Con la fame che c’è di storie degne di ascolto presso un grande pubblico, mi stupisco di come nessuno – credo – abbia pagato Low End Mac per i diritti cinematografici della sua
storia di Newton.
C’è di tutto: la lotta di potere, l’innovazione, la suspence, la visione di pionieri, la delusione che viene dall’alto, i cambi di rotta, le rivelazioni, i misteri (perché il software di riconoscimento della scrittura a mano venne consegnato a Mosca di nascosto?) e mille altre cose.
Si fa sempre fatica a digerire tutta l’informazione che circola, eppure di questo periodo mi ritrovo a iscrivermi a newsletter che teoricamente sono buone.
L’ultima in ordine di tempo è quella di
Tom Scott.
Per riuscire a scrivere cose sensate, bisogna partire da leggere cose sensate. E l’informazione è sempre tanta, ma non potrà mai essere troppa. Con tutto quello che c’è da imparare.
Brutta cosa quando si opera su un libro per motivi ideologici, politici, di parte e lo si spersonalizza, o peggio lo si stravolge.
È quanto
accade in questi anni alla trilogia del Signore degli Anelli.
Ignoravo che si potesse andare persino oltre e scippare direttamente il titolo di un libro celebre per veicolare qualche altro messaggio. O per ragioni biecamente commerciali.
Cercavo
L’uomo che vendette la Luna,
The Man Who Sold the Moon, romanzo breve di fantascienza firmato da Robert Heinlein nel 1949.
Vecchio adagio: il cane che morde l’uomo passa inosservato, mentre l’uomo che morde il cane fa notizia.
Siamo così a parlare di Kellin Perline, dilettante di spicco nel
Go, che
ha sconfitto l’ennesima sedicente intelligenza artificiale ad applicarvisi.
La vittima artificiale,
KataGO, non è
frutto della DeepMind di Google come AlphaGo e poi AlphaZero, ma viene data come equivalente in fatto di potenza di gioco.
C’è un distinguo da fare: Pelrine si è appoggiato a un’altra sedicente intelligenza, che ha giocato tipo un milione di partite contro KataGO e ne ha scoperto alcuni punti deboli. L’umano disponeva di sufficiente competenza nel gioco per mettere in atto le trappole che, sapeva, avrebbero favorito la sconfitta della macchina. E ha raggiunto il risultato. Sia pure con l’aiuto di armi non convenzionali, l’uomo ha morso il cane. Quasi, via.
Ammetto che facevo parte del
gruppo degli inconsapevoli. In iOS è nascosto un autenticatore per i siti che applicano la 2FA, autenticazione a due fattori (metti la password e anche il codice che ti è arrivato a parte).
E sì che Cnet
lo aveva mostrato già mesi fa. La tentazione di buttare alle ortiche l’autenticatore attuale è forte, anche se prima bisogna verificare che tutti i siti da coprire funzionino.
Alla figlia fa comodo una tabella completa di tempi e coniugazioni dei verbi. Mi viene in mente un metodo per chiederne una che magari potrebbe funzionare. La chiedo.
In pochi secondi ottengo una tabella delle coniugazioni dei verbi. Soddisfazione.
Dopo altri pochi secondi, mi accorgo che mancano come minimo gerundio e infinito. È vero che sono un po’ grammar nazi, è vero che preferisco un italiano ricco di vocaboli e varietà a un italiano monocorde e di poche parole, è vero pure che credo a quella frase per cui se non abbiamo parole per descrivere un concetto non riusciamo a pensare quel concetto. Insomma, sono un po’ fissato con l’italiano. Mi sembra però che chiedere il gerundio in una tabella di tempi e coniugazioni destinata alla scuola primaria sia anche legittimo e non frutto di ossessione personale.
Con questo post annuncio una moratoria unilaterale su ChatGPT e compagnia: d’ora in avanti e salvo richieste, solo post che abbiano valore divulgativo e scientifico e solo se assolutamente di qualità.
Anche perché oggi ho scoperto che
lo hanno messo a giocare a scacchi contro Stockfish. L’animazione della partita, meno di un minuto, è veramente imperdibile.
Si tenga presente come esistano nel campo intelligenze artificiali che, pur non essendolo, dominano gli scacchi in modo assoluto. AlphaZero di Google
ha imparato a giocare in quattro ore.
Il Comune di Savona ha pubblicato un
questionario riservato a nessuno, ovvero aperto a chiunque, dedicato alla conoscenza dei luoghi museali della città.
Effettivamente non ho ancora visitato la Pinacoteca e certamente lo farò.
Sì, ho visitato il museo All About Apple. Sì, più di una volta. Intendo tornarci. È un luogo straordinario perché animato da persone straordinarie.
Chiunque abbia visitato il museo All About Apple dovrebbe compilare il questionario, che impegna per pochi minuti e contiene domande facili. Il passaggio più complicato è quando viene chiesto il numero di musei a Savona. Non ne avrei la minima idea a essere sincero, solo che la domanda seguente li elenca tutti.
Un amico chiede ma perché, con le problematiche attuali, Apple non sposta la produzione dalla Cina in altri Paesi?
Perché non è come dirlo.
In un’altra vita ho avuto la fortuna di essere invitato da Acer per una settimana a Taiwan e conseguentemente a Shanghai, a vedere le fabbriche di computer e assistere dal vivo alla nascita di Shenzhen, una metropoli della tecnologia progettata per alloggiare milioni di persone, creata letteralmente dal nulla, tutta in una volta, strade, edifici, infrastrutture, tutto insieme.
Che bello ritrovarsi con
Filippo e Roberto a registrare un altro podcast! Avevamo una scaletta articolata e minuziosa, che abbiamo fatto saltare dal minuto uno. Un’ora e mezza passata a ricordarci le cose che avevamo capito, scoprirne di nuove in diretta, approfondirne altre sempre in diretta, tutto il pretesto di sviscerare
Freeform.
Eccome se lo abbiamo sviscerato, al punto che ho potuto sollevarmi
un paio di pesi dal petto riguardo le sue funzioni pensando di essere aggiornato (misteriosamente corroborato in questo dalle Impostazioni di macOS) mentre in effetti non lo ero.