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Dall’altra parte
posted on 2021-07-26 00:49

Nella mia bolla sociale sono esplosi i commenti sull’opportunità di vaccinarsi o meno, suppongo a valle delle polemiche sulla necessità di certificazione e relativo green pass a partire dai primi di agosto.

Scopro le mie carte subito, così chi vorrà prendersela con me lo farà per questo e non per quanto dirò dopo: sono giustappunto reduce dalla seconda dose. Se in generale condivido l’idea del green pass, comunque l’Italia lo trasformerà all’italiana in un papocchio indegno e questo andrebbe evitato, perché ci costerà molto e sarà sommamente inutile.

Ma non era questo.

Ho letto molte, molte cose in questi ultimi giorni e noto che nella maggioranza dei casi si tratta di un fronte di opinione che vuole convincere delle proprie ragioni, mentre l’altro fronte controbatte sulle ragioni.

Non ho mai assillato persone perché passassero a Mac; semmai era il contrario, un sacco di gente che usava Windows mi assillava per farmi passare a Windows. E controbattevo i loro tentativi di convincimento.

Sono un tiratardi. Non ho mai provato a convincere chicchessia sull’opportunità di alzarsi tardi, mentre ho sentito predicozzi a tonnellate di chi voleva che io mi alzassi presto. Anche qui, non ho mai avuto ragioni particolari per alzarmi tardi e, se ho risposto, ho controbattuto gli argomenti per alzarsi presto.

Potrei andare avanti ma posso già concludere. Quando c’è gente che vuole convincermi a tutti i costi delle sue ragioni, per certo io sto dall’altra parte. A volte mi è costato, a volte ci ho guadagnato, tuttavia mi sono sempre trovato meglio così. Uso Mac, mi alzo tardi quando posso e mi sono vaccinato contro il Covid.

Non voglio convincere nessuno.

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Olimpiadi e bancarelle
posted on 2021-07-25 00:07

I veri intenditori hanno notato, come riporta Huffington Post, la citazione di varie colonne sonore di videogiochi durante la sfilata di apertura dei Giochi di Tokyo. Una proprio in corrispondenza dell’ingresso dell’Italia nello stadio.

Contemporaneamente, giravo le bancarelle sul lungomare del paesino. Purtroppo non sono riuscito – per ora – a documentarlo; mentre stavo per scattare una foto ho ricevuto un’occhiataccia e ho evitato problemi. Ho visto una montagna di confezioni evidentemente made in China: dentro, uno scatolotto grande come due Mac mini impilati, collegato a un piccolo controller con i pulsanti tipici di un apparecchio per console di videogiochi.

Dentro lo scatolotto, secondo le istruzioni, 620 giochi retró pronti all’uso. Sulla bancarella, un demo del primissimo Super Mario, mostrato da un comune televisore.

Non conosco ancora il prezzo e non sono riuscito a capire se dentro lo scatolotto giri una copia di Mame o che altro.

Violazioni di copyright a parte, mi ha colpito la doppia rilevanza di quei vecchi giochi nello stesso giorno, come riferimento culturale e identitario per una nazione (Yoko Shimomura, che ha composto varie colonne sonore di videogiochi, è una leggenda vivente per i fan locali) e, al tempo stesso, come qualcosa che ha comunque la forza di ritornare persino nell’epoca dei grandi multiplayer in cloud, non importa se su una bancarella del mercato dentro un apparato dalla liceità commerciale assai sospetta.

Spero che non ci sia dentro Xevious. Non l’ho mai finito, non saprei resistergli e per finirlo ci vuole troppo.

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Vette inviolate
posted on 2021-07-24 00:07

In visita ad amici che lavorano per promuovere su AirBnB una bella casa sulle colline umbre (a un quarto d’ora da Terni, a mezz’ora dalle Marmore eccetera), ho seguito fedelmente le indicazioni di Mappe. Quando però, negli ultimi cinquanta metri, ho visto il segnale per Colle Giacone, l’ho seguito ignorando il navigatore. Che, a dargli retta, mi avrebbe portato, bontà sua, sulla sommità del Colle Giacone, il colle che condivide il toponimo con il paese. Una cima dove arrivare in macchina, perlomeno con un’auto ordinaria, è proprio impossibile.

