È la settimana di preparazione a dolcetto-o-scherzetto e fare paura è apprezzato.
Allora propongo
Parens of the Dead, gioco per il web costruito in sei episodi con
Clojure e
ClojureScript, cose molto vicine al linguaggio
Lisp.
Ogni episodio della serie è uno screencast a cura degli autori del canale Twitter
Emacs Rocks.
Una settimana per imparare qualcosa di nuovo, soprattutto fuori dall’avvio e dagli schemi.
Spaventoso abbastanza?
Ai tempi dell’
Antennagate fece il giro del mondo il commento di Steve Jobs lo stai tenendo nel modo sbagliato. Oramai è diventato un meme, usato in mille situazioni.
I critici obiettavano che iPhone 4 dovessere essere impugnato a discrezione di ciascuno, indipendentemente dal fatto che l‘impugnare l’apparecchio diminuisce la ricettività dell’antenna e soprattutto che questo si applica a qualsiasi cellulare.
Ora, con il nuovo iPad base, si affaccia una corrente di pensiero che vuole la telecamera di iPad
messa sul lato lungo dell’apparecchio, con la giustificazione che sempre più lo si usa sulla scrivania, collegato a una tastiera, e sempre meno in mano.
Se tolgo
World of Warcraft e
Hearthstone, che fanno abbondantemente storia a parte, le mie esperienze di gioco coinvolgente su Mac sono limitate e distanti nel tempo. Fa eccezione anche
Angband, che è in realtà un gioco da Terminale, più che da Mac.
Rimangono titoli come
Maelstrom,
Pillars of Garendall,
Baldur’s Gate,
Oids,
Cythera, a volte giocati su hardware persino precedente a PowerPC. Senza bisogno di tornare indietro a
Dark Castle. Ah, e
Myst.
Diciamo che se fossero veri i segnali di un
reboot di Marathon da parte di Bungie, proverei a essere interessato sperando di trovare un posticino appropriato in agenda.
Si avvicina a grandi passi la pubblicazione della prima versione ufficiale di macOS Ventura, cui seguirà senza dubbio l’uscita di iPadOS 16.
I due sistemi sono accomunati dalla presenza di Stage Manager, funzione sulla cui completezza e sul cui design leggo ogni giorno (più di) una nuova storia dell’orrore.
Steve Jobs non esitò a ritirare i
Cube e accollarsi (come società) le mancate vendite una volta chiaro che c’erano problemi nella percezione del computer presso il pubblico, ancora prima che ci fossero problemi effettivi.
Apple ha i suoi problemi di eccesso di diversificazione dei prodotti: troppi iPad, troppi iPhone. È lontanissima comunque dalla follia degli anni novanta, quando con i Performa e tutto il resto poteva vantare, per modo di dire, decine di configurazione diverse, aventi l’unico scopo di impedire a chiunque di discernere quella giusta per sé.
Lenovo è messa ben peggio di Apple in tema, come testimonia la
recensione di Monica Chin su The Verge che ricorre all’iperbole delle milleuno configurazioni. Per il produttore non sembra essere un problema, semmai una nota di merito nello strano universo parallelo di gente che veramente pensa di comprarsi un portatile Intel nel 2022.
Anni fa mi sono trovato senza Mac per alcune settimane e mi sono arrangiato a lavorare con iPad. Non iPad Pro, iPad. Di terza generazione, anno 2012.
In alcuni momenti è stata dura, in altri tranquilla. Ce l’ho fatta.
Quest’estate mi sono trovato senza iPad Pro e mi sono chiesto se prendere subito una macchina nuova oppure attendere con pazienza l’uscita annuale del nuovo modello.
Certamente ho lavorato su Mac. Si lavora splendidamente su Mac. Essendo un Mac mini, tuttavia, mi trovavo in situazioni dove… ero senza iPad Pro. Clienti, viaggi, la notte a letto eccetera. Non potevo lavorare.
Ordini una serigrafia nera ruotata di novanta gradi e te ne danno una bianca girata di duecentosettanta.
I rischi di Internet non sono il porno o le fake news, ma la sciatteria di chi prende il digitale come una seconda scelta dove vale tutto e conta solo esserci, non importa come.
Il gioco è veramente tale, funziona, un intraprendente potrebbe anche stampare le carte su carta bella, plastificare eccetera.
Credo che potrei permettermi di metterlo in tavola con la giusta formazione di amici.
Per la famiglia, ci sono ancora molte pipe che vanno spiegate bene. Al momento la situazione consiglia un rinvio.
Ciononostante, un bookmark allo
Unix Pipe Card Game lo faccio di sicuro.
Anzi, mi scarico tutto. Perché, come da istruzioni, potrei governare il gioco, avendo conoscenza di cat, grep, tail, head, wc, sort, uniq. Però ho da migliorare quanto a approfondimento.
Ignoravo totalmente l’esistenza di
PowerBook Quattro, una macchina con quattro processori G3 a bordo, ciascuno capace – messo nelle giuste condizioni – di lanciare un sistema operativo indipendentemente dagli altri tre.
Ecco, è il giorno in cui ammetto che invidio una cosa presente su Windows.
Un programmatore è riuscito a
fare girare Doom dentro il Blocco Note.
Non è la conversione in sé. Con un po’ di buona volontà,
Doom gira tranquillamente nel Terminale.
Ma vuoi mettere averne una copia in TextEdit?