Sono in viaggio con il solo iPad e fatico a dare un aiuto concreto a
Edoardo che ha qualche problema con il conto dello spazio libero sul disco del suo Mac.
Mi sono però imbattuto in un
pezzo interessante dedicato alla tematica su The Eclectic Light Comoany, Settimana scorsa sul mio Mac: quando i conti non tornano.
Viene fuori che i conteggi dei file sul filesystem Apfs mandano spesso in confusione il Finder quando deve operare una sintesi della situazione e dare all’utilizzatore un dato il più possibile coerente e preciso dello spazio effettivamente occupato o disponibile.
Mentre leggo esegeti dell’intelligenza artificiale nati professionalmente la scorsa settimana che discettano del grande futuro davanti a ChatGPT, un amico mi manda senza alcun motivo specifico un
bell’articolo di NetworkWorld, chissà se esiste ancora, con la spiegazione del perché iPhone è predestinato a soccombere a Windows Mobile 7, nientemeno.
Era il 2009 e un articolo poteva chiudersi con la seguente chiosa:
Apple iPhone. Godetevi la luce della ribalta, perché non durerà a lungo.
Nel procedere dell’
Automation April 2023 su MacStories si segnala la loro
recensione di HyperDuck.
HyperDuck manda URL da un apparecchio Apple a un altro. È una cosa che fa anche AirDrop, vero, ma non in certi casi particolari che possono anche diventare frequenti e dove HyperDuck, per inciso gratuito, diventa la classica mano santa.
Non dovrebbe mancare, davvero, su nessun apparecchio e anzi, mentre scrivo da un albergo lontano, mi viene in mente che forse la capacità di inviare un Url al mio Mac potrebbe risolvermi una piccola esigenza immediata. Vado a scaricare.
Praticamente stavo per tradurre un capitolo intero o quasi di
Concetti fluidi e analogie creative e probabilmente finirò per farlo, ma ora mi accontento del sunto seguente.
Per una sedicente intelligenza artificiale odierna, le parole non sono concetti, ma stringhe: caratteri uno dietro l’altro, in quanto tali, senza un qualunque straccio di motivo.
Mentre noi umani facciamo una distinzione immediata tra carbonara e pneobanen e magari ci viene pure appetito, per un software di oggi non c’è alcuna differenza di partenza. Se addestrassimo un modello in cui chiamiamo la carbonara pneobanen, il software non farebbe una piega.
Grandi piani per l’innovazione digitale, che ruotano spesso attorno alla app IO, indicata come tramite per pagare, prenotare, gestire, certificare, dire-fare-baciare.
Ecco la pubblica amministrazione al lavoro per dare alla app tutte le funzioni che cambieranno per sempre il rapporto tra Stato e cittadino.

Uno dei modi di generare fumo attorno a un argomento è alzare il livello del discorso fino al punto che nessuno più è in grado di seguirlo compiutamente.
Per esempio, tale Christopher D. Manning, secondo il quale
non possono esserci dubbi sul fatto che i modelli linguistici preaddestrati imparino significati.
Imparare significati, nel quadro delle ricerche sull’intelligenza artificiale, è una cosa grossa. Manning deve essere un luminare, poiché
il suo articolo su Dædalus (che già non è Hardware Upgrade) è un saggio ponderoso sulla storia dell’elaborazione del linguaggio naturale e sulle sue applicazioni in ambito, appunto, di sistemi informatici pensanti, senzienti, autocoscienti, quello che si vuole.
Devo fare parzialmente marcia indietro sulle mie affermazioni riguardanti
FreeCiv per Mac, perché non mi ero accorto di come l’unica immagine montabile per Mac sia, per ora, quella della beta del gioco e, in particolare, del fatto che proprio non parte, meglio, parte e si chiude immediatamente.
Privo di qualunque voglia di investigare sulle cause, ho ripiegato su
Homebrew, sistema che è stato sempre disponibile. Dopo l’insuccesso della beta volevo però verificare che funzionasse davvero.
Qualunque altra notizia sia all’ordine del giorno, oggi esce
la nuova puntata di A2, il podcast di Filippo e Roberto che stavolta mi ha visto sentito, spero, gradito ospite a parlare di intelligenza artificiale (vera e surrettizia), da ChatGpt in tutte le direzioni.
È un settore letteralmente in ebollizione ma resto convinto che abbiamo detto cose interessanti. Vivo di testo scritto e la voce mi fa sempre un effetto particolare, non capisco mai se vergognoso o esaltante o entrambe le cose. Di sicuro, è un divertimento bellissimo e se fossi, io, riuscito a passare un centesimo di quanto mi sono divertito, avrei raggiunto lo scopo.
Maximum Pc e MacLife (già nota come MacAddict) hanno distribuito negli Stati Uniti i numeri di aprile, in edizione cartacea oltre che online.
Sono gli ultimi numeri in edizione cartacea delle due riviste, che altrimenti continueranno a pubblicare in digitale.
Sono le ultime riviste di computer negli Stati Uniti ad avere (avere avuto, da domani) una edizione cartacea.
Harry MacCracken riassume su Technologizer
la fine delle riviste di computer in America e la giusta dose di storia del settore, nonché di come siamo arrivati alla situazione attuale.
I traduttori l’hanno reso in italiano in diversi modi; è l’inizio di
Jabberwocky, la poesia di Lewis Carroll dedicata a un animale fantastico, il Jabberwock, scritta in un misto di inglese e una lingua inesistente, comprendente termini fantastici assenti da tutti i vocabolari.
Che accadrebbe se lo stesso principio fosse applicato a una avventura testuale?
È successo ed esiste. Chiunque può imbracciare il browser e giocare a
The Gostak, accolti da questa descrizione iniziale: