Guardavo un programma televisivo su iPad ed è partito lo spot pubblicitario di un prodotto farmaceutico. Forse ho mosso un dito e toccato qualcosa? Sta di fatto che in Safari si è aperta questa pagina.

Nessuna paura di profilazioni: sono molti, molti anni che non prendo una pillola e speriamo di proseguire. Che cosa succeda dentro le pagine web, gli stream, i JavaScript che carichiamo a tonnellate ogni giorno, mi rende più perplesso.
Sull’icona delle Impostazioni è apparso un badge rosso a segnalare la presenza dell’aggiornamento a
iOS 16. Non avevo riunioni né aspettavo telefonate e l’ho lanciato. L’aggiornamento si era precaricato e così serviva solo il tempo per l’installazione. Mi sono messo a fare altro e dopo una ventina di minuti ho guardato distrattamente: era tutto completato.
Praticamente ho dedicato all’aggiornamento due o tre tocchi sullo schermo, più il codice di sblocco. Quasi zero. Siccome è passato del tempo dall’uscita del software, si è installata direttamente la versione comprensiva degi ritocchi minori; ovvero, ho effettuato un aggiornamento solo invece di due o tre.
Due componenti dell’Advanced Technology Group di Apple, Paul Gavarini e Tom Pittard, avevano costruito un prototipo di computer chiamata Möbius. Usava un chip ARM2 ed eseguiva software per Apple ][ e Macintosh, emulando i processori 6502 e 68000 a velocità maggiori di quelle native. Il livello superiore del management di Apple rimase confuso dalla macchina e la cancellò in fretta, ma Gavarini e Pittard continuarono a propagandare ARM nelle loro presentazioni interne, dove mostravano test di velocità impressionanti nell’esecuzione di linguaggio Lisp.
Che errore sarebbe stato, andare alla
FileMaker Week di Roma pensando che ci fosse in gioco solo FIleMaker. Gli sviluppatori acuti hanno colto l’occasione e sono riusciti a riunirsi per fare il punto su come sta cambiando, fortemente, il loro mestiere. Passando magari da FileMaker, perché no? Ma certe riflessioni e alcuni dati di realtà valgono per tutti.
Giulio Villani, anima di FMGuru e organizzatore della Week, è stato così gentile da condividere alcune riflessioni con me e sono lieto di ribaltarle su queste pagine. Più di una, riflessione e pagina, dato che le cose su cui soffermarsi sono numerose e pregnanti.
Dice The Verge che
Arc è il sostituto di Chrome che stavamo aspettando.
Arc è la scommessa più grande [tra i browser alternativi]: un tentativo non solo di migliorare il browser, ma di reinventarlo.
Non è cosa da poco. Che piattaforma avranno scelto quelli di Arc per giocarsi le proprie carte?
Al momento, Arc è disponibile solamente per Mac, ma stanno lavorando per avere nel prossimo anno le versioni per Windows e mobile.
Guardo sconcertato le corse, i tutorial, i consigli, i dibattiti, le discussioni su come dove e perché scaricare i propri dati da Twitter nel timore del possibile grande crollo del servizio.
Il cinico standard commenterebbe per farci cosa? ma non sono cinico e detesterei essere standard. Sforzandomi di essere cinico, almeno quello, commento per amministrarli come?.
Non ho avuto nel tempo una vera strategia di conservazione dati e più che altro li ho accumulati. Se devo rifletterci sopra alla luce dell’attualità, la domanda cruciale è realmente la modalità di organizzazione.

Non avrei altro da dire che la battuta. Aggiungo ugualmente: vuoi vedere che una percentuale, anche piccola, dei ritardi e delle inefficienze ferroviarie italiane dipenda davvero anche da software obsoleto e di qualità pessima?
Se fosse, sarebbe un generatore di PIL negativo degno di nota. I tabelloni ferroviari hanno la complessità di una app da prima liceo e li vediamo. Infrastrutture più complesse, invisibili, invece?

Autoritratto con BIOS. Milano Centrale, alba, bit su led.
Più tardi, ho sottoposto a collaudo il mio primo vero cruciverba, realizzato con
CrossFire di Beekeeper Labs. Solo un nove per nove, ma c’erano motivi di fruibilità pratica che rendevano necessario un lavoro semplice.
La mia esperienza di cruciverbista è ancora irrisoria; intanto ho imparato che la soglia minima per avere un dizionario minimo su uno schema nove per nove è molto più elevata di quello che pensavo. Mille parole non bastano, oppure devono essere molto, molto ben selezionate.
Ieri mi ha tenuto compagnia un documento di testo da centocinquanta megabyte abbondanti.
BBEdit reagiva pressoché istantaneamente. Ho visto girare espressioni regolari da duecento caratteri (quelle ci mettevano un po’). Gli interventi manuali più critici a volte hanno visto un’esitazione di mezzo secondo per aggiornare la schermata (a tutto video, otto milioni di pixel, migliaia di caratteri visualizzati). Devo parlare di BBEdit meglio di come faccio di solito, perché non c’è un analogo per la somma pesata di affidabilità, longevità, semplicità, praticità, completezza, aggiornamento.
Mi serviva estrarre un elemento a caso da una lista.
AppleScript:
set miaLista to {"Uno", "Due", "Tre", "Quattro", "Cinque", "Sei"} as list
set sceltaCasuale to some item of miaLista
display dialog sceltaCasuale
Swift:
let lista = [1, 2, 3, 4, 5, 6]
let sceltaCasuale = lista.randomElement()!
print(sceltaCasuale)
Comandi rapidi:

Mai fidarsi di quelli che si lamentano dell’impossibilità moderna di smanettare in macOS. Se sembrano cose difficili, non lo sono (ci arriva veramente chiunque) e poi i Comandi rapidi sanno essere a volte astrusi, ma altre volte talmente facili che è più difficile non usarli che il contrario.