QuickLoox

Dal mondo Apple all'universo digitale, in visualizzazione rapida dell'ovvio

La visione della foto da vicino

Il riconoscimento delle facce effettuato sulla libreria fotografica di un’utenza Apple non viene effettuato usando iCloud. Ogni apparecchio cifra le foto prima di inviarle sulla nuvola e pertanto sui server non si trova materiale per fare lavorare gli algoritmi di deep learning.

Gli ingegneri si sono pertanto impegnati perché il riconoscimento delle facce nelle foto avvenga localmente, all’interno di ciascun iPhone. Per riuscirci occorre superare alcuni ostacoli rilevanti come esigenze di memoria e di spazio, potenza computazionale, reattività delle risposte, necessità di assicurare la performance di tutte le altre attività di iPhone, che l’utente desidera siano istantanee.

Leggi un articolo del Machine Learning Journal e impari qualcosa sul riconoscimento facciale e sulle reti neurali, ma anche sulla considerazione per la privacy inserita in un iPhone e, per così dire, meno presente su altre piattaforme.

Idee stantie

L’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella è in tour per promuovere il suo ultimo libro. Incontrando giornalisti muniti di iPad Pro, gli ha detto amici, avete bisogno di un vero computer.

Jason Snell gli ha risposto indirettamente dalle pagine di Six Colors illustrando i modi in cui utilizza il proprio iPad Pro. Illustrando è la parola perfetta; anche senza capire una parola di inglese, è sufficiente guardare le foto. Parlano da sole.

David Sparks su MacSparky ha ripreso il ragionamento di Snell e raccontato dove stiano i suoi problemi nell’usare iPad come computer: la configurazione degli stili di Word e il tracciamento delle modifiche su Google Documenti. Problemi che non sono di soluzione immediata, anche se si risolvono, ma che danno chiaro il quadro della situazione: quando sei a occuparti degli stili di Word, vuol dire che un bel po’ di cose a monte funzionano già.

Entrambi si rifanno a un recente spot di Apple, emblematico: un ragazzino sveglio e pieno di interessi può benissimo passare una giornata munito di iPad e chiedere in buona fede Che cos’è un computer?

Il libro di Nadella si intitola Hit Refresh ma, alla luce di questo episodio, mi aspetto che contenga idee stantie.

Quarantasette volte meno

Citazione da Come iPhone si è guadagnato il suo record di sicurezza.

Nel quarto trimestre 2016 e nel primo trimestre 2017, 47 apparecchi Android su mille tra quelli difesi da Lookout sono incappati in minacce portate da una app, a confronto con una app su mille per quanto riguarda iOS.

Quarantasette contro uno.

Qualche pagliaccio racconterà che è dovuto alla scarsa diffusione di iOS, solo un miliardo di apparecchi attivi.

Qualche altro comico dirà che costano meno e fanno tutto quello che fa un iPhone. Già; il problema, qui, è quello che su iPhone non succede. O meglio succede quarantasette volte meno.

Dieci anni di iPhone e nessun malware importante? Non si era mai sentita una cosa così.

(grazie Matteo!)

Lo stato del laptop

Se il meteo funzionasse come gli analisti che pretendono di prevedere l’andamento dei mercati tecnologici, sarebbero tutti a casa o quasi.

A casa starebbero certamente Gartner e Idc. Secondo i primi, le vendite di Mac nel trimestre estivo sarebbero state (anno su anno) in ribasso del 5,6 percento, 4,61 milioni di unità. I secondi puntavano al rialzo dello 0,3 percento, cioè 4,9 milioni di macchine.

Apple ha dichiarato 5,39 milioni di Mac venduti, il dieci percento in più dell’anno prima nello stesso periodo.

Dovrebbe essere una faccenda grave. C’è gente in azienda che prepara i budget, programma strategie, effettua scelte anche impegnative in base a quello che scrive Gartner. Non è tanto l’errore, ma la sua dimensione a essere macroscopica e qualcuno dovrebbe essere responsabile per i danni, nel breve e nel lungo, che si provocano. Invece nessuno paga, mai, e questo mi lascia sempre sconcertato.

Starebbero a casa quelli di TrendForce, che assegnano ai Mac il 10,4 percento del mercato portatile globale? Non saprei proprio. L’andazzo è tale che non esiste alcuna pietra di paragone affidabile. A questo punto potrebbe essere il nove, l’undici. Ma anche il cinque o il venti, non ci sarebbe da stupirsi.

I Mac vanno bene perché si vendono più Mac e questa è un’evidenza. Il resto è tutto un grande sparare alla Luna con il fucile a pallini e vai a sapere dove cadono. Come stiano i laptop nel loro complesso non lo sapremo mai (più).

La paura fa X

Per quanto sia sempre accaduto, specialmente negli ultimi anni, l’intento di scoraggiare l’acquisto o almeno falsare la percezione di iPhone X viene perseguito con una intensità che non avevo ancora visto, salvo i tempi dell’antennagate. Dove però, almeno, c‘era qualcosa di cui parlare.

