La pubblicazione del blog riprenderà, con gli arretrati del caso, martedì 6 luglio.
È stato confortante leggere John Voorhees su MacStories che dà conto delle
prime notizie interessanti sulla beta pubblica di Monterey. Meno rispetto alla mia
tentazione di provare le beta stesse e più per il quadro di insieme.
Le prime impressioni di Voorhees si intitolano infatti l’inizio di una nuova era e fanno cenno a una sorta di trilogia dei sistemi, iniziata con Catalina e proseguita con Big Sur, che segnano la transizione di macOS verso una situazione nuova, in cui la maturazione di tutte le linee di prodotto porta verso la comparsa di migliorie significative in modo trasversale tra Mac, iPad e iPhone; al tempo stesso, è arrivato il momento in cui le migliorie stesse possono impattare in modo interessante anche sulle altre piattaforme, come succede per esempio per SharePlay o per i Comandi rapidi che, su Mac, riconoscono anche AppleScript e Automator, inverando le previsioni più ottimistiche di chi sperava in novità positiva sul fronte dell’automazione.
Breve sondaggio: qualcuno ha intenzione di installare le beta pubbliche dei nuovi sistemi operativi per iPhone, iPad, Mac, watch…?
Apple mi ha colto un po’ di sorpresa perché sono ancora a lavorare in località amene con qualche vincolo al download di ingenti masse di dati. Ma appena torno sotto l’ombrello di una connessione stabile, la tentazione è forte.
Per ora si può lasciare un commento dalla
pagina apposita di Muut per QuickLoox. I commenti torneranno disponibili in calce ai post appena possibile.
Cominciano a brevissimo i Giochi. Diverse discipline, atleti singoli e a squadre uniti sotto vessilli nazionali, competizione che porta a un vincitore e a una classifica ma affratella e riunisce.
Parlo naturalmente dei
Polympics, le olimpiadi di Polytopia.
Lancio l’appello a chi giocasse abbastanza forte da poter degnamente rappresentare l’Italia. Sono un giocatore discreto ma non memorizzo, faccio esperimento, prendo strade a volte solo divertenti e non produttive, per cui non riesco a perseguire indefessamente l’obiettivo citius, altius, fortius.
In attesa che qualcuno realizzi davvero la
mappa della libertà, per fortuna c’è chi si dà da fare per difendere la libertà di codice. Su qualcosa il software libero dovrà pure girare.
Per fortuna c’è quel computer chiuso, proprietario e inaccessibile che si chiama Mac, per il quale – come avranno fatto? – è iniziato il
supporto di Linux relativamente ai sistemi con chip Apple Silicon. (Scrivo Apple Silicon perché a breve scrivere M1 non sarà più comprensivo di tutta l’offerta). Linus Torvalds e compagni hanno iniziato a coprire quello che sarà l’ultimo avamposto di libero pensiero informatico.
Quanto vale saper applicare lo scripting al computing di ogni giorno?
Uno dei vanti di
Hey.com, che costa novantanove dollari l’anno, è la capacità di fare screening della posta elettronica in modo da semplificare l’esclusione di messaggi indesiderati.
Dr. Drang ha fatto una cosa del genere con
Keyboard Maestro e poi, non soddisfatto, l’ha
replicata in puro AppleScript per andare oltre le regole di Mail applicate manualmente.
Keyboard Maestro costa trentasei dollari. Hey.com offre un sacco di altre funzioni, naturalmente. Si potrebbe argomentare, abbastanza biecamente, che una buona conoscenza di AppleScript vale qualche decina di dollari, moltiplicata per i casi in cui la si mette a frutto.
È arrivato persino il New York Times a porsi il problema della creatività aziendale stimolata, o meno, dalla presenza in ufficio e dagli
incontri casuali davanti al boccione dell’acqua o alla macchinetta del caffè.
La risposta del quotidiano è, semplifico, non ci sono dati a sostegno della presenza in ufficio. Viene citata anche l’opinione di Tim Cook, con la quale veniva motivata la posizione Apple di richiedere la presenza per tre giorni la settimana, a parte eccezioni.
Nel febbraio del 2019, trent’anni dopo i fatti, il CERN
ha ricostruito WorldWideWeb per poterlo fare usare a tutti all’interno di un normale browser e provare la stessa sensazione di quando, nel 1990, il lavoro iniziato l’anno prima da Tim Berners-Lee si concretizzò in un progetto usabile.
WorldWideWeb, notare il nome, è il predecessore della maggior parte di ciò che consideriamo o conosciamo oggi come web.
La pagina offre sezioni di storia, timeline, evoluzione dei sistemi, tipografia, codice, praticamente tutto quello che uno potrebbe volere sapere. Il termine Windows è assente, da ovunque.
Ha
scritto George Orwell in 1984:
Who controls the past controls the future. Who controls the present controls the past.
Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.
È
stato appena scritto sul Windows Experience Blog:
The web was born and grew up on Windows.
Il web è nato ed è cresciuto su Windows.
Si noti che Orwell non si è espresso rispetto al futuro. Provare a controllarlo ha una legittimità. Controllare il presente invece è una situazione pericolosa per tutti i controllati, dal momento che il controllo del presente consente la manipolazione del passato e quest’ultima è un mezzo non consentito per cercare di prendere controllo del futuro.
L’Unione Europea procede, con annunci a orologeria, nell’
investigare Apple per come ha strutturato App Store su iOS e se ci sia danno per la concorrenza.
Margrethe Vestager, Executive Vice-President della Commissione Europea, è riuscita a dichiarare che
Sembra che Apple abbia ottenuto un ruolo di “guardiana” rispetto alla distribuzione di app e contenuto agli utenti dei suoi diffusi apparecchi.
Ottenuto. Si capisce tutto qui, perché si vede il linguaggio della politica. Meglio, è il linguaggio di chi descrive una operazione di appropriazione, non si sa quanto indebita. Come avrà fatto Apple a diventare guardiana? Avrà promesso favori in cambio di una nomina? Corrotto una qualche autorità? Mercanteggiato in una commissione parlamentare? Negoziato una poltrona in cambio di un’altra poltrona? Ottenuto vuol dire che qualcuno lo ha dato e Apple lo ha ricevuto.
Il gruppo di amici appassionati di Polytopia in cui milito non è l’unico a mettere cinque minuti giornalieri nello scannarsi in allegria e sportività sulle mappe strategiche del gioco.
A breve
arriva anche DeepMind, l’agente intelligente sostenuto da Google che si autoaddestra a imparare giochi di strategia da
Go in giù, con
risultati da prima pagina.