Qualcuno aveva già capito che il lavoro non richiede per forza, sempre, necessariamente la presenza simultanea in ufficio. La pandemia ha forzato anche i più riottosi ad accorgersi che la collaborazione e la produttività possono trovarsi distribuiti nello spazio, oltre i confini fisici.
Siccome la stessa cosa vale anche per i confini temporali, è ora di renderlo chiaro a quanta più gente possibile, anche se la pandemia questo non lo catalizza.
Una
presentazione durata neanche un’ora, aperta da Tim Cook in mezzo a un’area incolta di Apple Park: forse è finita la benzina? Una cosa fatta in fretta? Gli iPad Pro non sono venuti pronti in tempo?
In un altro stacco si vede benissimo la zona di Apple Park perfettamente ordinata. E nessuna inquadratura è lasciata al caso. L’ho vista come un invito a trascurare la forma e badare alla sostanza.
La sostanza è tutta nei nuovi system-on-chip, M1 Pro e M1 Max. Poi bisognava parlare anche di computer, perché un processore è utile solo quando lo si può dirigere. Così, dopo una spruzzata di musica, è stato tutto MacBook Pro.
Il
sostegno di Apple al progetto Blender è proprio una bella notizia. Vuol dire che il miglior modellatore 3D open source sulla piazza sarà cittadino di prima classe su macOS.
Vuole inoltre mostrare che persino una multinazionale multimiliardaria può sostenere in modo trasparente il software libero; certamente Apple chiederà cose alla comunità di sviluppo di Blender, ma pagherà in abbondanza per il disturbo e i miglioramenti al programma finiranno anche dentro le versioni per Linux e altri sistemi operativi.
Comincia
così un lungo thread Twitter di Steven Sinofsky:
Un evento Apple di lunedì! (Non) per coincidenza la prossima settimana ricorre anche il trentesimo anniversario del lancio dei PowerBook al Comdex di Las Vegas […] PowerBook ridefinì i portatili. […] Che storia di innovazione.
Che godimento, se il sito di
LoveFrom, restasse com’è per sempre!
Al posto dei chi siamo (abbinati ai chi se ne frega), degli scopri i nostri servizi (nel senso dei sanitari?), dei WordPress con il plugin bello ma che costi poco. Sembra una guasconata la pagina messa in piedi da Jonathan Ive e compagnia e invece quella virgola sposta una montagna di cose.
Pensa un po’ che non hanno scritto il testo per il motore di ricerca e non hanno cercato l’engagement attraverso la reach della community targettizzata con le call to action per generare le lead e spedire le DEM.
Dopo vari esperimenti condotti con iMovie,
mChapters e soprattutto
ffmpeg, che è straordinario ancorché esoterico, ho capito il necessario su come aggiungere capitoli a un video.
Peccato che YouTube non li importi e non li riconosca, a favore del suo metodo che a questo punto vedo necessario applicare ex post al posto delle soluzioni più eleganti che immaginavo fossero possibili.
Metto l’arte da parte. Però è stato un bel viaggio.
Per ora si può lasciare un commento dalla
pagina apposita di Muut per QuickLoox. I commenti torneranno disponibili in calce ai post appena possibile.
Sono in procinto di dotarmi di un watch Series 7 e ho letto con doppia attenzione la
recensione di John Gruber su Daring Fireball.
Mi è piaciuta perché ha toccato corde cui sono più sensibile. La cura per i dettagli, la differenza che può fare un millimetro nel case di un orologio, l’evoluzione dello schermo dal primo modello a oggi, le particolarità del bordo convesso della Series 7.
Mi è piaciuta questa considerazione:
Federico Viticci ha pubblicato e reso liberamente disponibile
Apple Frames 2.0, la testimonianza più evidente del potenziale insito nello scripting e nell’automazione.
Chi segua il suo sito MacStories sa che le schermate di sistema operativo e programmi vengono pubblicate nella cornice del prodotto: che io sappia, nessun altro lo fa. Tutti noi comuni mortali acquisiamo una schermata e pubblichiamo la schermata.
Lui no. Se la schermata arriva da un iPhone X, la vediamo dentro il telaio di un iPhone X, come se fosse stata fotografata la macchina mentre mostra la schermata.
Proprio l’altro giorno, su stimolo di
Edoardo, inserivo qui
un vecchio articolo scritto molti anni fa per Macworld Italia, con riferimenti all’epoca in cui Apple chiudeva l’anno fiscale 1997 con un miliardo di dollari in perdite su sette miliardi di ricavi.
Stava tornando Steve Jobs e le cose cambiarono piega nel giro di pochi mesi.
Oggi leggo che Apple potrebbe
chiudere l’anno fiscale 2021 con un attivo di cento miliardi di dollari.
Di fronte a una notizia come questa possono aprirsi numerosi fronti di discussione, di cui uno solo mi interessa: comunque vada, abbiamo vissuto un momento storico irripetibile.
Che leggerezza, che letizia vedere Dr. Drang mettere insieme un pezzo di
Python e un pezzo di
AppleScript per
risolvere una faccenda di web scraping inerente il recente voto in California. Dove, racconta,
il problema maggiore era raccogliere i risultati del voto pubblicati dall’ufficio della Segreteria di stato californiana. […] Che non ha pubblicato alcuna tabella singola dei voti organizzati per contea, ma cinquantotto pagine web indipendenti, appunto una per contea.
La sfida diventa allora automatizzare il processo per evitare errori indotti dalla noia, cosa che potrebbe accadere a chi si ritrovasse a riunire a mano i risultati provenienti da cinquantotto pagine differenti.