Studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli e ti formi come designer, ma devi anche passare un esame di Web Design, perché il design del XXI secolo è anche questo.
Fortunatamente hai un docente geniale e capace che sa metterti a confronto con Html, Css e JavaScript.
Perché non mostrare a tutti il lavoro fatto, nella veste grafica pensata da ciascuno? Così nasce
Programmatori per caso.
Ci sono lavori molto belli. Alcune cose richiedono magari Chrome o Firefox, altre sono magari pesantine, ma sono ragazzi che studiano e fanno ricerca. I loro peccati veniali di gioventù sono niente a confronto di certi web designer del mondo professionale, che evangelicamente filtrano il moscerino e fano inghiottire il cammello al cliente.
Lo sanno anche i terminali stupidi, che è uscito
BBEdit 14. Lo sa chiunque al mondo che lo acquisto istantaneamente appena finito questo post (scritto con BBEdit, va da sé).
Non tutti sanno perché dovrebbero mettere da parte le riluttanze e almeno provare la versione trial (che a termine trial resta gratis in forma di eccellente editor di testo, privo delle funzioni utili al coding), se proprio non si ha il buonsenso di effettuare direttamente un investimento in ottimo software
Mac-assed.
Ovviamente per amore della buona tipografia, dello scripting e della padronanza dei mezzi di pubblicazione. Mica per fare gli snob con il testo capovolto sperando che almeno uno nella cerchia dei conoscenti risponda ma come hai fatto?.
Da questo punto di vista, John D. Cook è una garanzia e per mostrare
come usare il grassetto e il corsivo su Twitter (o dovunque si possa incollare testo) usa
emacs, moduli di
Perl e altri esoterismi di gran classe.
Capisci quando la stagione balneare è veramente decollata nel momento in cui la banda disponibile sulla connessione telefonica atterra. E comincia a scavare.
Il canarino nella miniera, nel mio caso, sono le situazioni collaborative con audio e video; a inizio giugno era come stare sulla Adsl, a inizio luglio mi toccava uscire sul balcone per avere il video e adesso si fa fatica ad avere l’audio.
Dipende da dove ci si trova e da mille altre faccende, ovviamente. Non si può neanche biasimare la gente perché guarda la partita su iPhone mentre cerchi di svolgere la tua riunione oppure twitta, condivide, selfizza, posta, pubblica, filma, instagramma, tiktokka e facebookka per mostrare il fritto misto o i sempreverdi piedi in fondo alle gambe poggiate sulla sabbia, sulla branda, sulla sdraio. Sono per la Net neutrality ed è giusto che sia spazio sulla rete per tutti i comportamenti, anche quelli che non sono produttivi secondo qualcun altro. Siamo tutti gli altri di qualcuno.
Cominciamo a prepararci al meglio per la prossima stagione. Partecipiamo al Kickstarter di Stephen Hackett di 512 Pixels, che lancia il
calendario 2022 dello hardware Apple.
Il calendario nasce dalla sua ampia raccolta di vecchi computer e apparecchiature varie marchiate Apple; per ogni mese ci sono tutti i riferimenti a date di uscita, di annuncio, di ritiro, corredati da belle foto.
Mancano ancora due settimane al completamento della raccolta fondi, che ha già abbondantemente superato la copertura minima richiesta. Il calendario, dice Hackett, è digitalmente già pronto e deve solo essere stampato, per chi lo volesse su carta. E sarà spedito a novembre, in tempo per entrare nell’anno nuovo già muniti del necessario.
Mi scuso per insistere, solo che passato il primo clamore – quello che fa comodo alla propaganda, perché la maggioranza si ferma lì – inizia ad alzarsi il sipario sopra la faccenda dei risultati Invalsi e la loro attribuzione di comodo alla didattica remota.
Si prenda l’eccellente articolo di Elisabetta Tola su La valigia blu,
Non è “il tonfo della DaD”. I dati Invalsi dicono (molto) altro:
Da giorni impazzano titoli e interpretazioni sui dati Invalsi, usciti giovedì mattina. Peccato che titolisti, giornalisti e anche parecchi politici dimostrino, ancora una volta, di non saper leggere con la giusta attenzione i report e le tabelle pubblicate dall’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, e, soprattutto, di non conoscere il concetto di correlazione e di rapporto causa-effetto.
Disclaimer: i discorsi a livello nazionale non necessariamente rispecchiano situazioni locali. Chi scrive è molto soddisfatto della scuola della figlia (a parte la tendenza al valzer delle cattedre di cui non capisco la razionalità, umana, economica, logistica, didattica eccetera).
Lo stato della scuola italiana non è allegro. Secondo la
valutazione Invalsi, il livello della scuola secondaria di primo grado è questo:
- il trentaquattro percento degli studenti ha risultati inadeguati in italiano;
- il quaranta percento degli studenti ha risultati inadeguati in matematica;
- il ventidue percento degli studenti ha risultati inadeguati nell’inglese letto;
- il quaranta percento degli studenti ha risultati inadeguati nell’inglese ascoltato.
Sconfortante, vero? Eppure sento già la soluzione: colpa della DaD.
I dati li tiro fuori una prossima volta, perché in realtà non servono; bastano i concetti, davanti al meme che il pessimo risultato degli ultimi test Invalsi sia colpa della DaD (abbreviazione che non ripeterò più perché chi parla per sigle si dimentica della sostanza delle cose, prima ancora che delle parole).
Fai che la tua azienda abbia avuto un calo di fatturato durante la pandemia. Ne ho viste e sentite di ogni, l’ultima – ieri – gli alberghi.
Apple è cattiva, monopolista e avida perché chiede il quindici percento dei proventi delle app in vendita su App Store che fatturano meno di un milione di dollari.
Da ottobre, Google
chiederà a chi pubblica giochi su Stadia una percentuale del quindici percento, fino ai tre milioni di fatturato.
In questi mesi, ne deduco, Google deve essere qualcosa di persino innominabile, visto che la percentuale richiesta agli sviluppatori su Stadia è superiore.
Otto campus parte dell’Università statale della California
forniranno ai nuovi iscritti di quest’anno che lo richiedono un kit composto da iPad Air, tastiera e Apple Pencil, nonché il supporto tecnico che sarà necessario.
In totale saranno serviti trentacinquemila studenti, che potranno tenere il kit durante la loro intera frequenza universitaria.
California State University non è roba da ricchi; metà degli studenti frequenta grazie a borse di studio e iniziative filantropiche. La maggioranza dei laureati è il primo o la prima a raggiungere il traguardo nella propria famiglia di origine.