Qui invece si può solo inventare. Allora saltano fuori storie come la maschera di silicone che sblocca Face ID. In sé è una sciocchezza: dati il profilo 3D già pronto di una persona consenziente, centocinquanta dollari di materiali, cinque tentativi e finalmente l’annuncio (che nessuno ha verificato o riprodotto fuori dal laboratorio vietnamita, ma diamolo per buono). Certo, vale la pena di sequestrare un milionario è sottoporlo alla scansione 3D del volto per sbloccare il suo iPhone X. O tagliargli la testa; dopotutto sono già state tagliate dita per trafugare impronte digitali.

Per tutti gli altri, che non sono milionari, non sono agenti segreti, non sono ministri, non sono amministratori delegati di multinazionali…? Non ne vale la pena e casca l’asino. Posto che Face ID sia stato violato, nessun meccanismo di sicurezza è inviolabile in assoluto. Bisogna invece chiedersi quanto è più efficace rispetto al meccanismo che c’era prima.

Violare Touch ID era molto più semplice, a tempi e costi assai inferiori. Face ID è un progresso, quindi, e non stiamo neanche prendendo in considerazione la sua capacità di migliorare: più passa il tempo, più diventa preciso. Nessuno può dirci se la maschera di silicone funziona meglio o peggio dopo tre mesi di affinamento del profilo 3D. Touch ID, all’opposto, funziona l’ultimo giorno esattamente come il primo.

Quindi, anche il fatto che iPhone X sia appena arrivato – neanche due settimane – va messo in conto.

E proprio per questo, un’altra tattica di disinformazione consiste nello spostare da qualche altra parte le conversazioni. Appunto, neanche due settimane dall’uscita e c’è già l’analista che pretende di conoscere le uscite iPhone del 2018.

Effetto Osborne da manuale: ti annuncio quello che arriverà per insinuare il dubbio e scoraggiare un eventuale acquisto negli indecisi. Serve a qualcosa ribadire che i rendering sono disegni iperrealistici e non realtà fisiche? È utile ricordare che le specifiche sono inventate?

Certamente no. In parte perché Internet è il luogo dove si parla di verità e balle nello stesso modo da parte delle stesse persone. Battaglia persa. In parte perché iPhone X, ho la sensazione, se la sta cavando bene nonostante le chiacchiere.

Il che, chiaro, mette ancora più ansia a chi ha bisogno di produrne.

Grandangolo su Grand Tour

Questa foto perviene da Janko (grosso grazie!) e si riferisce al backstage del set di The Grand Tour trasmesso da Amazon Prime; il seguito di Top Gear della BBC per intendersi.

Il mixer è interessante.

Backstage dal set di The Grand Tour

La compilation decisiva

Si trovasse a vagare per i campi un sopravvissuto dell’esercito iPad non è un computer perché non ci si può programmare sopra, tempo di assestargli il colpo di grazia.

Continuous è un ambiente di sviluppo autodefinito professionale per iPad, riservato a programmatori C# e F#.

Continuous esegue continuamente il codice così si può vedere come cambiano gli oggetti programmati intanto che si scrive.

Continuous supporta i progetti di tipo Application (Console e iOS) e di tipo Library nei formati standard .csproj e .fsproj.

La app parla con le librerie di programmazione native per iOS.

Soprattutto:

Tutta la compilazione avviene sull’apparecchio. Questo mantiene il codice al sicuro e inoltre garantisce di non annoiarsi in aereo mai più.

Unico difetto, per me definitivo: sono linguaggi Microsoft. Altrimenti, un sacco di gente di bocca più buona della mia programmerà, compilerà ed eseguirà codice su iPad senza alcun vincolo né alcuna risorsa esterna di supporto.

È sempre un po’ triste chiudere definitivamente un argomento, ma pare proprio che non ci sia più nulla da discutere.

I superpoteri di Brett

Chi dice che la rete favorisce l’effimero e il superficiale? È questione di volerla usare a fin di bene, come supereroi, la rete.

Un supereroe è Brett Terpstra, che ha pubblicato nel 2012 uno script per ripulire e compattare il database interno di Mail e nell’anno di grazia 2017 lo aggiorna per adeguarlo a High Sierra e lasciarlo compatibile in basso fino a Yosemite compreso.

Di più: siccome appunto c’è la rete, recepisce il lavoro di un’altra persona per completare l’opera. Questa è la collaborazione, più ricca e nutriente dei mi piace e delle infinite condivisioni di maniera, divisioni senza alcun con che presuppone un rapporto qualsivoglia.

La bella notizia, grazie sempre rete, è che i superpoteri di Terpstra sono a nostra disposizione. Si chiamano AppleScript e macOS, un linguaggio di scripting fatto apposta per emancipare le applicazioni e un sistema operativo che prevede espressamente la possibilità di questa emancipazione, per quanto a volte imperfetta e a volte trascurata.