Una storia banalmente aneddotica che può capitare a tanti. Un’imprecisione di Mappe che non offusca migliaia di chilometri indicati con grande precisione. Il fatto è che, sopra Cessapalombo sui monti Sibillini, mi è capitata la stessa cosa tre settimane fa. In quella occasione è andata meno bene; non mi sono accorto della segnaletica, ho seguito Mappe oltre l’incrocio decisivo e sono finito su uno sterrato che sembrava del tutto lecito salvo trasformarsi in una trappola, dalla quale sono uscito con grande fortuna e con una nuova coppa dell’olio.

Due casi sono pochi per cominciare una serie; nondimeno, invito alla prudenza al momento di concludere itinerari appenninici. E se il segnale finale contraddice Mappe, ha ragione il segnale. Mappe, da lì in avanti, lasciamolo agli escursionisti.

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Mondi alternativi
posted on 2021-07-23 00:48

Nel secolo scorso, Mac OS 8.5 ha introdotto le icone proxy del documento dentro la barra del titolo della finestra.

Si poteva prendere l’icona proxy e trascinarla in una posizione diversa nel sistema, a patto che il documento fosse salvato. In presenza di modifiche ancora da salvare, l’icona appariva in stato disabilitato e trascinarla era impossibile.

Design impeccabile e deliziosamente semplice. Non ti piaceva? Pazienza.

Oggi, Big Sur mostra l’icona proxy solamente se ci passa sopra con il puntatore (un mouseover). Secondo diversi commentatori, John Gruber tra gli altri, è una scelta di design meno impeccabile della precedente.

C’è una relazione uno-a-uno tra l’icone di un documento nel Finder e la finestra aperta dall’applicazione per lavorare su quel documento; mostrare l’icona del documento stesso nella barra del titolo della finestra rafforzava questo concetto.

Design ambizioso e sofisticato, più controverso e complesso. Non ti piace? Modifichi una preferenza nascosta del Finder e ritorni alle icone proxy di prima. (Si può fare anche a livello di singole applicazioni, o globale).

Meglio allora, quando era tutto più semplice e monolitico, o oggi, più complesso e variamente modificabile? Non ho una risposta univoca. Nel dubbio torno al mio solito principio guida: ciò che ti fa imparare qualcosa costa di più, ma vale di più.

Anche questo principio è discutibile: c’è chi vuole unicamente arrivare al lavoro finito, senza acquisire competenze relative al computer che non riguardano il proprio lavoro. La pensavo anch’io così e piuttosto radicalmente, molti anni fa. Oggi che sono cambiate milioni di cose, nutro forti dubbi che valga ancora. Forse è diventato più importante che ognuno abbia delle possibilità di avvicinare un sistema più complesso ai suoi requisiti personali. Al suo mondo di computing.

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Il futuro del design
posted on 2021-07-22 00:05

Studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli e ti formi come designer, ma devi anche passare un esame di Web Design, perché il design del XXI secolo è anche questo.

Fortunatamente hai un docente geniale e capace che sa metterti a confronto con Html, Css e JavaScript.

Perché non mostrare a tutti il lavoro fatto, nella veste grafica pensata da ciascuno? Così nasce Programmatori per caso.

Ci sono lavori molto belli. Alcune cose richiedono magari Chrome o Firefox, altre sono magari pesantine, ma sono ragazzi che studiano e fanno ricerca. I loro peccati veniali di gioventù sono niente a confronto di certi web designer del mondo professionale, che evangelicamente filtrano il moscerino e fano inghiottire il cammello al cliente.

Nel guardare il frutto di quest’anno di studio, ricordiamo: sito statico, solo Html-Css-JavaScript. Si può fare ottimo web con semplicità e ottimo risultato, di interfaccia, di fruizione, di esperienza.

Ah: andategli a dire che i computer a scuola non contano, o che bisogna aborrire una lezione via rete se si rischia di perdere tempo di apprendimento. Andte a dire a un designer neodiplomato del 2021 che sono nuove tecnologie, trent’anni dopo che sono state create.

