Ho un paio di amici in situazioni spiacevoli. Incrocio le dita e mi dedico a qualcosa di completamente differente, che distragga e allontani temporaneamente in attesa di buone notizie.
Se è un bisogno condiviso, sta per iniziare la
Fat Bear Week; oppure, è disponibile l’edizione di ottobre del
Carnival of Mathematics, oltre a tutte le edizioni precedenti.
Altrimenti c’è sempre
Angband Live, basta un browser e si è dentro. Un mago minimamente accorto arriva relativamente in fretta a incendiare legioni di orchi e troll, il tutto completamente immaginario e a stress zero; a volte è un bell’antidoto agli orchi veri.
Il mio
nuovo iPad è partito con la parte superiore della prima schermata Home occupata da un numero consistente di widget e da qui ho cominciato a pensare come utilizzarli. Prima ero fermo al se.
Ho poche risposte e molto vaghe. Ci sono elementi di interfaccia concepiti con uno scopo preciso e privi di flessibilità in quanto tali. Esempio stupido, il Cestino o le finestre. Ci sono invece elementi di interfaccia che nascono perché si intravede un potenziale e da lì si evolvono per diventare qualcosa di importante, oppure svanire nel dimenticatoio.
Ho dovuto alfine occuparmi della fattura elettronica. Dopo avere visionato i siti di alcuni provider del servizio e avere trovato qualche sgradevole
dark pattern, ho deciso di fare da solo.
(Il dark pattern più evidente e pure fastidioso è promettere sei mesi di servizio gratis e mostrare subito un bel pulsante di acquisto, mentre il prezzo standard una volta scaduta la promozione è nascosto, in modo da spingere a comprare senza pensarci).
Il 5 ottobre Microsoft
ritirerà da App Store la propria tastiera predittiva SwiftKey per iOS, per non tornare più (o almeno speriamo).
Il motivo della decisione non è stato dichiarato. Mary Jo Foley
scrive su ZDnet:
Ritengo che la decisione abbia a che fare soprattutto con le politiche di Apple sulla salvaguardia del proprio walled garden. Il team Phone Link di Microsoft sa bene che, se Apple non concede accesso a certe interfacce, non c’è un modo buono o cattivo che sia di fare funzionare un prodotto che richiede integrazione.
Capitano cose buone. Oggi ho potuto dare delle specifiche di lavoro a un team riassumibili in queste righe:
Le comunicazioni passano attraverso Slack. Il lavoro avviene attraverso qualsiasi strumento condiviso precedentemente proposto e concordato. Niente prodotti Adobe. Niente prodotti Microsoft.
Piccole, eh, ma sono soddisfazioni. Che grande mondo si potrebbe fare se fossero specifiche più praticabili ad ampio raggio.
È caduta un’altra barriera: ora
chiunque può accedere a DALL-E e commissionare a un sistema esperto (sorry, non è una intelligenza artificiale e neanche gli somiglia) disegni e fotografie realizzate a partire da una descrizione testuale (come vorrei una torta di frutta con sopra un pinguino disegnato da Picasso che ruota dentro un cerchio di fuoco viola).
Si tratta di materiali alieni, che vediamo apparire da un mondo diverso, immaginario, frutto delle elucubrazioni degli algoritmi di Dall-E (arrivato alla seconda versione) e completamente fiction anche dove mostri il massimo realismo.
Uno dei regali più belli che ho ricevuto consiste in una copia di auricolari
A8 di Bang & Olufsen. Belli, comodi, indistruttibili, di ottima resa audio.
L’unico difetto consiste nella tendenza del cavo ad aggrovigliarsi e degli auricolari a farlo con altri cavi, per via del sistema di fissaggio all’orecchio. Sistema che d’altra parte ha una sua ragione d’essere, funzionale oltre che bello, cioè design puro.
Mi duole ammetterlo, però uno dei due cavetti di collegamento all’auricolare deve essersi rotto o danneggiato e l’audio arriva da un lato solo.
Quando sono particolarmente annoiato, potrei aprire /System/Library/CoreServices/ e, se è passato abbastanza tempo dalla volta precedente, andare a caccia di funzioni offerte da macOS sotto forma di app. Come Control Center, Game Center, Clock, Screen Time eccetera.
Dentro Monterey mi sono divertito, era tanto che non guardavo e il raccolto è stato florido. Una sorta di collezionismo di app misconosciute.
Ma ieri, dopo che procastinavo da più di qualche giorno, ho riavviato Mac con il pieno di Aggiornamento Software. Tra 12.5.1, 12.6, Safari, strumenti da Terminale per Xcode e qualcos’altro ancora.
A seguito di circostanze il cui racconto sicuramente irriterebbe il lettore alla ricerca di fatti o commenti di qualunque interesse, sono proprietario di un nuovo
iPad Pro (2021, quinta generazione, M1).
Il mio modello precedente era un 2018. Il feeling è immutato (attenzione perché le vecchie custodie non sono compatibili) anche se la presenza di M1 sotto il cofano si percepisce e lo schermo ha certamente guadagnato in luminosità e resa dei colori. La fotocamera è progredita a vista d’occhio. Insomma, anche senza evidenze specifiche, saltare un paio di generazioni rende chiaro il miglioramento complessivo della macchina.
E anche alle colonne, con l’insperato aiuto di un comando Unix di BSD presente, all’insaputa mia e forse non solo, in macOS.
rs prende una tabella di righe e colonne e la ridispone secondo i desideri dell’operatore.
Nessuno presenta queste coese meglio di Dr. Drang e bisogna assolutamente leggere il
racconto della sua esperienza con il comando. Va bene anche guardare le figure, perché i passaggi tra una versione e l’altra della tabella sono evidenti.