Doom è un programma che
viene fatto girare negli hardware più impensati. emacs è un programma dentro il quale girano i sottoprogrammi più impensati.
Segue a dimostrazione una disamina di
Canvas su emacs, non nel senso che ha in Html ma nei termini di ambiente che rende possibile disegnare nel Terminale.
Devo ancora digerirlo tutto, confesso, perà mi piaceva troppo come idea e le schermate mostrate sono notevoli.
Oltretutto, una realizzazione supplementare su emacs chiama sempre in causa il Lisp interno e il divertimento è doppio, così come l’apprendimento per chi senta la voce mistica.
Long Story Short,
svelato pochi giorni fa, era solo l’antipasto di un ipotetico menu post-Wordle.
La portata principale è
Don’t Wordle: il tributo massimo al gioco che si basa sulla negazione del principio.
Si gioca come in Wordle, ma l’obiettivo è riuscire ad arrivare in fondo ai tentativi senza indovinare la parola.
Sparare vocaboli a casaccio è impedito dalle regole. Quando indoviniamo involontariamente lettera giusta al posto giusto, dobbiamo riutilizzarla dove sta; quando è lettera giusta al posto sbagliato, dobbiamo continuare a giocarla, in un’altra posizione; per finire, in cauda venenum, non si possono più usare le lettere che abbiamo scoperto mancare nella parola.
Avere progetti per l’estate può anche essere un lusso. Lusso ancora più grande se il progetto per l’estate è
restaurare un Macintosh. Il pezzettino di retrocomputing vivo che mi piace è questo:
L’obiettivo era ripristinare un Macintosh 128K (1984) per esporlo e usarlo quotidianamente in ufficio per scopi didattici e intrattenimento e relax per i collaboratori.
C’è tuttavia una contraddizione nascosta in questo intento, che pone una sfida: il Macintosh originale, pure un traguardo tecnologico di primo piano per la sua epoca, non era realmente usabile, con troppa poca memoria, un singolo lettore di floppy e l’impossibilità di aggiornarlo con più memoria o un disco rigido.
Da qualche parte abbiamo una livella?
Certo. Ne abbiamo una tutti.
Scusa, ma dove si trova?
È la app che si chiama Metro.
Veramente mi servirebbe una livella.
Metro è una scelta particolarmente infelice di localizzazione italiana della app Measure (anch’esso forse migliorabile).
Ok, ma la livella?
Apri Metro e trovi una voce Livella tra le scelte in basso.
Ma è brillante! Bello che l’abbiano aggiunta al nuovo sistema.
In realtà la abbiamo dal 2018, con iOS 12.
È ora di parlare con chiarezza dei danni che l’uso di hardware e software apporta ai minori, anche se si sovrapporranno altri piani di lettura.
Pensare al problema che nella società di oggi, proibisci quello, vieta quell’altro, gli schermi blu, le dopamine, le dipendenze, come se descrivessimo l’intero spettro della farmaceutica attraverso i disastri dell’abuso di oppiacei, dicevo, pensare a un padre che si azzarda a titolare
Mia figlia di otto anni vuole costruire videogiochi:
Wordle continua a restarmi nel cuore e però mi sono sempre chiesto quando avrebbe potuto venire sfidato da qualcos’altro. Sono usciti ovviamente cloni su cloni, varianti a tonnellate, risultati variamente imbarazzanti.
Oggi segnalo
Long Story Short, che cambia le premesse abbastanza per allontanarsi ma conserva l’immediatezza e l’ambito delle parole.
Si parte da una frase lunghetta e l’obiettivo è condensarla in cinque parole, a catturare il cuore del suo significato.
Una frase al giorno, ovviamente in inglese (siamo ricchi di inventiva, ma il combinato disposto di abilità umanistiche e pensiero computazionale ci gioca contro). Numero limitato di tentativi, segnalazione di parole giuste al posto giusto, giuste al posto sbagliato, sbagliate (c’è anche questa possibilità).
Oggi lezione di Internet.
Lo sviluppatore Brett Terpstra crea una app Unix che
trasforma i risultati da Terminale in widget sulla scrivania.
L’amatore Dr. Drang unisce la passione per lo scripting e quella per l’astronomia, a creare un
widget da scrivania che indica la posizione dei pianeti nel cielo e rende credito allo sviluppatore.
Quest’ultimo legge il post di Drang e
migliora il widget creato dal programma, con ringraziamenti per chi lo ha utilizzato.
If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you…
— Rudyard Kipling, If
È trascorso quasi un anno dalla
adozione di LibreOffice da parte dell’esercito austriaco su un parco utenti di sedicimila persone. Invece di parlare delle macchine, che non fanno resistenza al cambiamento e non inventano scuse per giustificare problemi superabilissimi, parliamo di persone.
Sul blog di The Document Foundation è comparsa una
metà di intervista, cui si è aggiunto
il seguito, con un rappresentante della Bundesheer che ha fatto il punto sul progetto.
Ci furono una volta gli schermi con matrici di caratteri otto per otto e codifiche di caratteri con centoventotto possibilità e grazie per l’abbondanza. Inventati in Occidente, i computer coprivano l’essenza dell’alfabeto occidentale, senza neanche tutto questo spazio per accenti e caratteri appena più esotici di quelli californiani.
Un po’ di spazio però avanzava comunque, ASCII era ancora tutto tranne che uno standard vincolante, la progettazione di quei computer che hanno aperto una epoca nuova era realmente una attività creativa e niente stimola la creatività quanto un vincolo che solletica l’immaginazione.
La campagna pubblicitaria Relax, It’s iPhone ha vinto nel 2024 il premio
One Show per la categoria Music & Sound Craft. Secondo The One Club for Creativity, che lo organizza, sarebbe il premio più prestigioso nel suo genere.
Apple ha ricevuto il premio per l’uso di effetti sonori e musica su quattro spot. In uno, un contadino a bordo del trattore traina una zucca enorme presumibilmente verso una fiera di paese. La strada è di quelle americane, diritta, lunghissima e il contadino va pianissimo. Ci metterà molto. Sul cruscotto un iPhone indica l’itinerario, ovviamente senza alternative per una strada in mezzo al nulla, priva di svolte o di attraversamenti. La situazione è evidentemente fuori logica e paradossale. Ma relax, la batteria superiore di iPhone sarà all’altezza del viaggio interminabile.