Come ogni anno, Slashdot passa in rassegna
film, libri e contenuti che entrano a far parte del pubblico dominio perché finalmente sono scaduti tutti i termini possibili e immaginabili del copyright americano, dove si trovano scappatoie delle più varie per riuscire a prolungare il controllo sul diritto di copia (in Europa la situazione è migliore ma il lavoro da fare è tanto).
L’elenco quest’anno è ricco anche di qualità, perché comprende per esempio storie degli investigatori Sherlock Holmes e Poirot, oltre al capolavoro
Metropolis di Fritz Lang, da ora distribuibile, copiabile, modificabile, riutilizzabile a volontà.
Ecco il 2023 in un sito
semplice da capire, difficile da padroneggiare.
Non riuscirò a essere perfetto ma posso provarci ogni giorno ed esultare anche per il più piccolo dei progressi.
Per questo 2023 niente propositi e invece attenzione a facilitare qualche proposito di altri, che siano familiari o stiano in un altro continente.
Niente indica che l’anno nuovo sarà minimamente più normale degli altri anni venti vissuti finora. Firmerei comunque per un 2023 che preparasse un 2024 più normale e persino migliore. È possibile.
Aiutiamoci a realizzare i nostri non propositi (e gli spropositi) con i nostri aggeggi di fiducia, su una scrivania, in tasca, al polso, e convinciamo gli aggeggi a lavorare meglio, liberandoci tempo e pensieri, che fanno comodo.
Apple in questo periodo non è sempre al massimo con il software, ma sull’hardware bisogna lasciarla stare. Ne ho avuto conferma provando Continuity Camera, che trasforma iPhone in webcam di un Mac a patto di avere hardware abbastanza aggiornato. L’arrivo di un
iPhone 12 mi ha abilitato la funzione e ho potuto collaudarla prima che finisca l’anno.
Spettacolare e persino imbarazzante. Continuity Camera è un pulsante nelle Impostazioni di iOS e, se sono rispettati i requisiti scontati, funziona senza altro chiedere. I requisiti scontati sono per Mac e iPhone Bluetooth attivo, Wi-Fi attivo, lo stesso account iCloud.
Oltre a
un nuovo iPhone, è arrivata anche una
Apple Pencil di seconda generazione.
Non per me. Se ho dei talenti, risiedono in ambiti diversi dal disegno a mano libera; preferisco di gran lunga scrivere a macchina che a mano e ho sempre considerato uno dei punti di forza di iPad liberarci dallo strumento di input, che diventa il tocco diretto anzoché richiedere la mediazione di un apparecchio. Amo la sensazione di libertà che dà il controllo di iPad con le dita e non la scambio con l’indubbia precisione di una punta scrivente.
Ho estratto iPhone dalla tasca e metà dello schermo se ne era andata. La metà sinistra dello schermo restava, e resta tuttora, accesa in bianco, con qualche striscia occasionale di verde. Guasto a una parte importante della matrice dello schermo.
Ero a venti minuti da un Apple Store e ci sono andato: era la cosa più veloce da provare, specialmente passate le sette di sera.
Dovevo pensare che stiamo ricordando l’insuccesso di una famiglia nel trovare posto in città, al punto da doversi accontentare di una mangiatoia; cortesissimi, i ragazzi mi hanno detto che non avevano assistenza istantaneamente disponibile e che avrei potuto al più prendere un appuntamento.
Ho comprato Mac dal 1986 e sono passati trentasei anni prima di imparare che il dizionario utente, da me immaginato come sepolto chissà dove e codificato chissà come, è un banalissimo file di testo situato a ~/Library/Spelling/LocalDictionary.
Sarà l’abitudine a confrontarsi con i percorsi micidialmente involuti delle cartelle iCloud, ma era semplice, a portata di mano, evidente e non me ne sono mai accorto prima. E sì che ho letto
La lettera rubata di Edgar Allan Poe: l’oggetto meglio nascosto è quello lasciato in vista.
Senza volerlo, questo Natale ho ricevuto (con una eccezione) solo regali digitali.
Un antefatto per capire il senso della cosa: è tradizione nella famiglia allargata che ciascuno scriva la propria lettera a babbo Natale e indichi le preferenze per i regali. Così i parenti sanno che cosa prendere e tutta la parte stressante della festa relativamente a questo è risolta.
Dal punto di vista del mittente, è sufficiente compilare un elenco lungo a sufficienza per mantenere il senso della sorpresa: sai che con ottima probabilità arriverà qualcosa presente nell’elenco, ma non sai esattamente che cosa e la suspence resta viva fino al momento di aprire, materialmente o simbolicamente, i pacchi.
Prima di parlare delle soddisfazioni del Natale devo raccontare del contrappasso: mi è toccato il setup di un ThinkPad Lenovo.
Il modello non ha importanza: fascia mediobassa, buon prezzo, feeling decente parlando di plastica, trackpad buttato tutto a sinistra, schermo economico e tutto il solito armamentario. Però tastiera decente e velocità pure: se me lo regalassero per giocarci con FreeBSD, lo terrei.
Il software.
L’installazione, per una persona abituata a predisporre Mac, mette addosso l’inquietudine. Il processo è composto da una faida e un tentativo di circonvenzione di incapace, oppure una rappresentazione neomoderna di Arlecchino servitore di due padroni dove Arlecchino è l’utilizzatore e i due padroni sono coloro che se ne contendono i dati e metadati, ovvero il produttore dello hardware e quello del software.
Il basket prima e il lavoro dopo mi hanno insegnato che giova più alla propria felicità perseguire quella altrui. Un obiettivo della vita è fare il possibile per diffondere la felicità attorno a sé.
Sono parole grosse in una notte speciale e non me la sento di argomentare. Amare la diversità di pensiero è un altro modo di essere felici, sebbene funzioni nello stesso modo: la propria felicità è proporzionale alla diversità di pensiero che si ha intorno.