C’è chi parla della conservazione del software e c’è chi agisce con eleganza, con capacità e con l’universalità dell’accesso.
Il programmatore che quest’estate
ha creato il player Stacks per vedere oggi quanto creato quarant’anni fa con HyperCard e di recente ha allietato i cuori dei nostalgici del salvaschermo Lunatic Fringe
tramite la app Lunacy, ha completato questa simbolica trilogia con
Afterglow, un riproduttore dei moduli salvaschermo di After Dark, a partire ovviamente dai mitici tostapani volanti di Flying Toasters, oramai un elemento fondante della cultura pop.
Dice
MisterAkko, il quale se ne intende, ci lavora, ci fa lavorare sviluppatori, che su un odierno
Mac Studio con M5 Ultra e Ram massimizzata a cinquecentododici gigabyte di Ram si può fare girare in locale la versione di mezzo di
GLM e che, per avere in locale la versione full, servirebbero ottocentosessanta giga.
Dico io, da semplice utilizzatore e curioso che a livello di implementazione si è fermato all’esplorazione, che a fine duemilaventisette (probabilità tipo cinquanta percento) o a fine duemilaventotto (probabilità tipo ottanta percento) avremo un Mac Studio (o succedaneo equivalente) con un terabyte di Ram, capace di operare in locale con un LLM open-weight a piena potenza, senza più alcuna dipendenza fissa da un motore remoto.
Il motivo del venire meno alla regola di parlare solo di cose che già sono utilizzabili è che l’annuncio di Federico Viticci è davvero troppo ghiotto: il
controllo completo di Notes via Terminale.
Una delle grandi svolte della civiltà è stata la replicabilità del testo. Gli innumerevoli amanuensi che hanno consumato vista e salute per produrre copie dei capolavori delle culture antiche stanno tra i giganti sopra i quali poggiamo come i proverbiali nani. (Qui entra in ballo qualcuno a magnificare le superiori capacità di conservazione della carta. Viene accompagnato con gentilezza e complimenti verso la rupe più prossima).
E poi ovviamente i caratteri mobili. Più avanti, le memorie elettromagnetiche, poi elettroniche, con tutti gli apparati necessari di conservazione e riproduzione. La replicabilità del testo è un problema superato (così come la sua conservazione, a patto di fare backup e aggiornare i media).
Posto di avere figli che facciano scienze a scuola, dovrebbero studiare la Luna sul libro con le fotine a francobollo e le informazioni obsolete oppure, magari in collaborazione con l’insegnante di inglese giusto per non restare schiavi della traduzione automatica, oppure consultare un
sito dedicato all’argomento?
No, per dire, mai successo di lasciarsi scappare in macchina che la Luna mostra verso noi sempre lo stesso emisfero e sentirsi arrivare da dietro un perché? e cercare di cavarsela a voce cercando intanto di stare attento alla guida, in lotta con un intervallo di attenzione misurabile in secondi?
Tornare dal mare è sempre ripensare a quei momenti magici tra le onde e il solleone, dove è domenica pomeriggio e provi a guardare il meteo sul telefono e la banda è talmente satura che le tacche sono piene ma non arriva uno straccio di bit che è uno.
Nel frattempo, in Francia la copertura in fibra del territorio
sfiora il novantacinque percento. Non ho voglia di fare ricerca capillare, ma pare, si dice, Google lascia intendere che in Italia siamo a circa l’ottanta percento.
Doom è un programma che
viene fatto girare negli hardware più impensati. emacs è un programma dentro il quale girano i sottoprogrammi più impensati.
Segue a dimostrazione una disamina di
Canvas su emacs, non nel senso che ha in Html ma nei termini di ambiente che rende possibile disegnare nel Terminale.
Devo ancora digerirlo tutto, confesso, perà mi piaceva troppo come idea e le schermate mostrate sono notevoli.
Oltretutto, una realizzazione supplementare su emacs chiama sempre in causa il Lisp interno e il divertimento è doppio, così come l’apprendimento per chi senta la voce mistica.
Long Story Short,
svelato pochi giorni fa, era solo l’antipasto di un ipotetico menu post-Wordle.
La portata principale è
Don’t Wordle: il tributo massimo al gioco che si basa sulla negazione del principio.
Si gioca come in Wordle, ma l’obiettivo è riuscire ad arrivare in fondo ai tentativi senza indovinare la parola.
Sparare vocaboli a casaccio è impedito dalle regole. Quando indoviniamo involontariamente lettera giusta al posto giusto, dobbiamo riutilizzarla dove sta; quando è lettera giusta al posto sbagliato, dobbiamo continuare a giocarla, in un’altra posizione; per finire, in cauda venenum, non si possono più usare le lettere che abbiamo scoperto mancare nella parola.
Avere progetti per l’estate può anche essere un lusso. Lusso ancora più grande se il progetto per l’estate è
restaurare un Macintosh. Il pezzettino di retrocomputing vivo che mi piace è questo:
L’obiettivo era ripristinare un Macintosh 128K (1984) per esporlo e usarlo quotidianamente in ufficio per scopi didattici e intrattenimento e relax per i collaboratori.
C’è tuttavia una contraddizione nascosta in questo intento, che pone una sfida: il Macintosh originale, pure un traguardo tecnologico di primo piano per la sua epoca, non era realmente usabile, con troppa poca memoria, un singolo lettore di floppy e l’impossibilità di aggiornarlo con più memoria o un disco rigido.
Da qualche parte abbiamo una livella?
Certo. Ne abbiamo una tutti.
Scusa, ma dove si trova?
È la app che si chiama Metro.
Veramente mi servirebbe una livella.
Metro è una scelta particolarmente infelice di localizzazione italiana della app Measure (anch’esso forse migliorabile).
Ok, ma la livella?
Apri Metro e trovi una voce Livella tra le scelte in basso.
Ma è brillante! Bello che l’abbiano aggiunta al nuovo sistema.
In realtà la abbiamo dal 2018, con iOS 12.