Il 23 agosto 1976 il giornalista e scrittore Tom Wolfe pubblicò sul New York Magazine
Il decennio dell’io, un report che era praticamente un libro su quello che lui chiamò il (terzo) grande risveglio (religioso) americano, dove la religione sulla cresta dell’onda era quella del sé.
Da diversi anni utilizzo il testo di Wolfe (anche
tradotto in italiano per i tipi di Castelvecchi a una cifra modestissima per il suo valore) all’interno di corsi e conferenze. La ragione è semplice: Wolfe vedeva un decennio, ma la verità è che tra poco siamo al mezzo secolo e la religione del sé non mostra alcun segno di tramontare, anzi. È di una attualità tragica e scandalosamente sottovalutata. Forse anche incomprensibile all’interno di certe fasce d’età, che si trovano nella condizione dei pesci a nuoto in una boccia e si fanno domande sul mondo. Che ci sia un fuori dalla boccia, neanche gli passa per la testa.
Capita anche che Apple faccia cose buone e non lo sappia, oppure le tenga nascoste in posti improbabili del sistema.
Ne è prova che bisogna appoggiarsi a persone intelligenti esterne, per esempio Cabel Sasser di Panic Software, quando sostiene che
la gestione delle password di Apple merita una app. Il perché è presto detto, con le sue parole:
Sappiamo tutti che Apple possiede una buona gestione incorporata delle password in macOS e iOS. Ma pochi, molto pochi sanno che la gestione suddetta può anche: autocompletare i codici di autenticazione a due fattori, che si possono agevolmente aggiungere con la scansione di un codice QR; tenere un campo Note in cui aggiungere dati supplementari, per esempio codici di backup, per ciascuna password; e importare password esportati da un’altra app, come 1Password! E tutto si sincronizza attraverso i tuoi apparecchi, gratis?!
Mi sono ritrovato nel centro di Milano ad ascoltare un chirurgo e un ricercatore universitario che hanno capito come collaborare in modo che uno stampi in 3D copie degli organi da operare all’altro e questi ne approfitti per preparare in tempo record le operazioni, formare prima e meglio gli ultimi arrivati eccetera.
Il vero genio sta nella ricerca sui materiali. La copia dell’organo stampata in 3D non è solo conformata come l’originale, ma ha anche una consistenza equivalente. Così, se si tratta poniamo di un fegato, il chirurgo arriverà a quello vero dopo essersi esercitato su quello copiato, in modo verosimile: saprà che cosa aspettarsi e avrà letteralmente già provato ad affondare il bisturi dove poi dovrà farlo effettivamente. Un caso straordinario di tecnologia che migliora la vita di tutti, non ultima quelle del paziente, che aumenta le probabilità a suo favore.
Che gran progresso sarebbe, se disponessimo di un’interfaccia testuale che capisce il linguaggio naturale e ci obbedisse in tutto e per tutto.
Un esempio banale: voglio cambiare finestra di lavoro del computer. Digito un comando tipo change directory, gli dico che directory voglio et voilà, mi trovo nella nuova finestra che volevo.
I recenti progressi nell’apprendimento meccanizzato e nell’addestramento di modelli linguistici rendono uno scenario del genere sempre più vicino e non è escluso che possiamo vedere qualcosa di concreto anche a brevissimo.
Ce l’ho messa tutta, ho ampliato i miei orizzonti o almeno ci ho provato, mi sono sforzato di trovare vie di utilizzo nuove, rivedere i miei processi, sforzarmi di capire. Dopo
un bimestre e oltre, tuttavia, mi sono stufato e ho spento Stage Manager su iPad.
Accetto critiche e suggerimenti e sono pronto a tornare sui miei passi. Continuo a scommettere che, se viene annunciato davvero un visore per realtà aumentata barra virtuale, dentro ci sarà del software che richiama concetti analoghi. Immagino pure che sarà qualcosa di funzionale e perfetto per il nuovo ambiente. Su iPad, ammetto di non essere riuscito a farne utilizzo concreto.
Autodesk ha sempre snobbato Mac in modo tendente al vergognoso, al punto che quasi coglie di sorpresa l’annuncio delle
edizioni di AutoCad e Maya per Apple Silicon.
AutoCad (vale anche per la versione LT) arriva con migliorie varie tra le quali, per chi ci tiene, la lingua italiana. Secondo Autodesk,
le prestazioni su Apple Silicon rispetto alla versione Intel arrivano a raddoppiare.
Non ci sono proclami particolari
rispetto a Maya. Anche qui comunque arriva qualche aggiunta significativa oltre alla compatibilità con Apple Silicon.
In più occasioni avevo già menzionato il
memory Leak di Utility ColorSync, che da qualche versione di macOS impedisce di lavorare artigianalmente sui parametri di codifica dei documenti PDF.
In pratica in MacOS sussiste l’alternativa perfetta alla balena Acrobat. Meglio, sussisterebbe, dato che al momento attuale il programma soffre di un problema serio di allocazione della memoria e nel giro di pochi minuti rende il sistema inutilizzabile, con la memoria applicativa riempita fino all’orlo quando va bene e il disco pieno di RAM inutilmente patinata quando va male. Un buco nero che inghiotte qualsiasi buona intenzione.
Achille Campanile scrisse uno sketch per mettere alla berlina l’ostilità della società-bene del suo tempo verso i figli nati da relazioni giudicate illegittime. Sì intitola
Acqua minerale e
gioca lungamente sull’equivoco linguistico dei significati di naturale.
Con
Filippo e Roberto è stato assolutamente naturale ritrovarsi in podcast una volta di più, naturale nel senso più bello della parola. Volendo giocare sulle ambiguità linguistiche, potremmo contrapporre naturale a artificiale, visto che la puntata era dedicata alle sedicenti intelligenze in questo momento nella loro primavera (tranquilli che arriverà
l’inverno).
Secondo Bill Gates è
cominciata l’era dell’AI e si capisce, ha in mano prodotti che se non altro nel breve sono competitivi e il ferro va battuto finché è caldo.
Il marketing e il tirare la volata sono comunque un genere di azione diversa dall’appropriazione indebita.
In un insieme imponente di nozioni e di attualità, meritevole di lettura come minimo per la completezza, c’è una caduta di stile clamorosa. Per lui, i sistemi di sintesi generativa basati su grandi modelli linguistici (sarebbero più che altro testuali) sottoposti ad allenamento sono intelligenze artificiali.
Se fossero veramente intelligenze artificiali, eccellerebbero nel set di problemi contenuti dentro l’
Abstract Reasoning Corpus.
Il Corpus è stato allestito da François Chollet, ricercatore di spicco nel campo di machine learning e ricerche sull’intelligenza sintetica, nel 2020, con tanto di sfida ufficiale e premio di ventimila dollari per chi avesse saputo presentare un meccanismo di pensiero digitale in grado di superare le prove.
Ci hanno provato in centinaia e nessuno c’è riuscito. La parte interessante è che sono passati anni e nessuno c’è ancora riuscito, neanche i fenomeni che oggi riempiono le cronache.