A nostra disposizione vuol dire che possiamo provarci anche se non siamo nati su un pianeta alieno o non ci ha morso una tastiera radioattiva.

A riprova: con qualche anno di ritardo su AppleScript, anche Microsoft permette di automatizzare parti di Outlook tramite Visual Basic. Non c’è che leggere qualche pagina per capire che si tratta di funzioni dirette a chiunque, tranne che a una persona normale cresciuta fuori dal gergo dei programmatori.

Il senso della presenza

Sono passato dall’edizione milanese di Codemotion con l’idea, tra l‘altro, di raccogliere qualche foto di uso di Mac. L’evento è piuttosto importante; il format è internazionale e la rete degli speaker si misura in migliaia di contatti. A Milano sono stati venduti tutti i biglietti disponibili – si paga, per entrare a Codemotion – e l’agenda prevedeva cento talk, mentre sul terreno erano schierate quaranta community di programmatori e sviluppatori, più di trenta aziende con uno stand.

Uno degli elementi tipici di Codemotion sono le offerte di lavoro da parte delle aziende, per molte decine di posizioni disponibili, tutte qualificate e a volte specialistiche. I temi trattati nelle presentazioni lo sono a tutti i livelli, ma sempre tecnici. Gli interventi di livello più alto sfiorano l’esoterico per chi non sia specificamente esperto di quel campo che può essere machine learning, blockchain, serverless, microservizi, cloud e via sviluppando.

Era presente il tradizionale spazio per gli sviluppatori indipendenti di giochi, nel quale il piatto forte era la realtà virtuale. Nelle vicinanze, per iniziativa di Redbull, era presente un distributore automatico della bevanda che forniva una lattina a quanti riuscivano a penetrare in un sistema informatico collegato.

Spero di avere dato l’idea della portata dell’evento. Un tutto esaurito da migliaia e migliaia di partecipanti paganti, esperti o in via di formazione, dove è normalissimo ascoltare una prolusione in inglese sulle closure di Java 9 o sugli aspetti legali dell’open source a livello aziendale.

Dopo pochi minuti mi sono cadute le braccia, perché i Mac erano presenti ovunque. Non dico la maggioranza assoluta, ma in grande numero, in qualsiasi ambito. Sarebbe stato magari più interessante cercare aree con meno Mac: gli sviluppatori di giochi tendono a mostrarne meno, lo stand di qualche azienda aveva un PC invece di un Mac.

Si tenga presente che il pubblico di Codemotion è diverso da quello dei ragazzini che affollano la fiera a caccia di gadget e neanche è composto da vecchi manager con tanto potere e altrettanti completi da pinguino: l’età media è tipica del giovane adulto, tra i venti e i quaranta, con portatili recenti, che per lo più produce invece di amministrare od organizzare e la macchina la stessa più che pavoneggiarvisi.

Sembra che i Mac siano, complessivamente, macchine molto adatte per sviluppatori all’inizio e all’apice del loro curriculum.

Oppure si sono dati convegno tutto insieme quelli che non hanno capito i propri bisogni hardware.

L’alternativa è che tante polemiche sull’utilizzo dei Mac in ambito non dilettantistico siano vicine all’aria fritta.

Computer di servizio

Il cliente inaugura una prestigiosa nuova sede e indice una grande festa per la giornata di inaugurazione.

Ovviamente nello spazio eventi si trova un banco regia.

Banco regia nello spazio eventi

Sono riuscito a sbirciare nel Mac del deejay. Usa rekordbox, che se non erro è venduto in abbonamento a dieci euro abbondanti per mese.

rekordbox sul Mac del deejay

Durante la giornata un’azienda specializzata in materia ha tenuto dimostrazioni di coding con kit SAM Labs.

Coding e Mac

A fine giornata ci sono state alcune premiazioni. La scaletta dell’evento finale è stata vergata a mano su un iPad Pro, a disposizione del cerimoniere. Da notare che riconoscerla come scrittura digitale non è automatico… a togliere la cornice del computer, si potrebbe venderlo come foglio di carta a pennarello.

Scaletta su un iPad Pro

Lo schermo definitivo

Come mi segnala Stefano, che ringrazio, iPhone X presenta il migliore schermo per smartphone per le analisi degli esperti di DisplayMate.

Ha ricevuto in ogni categoria tranne una (dove cade qualsiasi schermo Oled) valutazioni da Very Good a Excellent e primeggia in precisione del colore (visivamente indistinguibile dalla perfezione), luminosità per uno schermo Oled, contrasto in luce ambiente, scala di contrasti, riflettività dello schermo e variazione della luminosità in relazione all’angolo di visuale.

A proposito della risoluzione e densità dello schermo dei computer da tasca, DisplayMate scrive:

Non ha alcun senso aumentare ulteriormente la risoluzione e e la densità dello schermo [oltre i dati di iPhone X] a scopo marketing, senza alcun vantaggio visivo reale per gli umani!

In pratica, iPhone X ha lo schermo definitivo fino al prossimo miglioramento tecnologico sostanziale.