Si parla molto di software capace di generare un testo a richiesta dopo averne letti centinaia di milioni, oppure di generare una immagine a richiesta dopo averne viste altrettante.
Il problema è chiamarla intelligenza artificiale. Sono incappato in
un tweet che spiega la situazione molto bene e invecchierà allo stesso modo, molto bene.
Ecco che il servizio di messaggio di emergenza via satellite adottato da Apple ha portato al
soccorso di un uomo rimasto a piedi in Alaska. Per giunta a una latitudine dove la funzione
rischia di non trovare satelliti disponibili.
Non c’è prova che il viaggiatore in difficoltà tra Noorvik e Kotzebue non se la sarebbe cavata anche senza iPhone 14. Certamente ha rischiato meno e ha ricevuto aiuto prima. Sembra abbastanza da chiudere il caso ed essere contenti di questo sviluppo di iOS.
Il tempo speso a supplire alla mancanza di automazione di una attività è un ordine di grandezza superiore al tempo necessario per realizzare L’automazione.
La sofferenza per la mancanza di automazione aumenta con progressione geometrica a partire dalla prima percezione della mancanza.
Un amico tiene giustamente come trofeo un maglione lavorato a mano che riprende l’interfaccia grafica del Finder e non c’è niente da dire; ma adesso è arrivata la
sciarpa fatta con una Rom di Macintosh IIsi e non ce n’è veramente più per nessuno.
Sono stati scomodati GitHub, Archive.org e qualche tipo di macchina per cucire domestica (hackerata) oppure industriale, nonché ImageMagick per un passaggio grafico essenziale.
Sarà tutto l’insieme a tenere caldo, o solo i bit accesi? E se non tiene caldo abbastanza, svolgerla e riavvolgerla funzionerà?
Sono settimane con tanti treni e, per causa o per effetto, tanto Keynote. Con iPad Pro ho composto decine di slide a velocità smodata e con ottimo effetto, niente di complicato o sopra le righe, ma messaggi chiari e composti come è giusto presentarli.
Di tanto in tanto la furia compositiva rasenta l’euforia e intanto ho finalmente capito il perché dell’efficienza: uso i template e gli stili. Il controllo dei template e degli stili dà la possibilità, di un controllo semplice e assai efficace su tutta la presentazione in ogni momento. Quel tempo speso inizialmente a impostare gli stili e sistemare i template è successivamente impagabile.
Per inserire data e ora nelle intestazioni dei file del blogghino mentre scrivo da iPad uso
un Comando Rapido che legge e copia in memoria le corrispondenti informazioni provenienti da macOS.
Su Mac, il mio BBEdit ha un Clipping contenente le variabili che il programma usa per identificare le stesse informazioni e associato a una combinazione di tastiera. Aziono la combinazione da tastiera e mi ritrovo data e ora a posto.
Poi sono riuscito addirittura a sostenere mezzo minuto di videoconferenza prima che tutto crollasse miseramente e io passassi allo hotspot come abbondantemente preventivato e predisposto. Ma prima, un pezzo che secondo me rischia di essere da collezione.

Ho cercato di figurarmi che cosa sia Accelerator e nel caso delle Frecce riesco ad associarlo solo a richiami lovecraftiani, circoli esoterici, biblioteche arcane. Si dovrà approfondire, ma lo lascio ai più volonterosi.
Oggi svolgiamo attività di servizio a favore di chi, come il sottoscritto, si è tolto da un impiccio grazie al comando Unix webkit2png che permette di registrare la schermata di una pagina web; tutta la pagina web, anche se è molto più lunga della porzione che lo schermo è in grado di mostrare.
OSX Daily giusto oggi ricorda di
installare webkit2png via Homebrew (non avevo idea di come si trovasse su Mac) e poi si scrive
Mi è venuta voglia di ripristinare l’effetto nascosto risucchio delle finestre in movimento da e per il Dock; mi piace più degli effetti Genio e Scala presenti nell’interfaccia.
Per farlo, si scrive nel Terminale
defaults write com.apple.dock mineffect suck; killall Dock
Solo che, in Ventura, sembra non esserci più la possibilità di vedere il movimento al rallentatore, se si preme il tasto maiuscole. Avere il rallentatore è l’intera ragione di tutto il traffico necessario a configurare l’effetto.
Sarà che Free Software Foundation Europe ha passato un brutto periodo in corrispondenza delle
tribolazioni di Richard Stallman, però alla giusta necessità di riprendersi dovrebbero corrispondere azioni di buonsenso. Apparentemente la
presa di distanza dal ritorno di Stallman nel consiglio di amministrazione di Free Software Foundation (manca Europe) sa di buonsenso.
Invece la
lettera aperta per installare qualsiasi software su qualsiasi dispositivo dimostra, di buonsenso, una mancanza totale.
Lo slogan semplice, senza se e senza ma, accattivante, suona molto bene, certo. Appena il pensiero scende un pizzico nei particolari, dove si nascondono come noto le creature maligne, lo slogan diventa un mostro capace di affossare un’industria.