature si riducono di numero e le azioni si giocano su un filo di rasoio ancora più tagliente; azioni che, nel decidere una eliminazione o una vittoria, pesano milimoni di dollari.

Si può scommettere che nessuno farà sconti al primo iPad che non dovesse funzionare non solo a dovere, ma anche tempestivamente. Quando lo hai riavviato, per dire, la partita è già avanti e se hai preso un gol che non c’era, te lo tieni.

In altri termini, ci accorgeremo subito se gli iPad per lo hockey su ghiaccio sono una barzelletta come i Surface per il football, oppure se – come per tante situazioni – giocano in una lega superiore.

Passaggio evolutivo

Mi hanno di nuovo messo in relazione Office a scuola con il riuscire a trovare lavoro una volta terminata la scuola stessa.

Paghi due prendi zero

Per un periodo della vita ho avuto l’esigenza di produrre diagrammi di gran qualità in poco tempo e, magari, di doverli modificare all’ultimissimo istante, anche in ascensore appena prima di entrare in ufficio.

Ho fatto le cose per bene con l’acquisto di Omnigraffle in versione Mac e iPad, a un prezzo complessivo da vero software. Sono rimasto veramente soddisfatto. Poche volte soldi spesi altrettanto bene.

Passato qualche anno, oggi Omnigraffle mi tornerebbe utile, solo che la versione iPad 1.9.3 in mio possesso salta per aria appena dopo il lancio. Avendo accettato di spedire a The Omni Group il resoconto dell’errore, ho ricevuto una email di spiegazione: Omnigraffle si appoggia a impalcature Apple tanto cambiate negli anni al punto che, sotto iOS 9, non funziona più. Né basterebbe un aggiornamento, poiché App Store non accetta più app basate su quelle impalcature lì.

La soluzione? Scaricare Omnigraffle 2.0. Versione la quale, oltre che riportare la compatibilità, dispone di un ragguardevole set di funzioni Pro acquistabili in-app.

La questione è che Omnigraffle 2 va acquistato e costa persino più della versione 1 comprata a suo tempo. Le funzioni Pro costano come l’applicazione base. In pratica, se volessi la nuova app con il massimo delle funzioni a disposizione, mi costerebbe più del doppio dell’originale.

Come acquirente della versione 1, ho un privilegio: aggiornare in-app alle nuove funzioni Pro è gratis. Pagherei insomma Omnigraffle 2 solo qualcosa più di quanto mi è costato Omnigraffle 1.

Però qualcosa non torna: per avere Omnigraffle 2 base, finisco per pagare due volte il prezzo (una volta per la versione 1, una volta per la versione 2). Uno nuovo utilizzatore che arrivasse domattina lo pagherebbe una volta sola. Questo non mi tutela come utente di lunga data. A saperlo, mi conveniva rimandare l’acquisto a ora invece che effettuarlo anni fa.

Se voglio acquistare Omnigraffle 2 con le funzioni Pro, pago circa due volte, alla pari con chi arriva domattina. E ancora una volta non ho vantaggi come utente di lungo corso.

Se sto come sono, mi ritrovo senza il programma pur avendolo pagato una volta. Chi arrivasse domattina senza avere il programma, comunque non avrebbe pagato per farne a meno.

Non mi pare una politica di aggiornamento rispettosa di chi ha investito fiducia nella versione 1.

Conto su iPad

Federico Viticci manda avanti un sito a tema Apple, MacStories, scritto in inglese con abbondanza di collaboratori madrelingua, specie dagli Stati Uniti. Di conseguenza si ritrova a dover maneggiare una contabilità personale mista in dollari ed euro, che va convertita in euro prima di divenire ufficiale.

Viticci vuole che questo lavoro sia il più possibile automatico e soprattutto avvenga su un iPad Pro. E ha raccontato come utilizzi un misto di servizi web, automazione iOS e Numbers 3.1, versione ideale per lo scopo.

Condiviso solo parzialmente il suo approccio iPad-only: mi muovo per avere un ambiente dove Mac, iPad e in ambiti limitati iPhone siano il più possibile intercambiabili.

Tuttavia trovo i suoi pezzi eccezionali, per l’ampiezza delle conoscenze e la profondità delle soluzioni: una combinazione molto rara nel web di oggi. Questo articolo è piena conferma.

Pari e patta

Ho passato la giornata al Salone del Risparmio 2017 tra finanzieri, gestori di fondi, banchieri privati e personali, sviluppatori di software per istituzioni finanziarie, società di intermediazione e affini.

Ho visto la solita ventata di Mac ma, differentemente dall’anno scorso, c’era una valanga di iPad. Impiegati dai compiti più umili, come la raccolta dei dati anagrafici, a quelli più ambiziosi, come l’amministrazione di motori intelligenti di risparmio autogestito oppure l’editing video compiuto al momento, appena girata l’intervista.

Li ho fotografati tutti.

Però Apple ha assunto una posizione ufficiale e precisa, oltre che impegnativa, sul futuro dei Mac cosiddetti professionali. Sabino ha scritto un bellissimo articolo e soprattutto Phil Schiller ha detto senza equivoci quello che andava detto. Cito da Sabino che ha già tradotto:

“Quando parliamo di utenti ‘pro’, dobbiamo dire chiaramente che non c’è un utente professionale tipico. Pro è un termine molto ampio, che copre moltissime categorie [diverse] di utenti […]

Ci sono i creativi, che producono musica o video, o gli artisti grafici, un segmento fantastico [di utenti] del Mac. Ma ci sono anche gli scienziati, gli ingegneri, gli architetti, gli sviluppatori di software, un segmento in grande crescita, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di applicazioni sull’App Store.

Ci sono moltissime cose e moltissime persone che possiamo chiamare ‘professionali’, flussi di lavoro professionali, e dobbiamo stare particolarmente attenti a non semplificare troppo, a dire ‘i professionisti vogliono questo’ oppure ‘i professionisti non vogliono quest’altro’, le cose sono ben più complicate di così.”

Insomma, il clima si sta pacificando. A ognuno il suo e speriamo tanti Mac Pro e iMac professionali il prima possibile. Allora mostro del Salone qualcosa di diverso, scelto tra simulatori di Formula Uno, golf giocato in realtà virtuale, distribuzioni di prosecco alle undici del mattino, selfie tra finti lingotti d’oro, scooter avveniristici e altri intrattenimenti vari.

Partite a scacchi al Salone del Risparmio