Tra i tanti progetti buttati lì e che un domani potrebbero diventare qualcosa di più ma anche no, avevo iniziato a tracciare la struttura generale di un sistema di produzione documenti che permettesse alle imprese di liberarsi da Office e lasciare lavorare chiunque in Markdown, coperto da un magazzino di maschere capace di creare lettere formali, presentazioni e ogni altra cosa grazie a una conversione one-button, voglio-questo-grazie.
Per paradosso, è una cosa che potrebbe essere pensata in un ambiente saturo di cosiddetta intelligenza artificiale, semplicemente (si fa per dire) addestrando un modello verticale che si occupi solo e unicamente della conversione dei documenti solo testo nei formati necessari all’azienda.
MacDailyNews ha un bel
resoconto dell’accaduto e delle implicazioni nell’incidente che ha provocato la distruzione di un vettore New Glenn facente capo alla New Origin di Jeff Bezos.
Nei programmi spaziali privati, che sono con una visione lunga ancora agli inizi, ogni tanto salta per aria qualcosa. Stavolta il qualcosa è più grosso; a quanto pare, la rampa di lancio è stata gravemente danneggiata e, primo, era l’unica al mondo capace di lanciare New Glenn; secondo, a parte la spesa, servono sette mesi per costruirne un’altra.
È una soddisfazione potersi permettere un giorno di
tirare in ballo la Chiesa cattolica e il giorno dopo chiamare a raccolta i sapienti che passano da queste pagine, per sciogliere un dubbio che mi viene dal profondo dell’animo e non a caso.
Il fatto è che, dopo tanti anni di gioco di ruolo e di interessi tangenti alla programmazione, ho sempre avuto un debole per le tematiche della randomizzazione e del caso. E ora leggo su una testata autorevole che si sarebbe raggiunta per la prima volta la
randomizzazione perfetta.
Senza dare alcun giudizio, nondimeno sollecito e incoraggio alla lettura dell’enciclica
Magnifica Humanitas di papa Leone.
Vorrei essere chiaro. Qualcuno la leggerà comunque per dovere e dirà che contiene verità illuminanti per via della propria fede; qualcun altro scarterà con sdegno l’idea di una lettura percepita come confessionale per via della propria posizione atea o agnostica o pastafariana o quant’altro.
A mio modestissimo parere, sbagliano entrambi gli insiemi. C’è una istituzione che perdura da duemila anni e, qualunque pregiudizio positivo o negativo si possa avere, questo pesa. La sua autorità massima dispone di una preparazione scientifica indisputabile, a parte la sua figura magisteriale religiosa.
Aggiungiamo un’informazione in più. Non è solo per dare rilevanza a funzioni importantissime ma per relativamente poche persone, destinate quindi a una copertura immeritatamente sintetica nel corso del keynote.
Come professionista e utente di lungo corso (anche se Mario mi ha insegnato cose nuove stamattina), non posso esimermi dal fare presente con intensità l’arrivo di
BBEdit 16.
D’altro canto, la (nuova) presenza opzionale dell’emulazione di tastiera di
vi rischia di deviare gli innocenti dal corretto sentiero.
Si scherza, eh? Intanto sono da segnalare un supporto superiore dei Comandi rapidi, miglioramenti nel supporto di Git, incrementi di velocità in Sftp, controllo di sintassi di Html 5 con le specifiche W3C, aggiunte ai worksheet per i chatbot AI, e gestione dei progetti di sito, e personalizzazione dei colori per progetti e notebook e questo e quell’altro.
È tradizione americana che un personaggio importante tenga un discorso ai neolaureati. Quest’anno è toccato a Eric Schmidt, già amministratore delegato di Google, che durante il proprio discorso all’università dell’Arizona
ha tra l’altro dichiarato:
Qualsiasi carriera scegliate, l’intelligenza artificiale diventerà parte di come svolgere il lavoro.
Gloria Caufield di Tavistock
ha dichiarato all’università della Central Florida:
l’ascesa dell’intelligenza artificiale costituirà la prossima rivoluzione industriale.
Steve Wozniak, cofondatore di Apple, creatore di Apple II,
si è rivolto così ai neolaureati di Grand State Valley:
Alcuni social mi vincolano alla presenza per questioni di lavoro mentre altri, per esempio TikTok, no. Perfino da TikTok possono peraltro arrivare cose buone, come il racconto della cantante Brye di
come ha creato il suo singolo più famoso. Lo riprendo però da John Gruber.
Dicevo, Brye ha raccontato la nascita del suo successo Lemons:
Il mio liceo aveva dato un iPad a tutti. Lo usavo con GarageBand per scrivere musica per la scuola. E poi ho fatto quel piccolo demo per Lemons, l’ho registrato su iPad con il mio piccolo orribile microfono esterno, l’ho diffuso per vendicarmi di un tizio che mi aveva trattato in modo orrendo, ed è esploso.