È indecente che la scuola italiana abbia per forza bisogno per salvarsi dei docenti di eccellenza che mettono in ombra le mediocrità. Ma è una gran fortuna che esistano docenti di eccellenza, per il presente di ragazzi che ambiscono giustamente a un futuro degno, da progettare con orgoglio.

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Tempo di quattordicesima
posted on 2021-07-21 00:30

Lo sanno anche i terminali stupidi, che è uscito BBEdit 14. Lo sa chiunque al mondo che lo acquisto istantaneamente appena finito questo post (scritto con BBEdit, va da sé).

Non tutti sanno perché dovrebbero mettere da parte le riluttanze e almeno provare la versione trial (che a termine trial resta gratis in forma di eccellente editor di testo, privo delle funzioni utili al coding), se proprio non si ha il buonsenso di effettuare direttamente un investimento in ottimo software Mac-assed.

A questo pensa Coyote Cartography con BBEdit 14, e perché dovrebbe interessarti. La sua carrellata sui punti di forza storici di BBEdit è ineccepibile e meritevolmente contenuta, di lettura veloce oltre che facile. La disamina sulle principali novità della quattordicesima versione di BBEdit si ferma alla sostanza più importante (il supporto dei server di linguaggio, il Notebook che mi metterà davvero in crisi rispetto all’uso che faccio delle Note di macOS, gli ambienti virtuali di Anaconda) e permette di capire subito se sia ora di acquistare oppure no.

Io acquisto, perché senza BBEdit andrei veloce la metà; e poi perché BBEdit 14 aggiunge il modulo per scrivere in linguaggio Lisp. Non posso esimermi. Scherzi a parte, una nuova versione di BBEdit – soprattutto, questa nuova versione – è come ricevere la quattordicesima in termini di soddisfazione. Il dover pagare, invece di incassare, è una piccolezza.

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Caro social ti scrivo
posted on 2021-07-20 23:56

Ovviamente per amore della buona tipografia, dello scripting e della padronanza dei mezzi di pubblicazione. Mica per fare gli snob con il testo capovolto sperando che almeno uno nella cerchia dei conoscenti risponda ma come hai fatto?.

Da questo punto di vista, John D. Cook è una garanzia e per mostrare come usare il grassetto e il corsivo su Twitter (o dovunque si possa incollare testo) usa emacs, moduli di Perl e altri esoterismi di gran classe.

C’è posto per tutti comunque, anche per gli interessati ai soli effetti speciali in quanto tali, da usare per stupire senza farsi altre domande. La risposta è YayText.

O ʇxǝ⊥ʎɐʎ, tanto per fare anch’io il bulletto.

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Vacanze italiane
posted on 2021-07-19 00:21

Capisci quando la stagione balneare è veramente decollata nel momento in cui la banda disponibile sulla connessione telefonica atterra. E comincia a scavare.

Il canarino nella miniera, nel mio caso, sono le situazioni collaborative con audio e video; a inizio giugno era come stare sulla Adsl, a inizio luglio mi toccava uscire sul balcone per avere il video e adesso si fa fatica ad avere l’audio.

Dipende da dove ci si trova e da mille altre faccende, ovviamente. Non si può neanche biasimare la gente perché guarda la partita su iPhone mentre cerchi di svolgere la tua riunione oppure twitta, condivide, selfizza, posta, pubblica, filma, instagramma, tiktokka e facebookka per mostrare il fritto misto o i sempreverdi piedi in fondo alle gambe poggiate sulla sabbia, sulla branda, sulla sdraio. Sono per la Net neutrality ed è giusto che sia spazio sulla rete per tutti i comportamenti, anche quelli che non sono produttivi secondo qualcun altro. Siamo tutti gli altri di qualcuno.

Dovrebbe però esserci banda per tutti, sempre, comunque. Sembra esagerato? Insostenibile? Antietico? Dico solo che nel mondo, ogni volta che ha cancellato due posti di lavoro, Internet ne ha creati cinque.

Nelle economie più sviluppate e vitali, Internet ha un ruolo nel prodotto interno lordo ampiamente superiore al cinque percento. È stata più volte verificata la correlazione tra aumento della banda a disposizione pro capite e aumento del prodotto interno lordo in questione.

