Il colore è calore, il calore è colore. Un MacBook Pro M1 Max proprio non è un MacBook Pro con i7 di Intel.
Messi uno accanto all’altro, a lavorare sul medesimo compito,
si distinguono anche al buio, grazie alle diverse temperature operative.
La cosa folle è che, al posto del MacBook Pro Intel, potrebbe esserci qualunque portatile Pc di potenza comparabile, e farebbe la stessa figura.
Si è chiusa da poco la
Interactive Fiction Competition, con il risultato netto di mettere a disposizione settantuno avventure testuali create per la partecipazione alla gara.
Se nessuna di esse sarà capace di scatenare l’immaginazione di un lettore-giocatore come e più di qualsiasi sparatutto, più o meno di massa e più o meno online, sarà per mancanza di talento degli autori, non certo per la stanchezza della formula.
Un ipertesto interattivo ben congegnato batte qualsiasi altra forma di intrattenimento equivalente. E così continuerà a essere. Ciò che dorme nel nostro cervello e aspetta solo un catalizzatore è sempre superiore alla nostra capacità di espressione spontanea.
Sui fatti come stanno, bastano tre righe
di John Gruber:
Il
Self Service Repair Program è esattamente quello che è stato annunciato: un programma per persone realmente intenzionate a riparare i propri apparecchi, pertanto irrilevante salvo che per una piccola fetta dell’utenza.
Molto semplice. Eppure si legge una insistenza ideologica a vederci dietro congiure, rivoluzioni, cambiamenti radicali che fa impressione da quanto riesca a sfidare la logica e il buonsenso.
Esisterebbe per cominciare un diritto alla riparazione, completamente sganciato – come è d’altronde di moda – dal dovere di sapere come fare, teorico e pratico. Negli anni ottanta qualsiasi smanettone si poteva sentire in dovere di aprire il proprio modem, nel caso si fosse desiderato aggiustare o modificare qualcosa. Poteva anche riuscirci. Oggi, quello stesso modem è un chip grande come un’unghia, con tracce che solo un ottimo microscopio può mostrare. È stato tolto un diritto alla riparazione oppure il progresso ci ha permesso di mettere in mano un modem a quattro miliardi di persone?
Ho cercato recentemente di mettere in piedi un server di posta elettronica su un mio dominio e di farlo da solo, recuperando via rete le competenze necessarie passo dopo passo. Non ci sono ancora riuscito; è un procedimento che chiede grande familiarità con installazioni di più software a basso livello, la compatibilità reciproca dei quali spesso dipende dall’intuizione di chi installa più che dall’intesa collaudata su protocolli precisi. Dipendenza dopo dipendenza, peculiarità dopo peculiarità, sono arrivato a un punto che non riesco a passare e per cui non emerge alcun aiuto dalla rete. La mancanza di tempo e concentrazione fanno il resto. Il lavoro è da finire.
Di punto in bianco, l’altra sera la app di PosteID si è rifiutata di autenticarmi con Spid sul servizio PagoPA cui la scuola ha demandato la raccolta delle quote per la gita scolastica della primogenita. Ovvero niente di che, a parte il fatto che ritrovarsi senza la propria identità digitale può davvero diventare fastidioso, per non dire peggio.
La app reagiva a qualunque tentativo di accesso con il messaggio si è verificato un errore. Dal sito l’autenticazione per nome e password risultava scorretta; dopo tre login non riusciti, Poste blocca l’account per mezz’ora e si intuisce come cercare di risolvere un problema di password sotto queste condizioni non sia da augurare ad alcuno.
Possedere una copia di Super Mario 64,
seguire le istruzioni e compilare una versione del gioco, perfettamente legittima, che gira su tv, grazie a Xcode e a un Mac.
Non serve veramente a nulla ma insegna una montagna di cose. Soprattutto, espone a nozioni che si potrebbero volere approfondire, a sapere che esistono. Di modi per saperlo, questo è uno dei più interessanti che abbia visto ultimamente.
Per ora si può lasciare un commento dalla
pagina apposita di Muut per QuickLoox. I commenti torneranno disponibili in calce ai post appena possibile.
Austin Mann
ha recensito a suo modo MacBook Pro 16” con M1 Max e racconta questo:
Ho caricato Mac al cento percento e ho staccato l’alimentatore.
Per prima cosa, ho trattato cento file Tiff da centocinquanta megabyte ciascuno in
Starry Landscape Stacker. Il rendering ha impiegato quattro minuti e ventiquattro secondi, al termine dei quali la batteria era sempre a cento percento (le ventole sono rimaste silenziose).
Per seconda cosa, ho lanciato un test
Cinebench, che è terminato nel giro di alcuni minuti e ha lasciato la batteria ancora al cento percento.
Apple viene spesso chiamata in causa per avere realizzato il walled garden, il giardino recintato, cattivo perché chiuso e per negare a chi lo popola la libertà di volere tutto e il suo contrario.
Intanto su Windows, il sistema dove invece volere tutto e il suo contrario parrebbe essere l’abitudine secondo i suoi sempre oggettivi e imparziali sostenitori, si legge che
Microsoft rende eccezionalmente difficile cambiare le applicazioni di default e specialmente il browser. Tocca usare Edge e, se non piace, usare Edge.
È appena scoccato il ventiseiesimo compleanno di
FreeCiv e da un mesetto il gruppo degli sviluppatori riceve feedback rispetto alla terza e ultima beta di FreeCiv 3.0.
Dai commenti sembra di capire che finalmente ci sarà la compatibilità Mac.
Due belle notizie, per la comunità open source e per quella di macOS. FreeCiv interessa chiaramente agli amanti del genere; per loro, però, è una bomba.
Si avvicina Natale e poche cose fanno meglio al mondo del software che una donazione, anche minuscola, a progetti software liberi e di qualità di cui tutti possono beneficiare a costo zero. In che altro settore industriale, sociale, materiale, animale, minerale può mai accadere qualcosa di simile?
Dopo qualche giorno di utilizzo, ho da aggiungere qualcosa alle
primissime note di adozione di iOS e iPadOS 15.
Amo moltissimo la nuova gestione della doppia finestra di lavoro su iPad. Organizzare le coppie di programmi al lavoro contemporaneamente sullo schermo è diventato un gioco. Prima non mi dispiaceva, all’opposto di molte critiche negative, ma certamente ora è migliorato e in modo sensibile.
Vale per tutte le mie occasioni di multitasking e vale ancora di più per Safari, con il quale avevo penato settimane prima di interiorizzare il sistema per eliminare un gruppo di pagine non volute. Il sistema c’era e non era neanche complesso; ero io che non lo vedevo. Con iPadOS, in trenta secondi l’ho visto. Forse è un progresso solo per me, però sono proprio soddisfatto.