Per tutti quelli che sono cresciuti, dal
Manuale delle Giovani Marmotte agli odierni divulgatori come
Geopop, divorati da domande fondamentali come il punto di fusione del rame o il numero di specie anfibie nella foresta amazzonica.
Premesso che il pianeta Saturno è notoriamente meno denso dell’acqua e posto di avere una vasca da bagno di dimensioni adeguate, che percentuale di Saturno galleggerebbe sopra la superficie dell’acqua?
Esegue, da vero immortale,
Dr. Drang.
(Ma… e gli anelli?)
Warp mi ha informato che, con l’aggiornamento appena effettuato, il piano di utilizzo gratuito non prevede più di mettere a disposizione inferenza, ossia funzioni della sedicente intelligenza artificiale.
Anche loro si sono accorti che sono al termine i giorni dei token regalati: costano troppo e le aziende che mettono a disposizione i motori non sanno da che parte girarsi per fare quadrare i conti.
Ho
adottato Warp come ottimo Terminale e scoperto quasi per caso le sue funzioni di assistente al codice. Con soddisfazione.
Pensavo di essere un filo più
preparato su FreeBSD e invece scopro che una delle modifiche più recenti al codice costituisce un passo decisivo verso la sedicesima versione primaria del sistema, che tra gli elementi distintivi avrà
l’assenza totale di codice presente nel progetto GNU.
Il commit recita esplicitamente che, con esso,
il subtree GNU rimarrà un guscio vuoto.
Si intuisce facilmente che in ballo ci sono questioni di licenza d’uso e di autonomia di evoluzione.
Doppia risata oggi. La prima, sardonica, è arrivata da parte di un gruppo di hacker che hanno letto di una presunta
impossibilità funzionale di fare girare Doom su Neo Geo. Seconda sfida impossibile, per chi legge questi bit: indovinare come sia andata a finire.
L’articolo di Ars Technica è denso di link per arrivare a tutto e riassume bene le scelte, appunto, funzionali che hanno consentito a Doom di appuntare un’ennesima
bandierina sulla mappa della compatibilità. Quando si innesca il programmatore o il gruppo di programmatori giusto, l’impossibile diventa un concetto elusivo.
Non immaginavo che l’autore di Stacks, il lettore di creazioni per HyperCard
segnalato ieri, avesse nel cilindro un altro coniglio.
Se qualcuno non ricorda After Dark, si è perso qualcosa. Se non ricorda Lunatic Fringe, si è perso qualcosa in più. Chi non ricorda entrambi può (ri)leggere il
post in cui raccontavo di un progetto di conservazione di un clone di Asteroids che stava dentro il più bel motore per salvaschermi mai concepito.
Almeno per il momento, anche se non tratterrei il fiato, gli appassionati che rimpiangono
HyperCard devono vivere in modalità revival. Per quanto di tanto in tanto salti fuori un progetto che direttamente o indirettamente intende sfruttare i concetti che hanno ispirato il lavoro di
Bill Atkinson, niente sfonda o convince al punto di scavalcare l’originale.
C’è tuttavia modo e modo di fare revival. Probabilmente il migliore, al momento, è
Stacks, una app come si deve, creata per edizioni moderne di macOS (da Ventura in avanti).
Che probabilità di sopravvivenza può avere un paesino di millesettecento anime situato sopra un cocuzzolo qualsiasi sul lato marchigiano del confine con la Toscana, in uno scenario di intenso declino demografico?
Ci sono appena stato. Il paesino ha una storia che viene valorizzata in modo intelligente e fruibile; un museo inaspettato, piccolissimo ma imperdibile; una macina da guado (roba da specialisti della storia del blu, non è importante approfondire, basta fidarsi); un vicolo ebraico conservato e restaurato; una sorgente di acque sulfuree con parco annesso e altro ancora. Il percorso conta undici punti di interesse.
Chi vorrà, approfondirà. Qui mi limito a rivangare nella memoria.
Anthropic ha scatenato un’ondata di commenti con l’individuazione all’interno di Claude di un
global workspace nei modelli linguistici, descritto in uno
studio.
Il global workspace, sempre per parlarne come fossimo al bar, è una teoria cui sono recentemente interessate le neuroscienze: nel pensiero esiste uno spazio in cui i concetti e le idee si radunano prima della comunicazione verso l’esterno.
Ma
The GNU Emacs Architecture - Unlocking the Core sarà il primo documento da leggere prima di avvicinarsi agli strati superiori di emacs, oppure l’ultimo, quando a partire dalla superficie del programma desideriamo scoprirne le profondità più recondite?
Di sicuro è una di quelle letture definitive, nel senso che approfondire più di così è impossibile. Al tempo stesso, occorre un interesse persino superiore a quello dell’utenza evoluta.
Aggiungo se posso una dimensione ulteriore, la scoperta. Sono meccanismi di una costruzione che evolve da decenni, con risultati molto sofisticati, ideati e coltivati da un gran numero di sviluppatori dal talento indiscusso. Una visita alle fondamenta di una cattedrale diventa interessante anche senza essere architetti o archeologi. (Per quanto emacs, seguendo l’ispirazione dell’
iconico saggio di Eric Raymond, volendolo in
edizione italiana, sia nato nella parte del bazar).
Capisco che ci sia un mercato per i telefoni per anziani, con i tastoni, senza funzioni, le suonerie, il collegamento con la centrale eccetera eccetera. Capisco anche come siano prodotti da vendere ai figli adulti di anziani praticamente inabili.
Nella famiglia allargata abbiamo una certa pratica di decisamente anziani (over novanta), per fortuna finora ragionevolmente autosufficienti. Abbiamo comprato circa cinque anni fa due iPhone SE ricondizionati a circa duecento euro ciascuno. Uno ha purtroppo cessato di servire, l’altro procede tranquillamente.