Affascinante Horace Dediu che dedica la propria analisi ai risultati finanziari di Apple e in particolare ai
due miliardi e mezzo di apparecchi attivi.
Secondo i dati in suo possesso, da quattordici anni si può stabilire con ragionevole approssimazione il fatturato di Apple se si ragiona su una base di
cinquanta centesimi di dollaro al giorno per apparecchio attivo (per attivo si intende che abbia contattato i server Apple come minimo una volta nei tre mesi sotto esame).
Perchè Microsoft può contaminare miliardi di scrivanie, ma non migliorarle.
La storia di oggi è che il team PowerToys di Microsoft (un nome che è tutto un programma, sa proprio di serietà, ufficio, standard di fatto)
sperimenta la possibilità di avere una barra dei menu in cima allo schermo.
La questione è diversa da quanto indietro nel tempo vanno a copiare e quale macchina di oltre quarant’anni fa vanno a copiare, ma come lo fanno. L’idea del Command Palette Dock – sia mai che sembri il concetto di una barra dei menu unificata – è infatti…
Gennaio è sempre una specie di coda dell’anno vecchio, nel quale ci si riconfigura dopo le vacanze per una nuova ripartenza.
Ma prima bisogna mettere il vero punto finale, che è il
Super Bowl. Questa edizione sa di speciale, con il numero sessanta, e il menu sa di saporito, con la sfida tra una presenza tradizionale come i Patriots del New England e nuovi, aggressivi arrivati come i Seahawks di Seattle.
Mattone dopo mattone, si sbriciola uno dei capisaldi del software open source: il numero di versione ostentatamente sotto l’uno per quanto prosegua lo sviluppo e prosegua negli anni e nei decenni.
Dopo un tempo vicino all’infinito, Inkscape ha annunciato la
versione uno punto zero. Handbrake
ci ha messo tredici anni.
Ora è la volta di
GNU gettext, software più oscuro e meno gettonato. Ma tra gli sviluppatori open source è assai adoperato per allestire localizzazioni e internazionalizzazioni del software.
Apple rimane un capolavoro di organizzazione e pianificazione. Il software ha ampi spazi di miglioramento anche per onorare traguardi che sono alla portata delle competenze. Sullo hardware credo che ci sia poco da discutere o criticare negativamente; è davvero difficile provare a migliorare significativamente sul piano fisico un iPhone o un Mac.
La prova sta nel pudding, come dicono gli inglesi. All’ultima
presentazione dei risultati finanziari, Tim Cook ha dichiarato due miliardi e mezzo di apparecchi attivi.
La preservazione della cultura e della storia tecnologica digitale ha compiuto un bel passo in avanti grazie a un importante salto all’indietro operato dal Computer History Museum.
Trattasi di
OpenCHM, il nuovo portale web per la scoperta e la rivista organizzata del patrimonio del Museum.
Un museo, specialmente un museo moderno, vive oltre la semplice presentazione della raccolta dei reperti. I curatori organizzano percorsi a tema, raccolte selezionate, rassegne con punti di vista diversi; ogni pezzo può venire presentato con un taglio sempre diverso in funzione della storia narrata e del suo ruolo nella narrazione stessa.
In un tributo che credo senza precedenti quantitativi all’obsolescenza programmata, Apple ha pubblicato
iOS 12.5.8.
L’update permette di utilizzare Messaggi e FaceTime su iPhone e iPad anche oltre gennaio 2027. Che c’è di strano, dice. C’è che le macchine interessate sono vecchie di tredici anni, per dire, iPhone 5s e 6, iPad mini 3, iPad Air appunto edizione 2013.
Erano tre anni che iOS 12 non riceveva alcun aggiornamento.
Ho in casa un iPhone 5s che uso senza SIM, per illuminare con la torcia il libro da leggere alla secondogenita quando si prepara alla nanna. Domani, se mi scappa un momento, posso provare ad aggiornarlo ed è un pensiero stupefacente.
È notevole che sia finito sul New Yorker un pezzo intitolato
TextEdit e il sollievo del software semplice. TextEdit è normalmente una conversazione per pochi e per illuminati. Il software più misconosciuto del corredo di macOS e quello più sottovalutato.
L’autore dell’articolo lo usa sostanzialmente in luogo di quello che la maggior parte fa con le Note, qualcuno con BBEdit, qualcuno con emacs in Org mode, qualcuno con Evernote, qualche vecchio nostalgico con i
Promemoria, una delle migliori trovate di Mac OS Classic.
Mi pareva di esserci passato; era il 16 luglio scorso e Daniel Stenberg, responsabile della manutenzione di curl,
segnalava le difficoltà della sua iniziativa di bug bounty e compensi per chi segnalava un bug nel programma.
Difficoltà dovute all’arrivo dello
slop, il similcontenuto rigurgitato senza fatica e senza cura dalle similintelligenze.
Avanti veloce a tra pochi giorni: il 31 gennaio
il programma chiude.
Aveva aperto in aprile 2019 e, dopo una partenza accidentata, aveva portato buoni risultati: ottantasette vulnerabilità accertate e centomila dollari in compensi distribuiti ai cacciatori di taglie digitali.
Un papà programmatore che crea un
gioco di carte per insegnare alla prole come ridirezionare L’output in UNIX, insomma, il piping, l’operatore |.
Ne ha persino stampato e venduto un certo numero di copie. In compenso, il PDF è a disposizione gratis per stamparsi il gioco a casa propria.
Il papà è recidivo perché ha creato una manciata di giochi in realtà, sempre di carte, sempre per insegnare aspetti della programmazione anche non banali, tipo run-length encoding. O programmazione in linguaggio macchina.