Se le vacanze italiane facessero trovare ai vacanzieri banda tipo coreana, la nostra economia funzionerebbe meglio e ci sarebbe più benessere per ognuno. Ci sente qualcuno nella stanza dei bottoni, o sono tutti in vacanza anche lì?

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Cambia il tempo
posted on 2021-07-18 01:50

Cominciamo a prepararci al meglio per la prossima stagione. Partecipiamo al Kickstarter di Stephen Hackett di 512 Pixels, che lancia il calendario 2022 dello hardware Apple.

Il calendario nasce dalla sua ampia raccolta di vecchi computer e apparecchiature varie marchiate Apple; per ogni mese ci sono tutti i riferimenti a date di uscita, di annuncio, di ritiro, corredati da belle foto.

Mancano ancora due settimane al completamento della raccolta fondi, che ha già abbondantemente superato la copertura minima richiesta. Il calendario, dice Hackett, è digitalmente già pronto e deve solo essere stampato, per chi lo volesse su carta. E sarà spedito a novembre, in tempo per entrare nell’anno nuovo già muniti del necessario.

Con sedici dollari ci si porta a casa un calendario 2022 per una volta davvero originale.

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Formazione e disinformazione
posted on 2021-07-17 01:22

Mi scuso per insistere, solo che passato il primo clamore – quello che fa comodo alla propaganda, perché la maggioranza si ferma lì – inizia ad alzarsi il sipario sopra la faccenda dei risultati Invalsi e la loro attribuzione di comodo alla didattica remota.

Si prenda l’eccellente articolo di Elisabetta Tola su La valigia blu, Non è “il tonfo della DaD”. I dati Invalsi dicono (molto) altro:

Da giorni impazzano titoli e interpretazioni sui dati Invalsi, usciti giovedì mattina. Peccato che titolisti, giornalisti e anche parecchi politici dimostrino, ancora una volta, di non saper leggere con la giusta attenzione i report e le tabelle pubblicate dall’Invalsi, l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, e, soprattutto, di non conoscere il concetto di correlazione e di rapporto causa-effetto.

Tola si sofferma il giusto, spiega bene, va letta, sui punti che ho toccato superficialmente e poi sulle tematiche di fondo: qualunque peggioramento ci sia stato, si innesta su una situazione di una gravità enorme, che trascende qualsiasi diatriba sulla modalità di insegnamento ad aule chiuse, che si trascina da anni.

I risultati cambiano da ciclo a ciclo scolastico.

I risultati cambiano da tipo a tipo di scuola.

I risultati cambiano da regione a regione.

Incredibile come, nelle menti semplici, che abbondano nelle redazioni, un fenomeno così diversificato e composito abbia avuto una causa unica, semplice e ovvia. Che cosa sia accaduto negli anni scorsi nessuno se lo chiedeva, però. Se non altro, potrebbe essere l’occasione per attirare maggiore consapevolezza sul problema.

Ah, Tola ha studiato. Ha guardato le presentazioni dei dati, i dati stessi, tutto. Sa che i dati fino a qui commentati sono provvisori e che quelli definitivi ci saranno solo a settembre. Sa che non c’è alcuna differenziazione tra scuole che hanno insegnato da remoto, scuole che non lo hanno fatto, che lo hanno fatto un po’ sì e un po’ no eccetera. Ovvero, non c’è alcuna base scientifica nell’attribuire i risultati alla didattica remota, perché non si possono (ancora) esaminare campioni specifici. Si potrà; per assurdo potrebbe essere che la lezione via rete sia peggio che tenere le scuole chiuse, oppure che sia migliore del lavoro in aula!

In pratica, tutti sono stati concordi nello spiegare la situazione proprio come non si poteva e non si doveva cercare di spiegare, prima del tempo, senza i dati completi a disposizione e senza avere ascoltato chi li ha prodotti e presentati.

Tutta questa gente, nelle redazioni, nei partiti, su Facebook, non ha fatto un minuto di didattica a distanza in tutta la vita. Eppure è uscita dalla scuola con limiti profondi e si vede. Tanto.

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