Per capire quanto sia progredito iOS e quanto abbia attorno un ecosistema evolutosi in maniera impressionante negli anni, va guardato OldOS, un progetto di
iOS 4 riscritto in SwiftUI.
Uno splendido articolo in italiano, documentato, approfondito, comprensibile:
Chi ha ucciso l’app Immuni e perché. Si avvicina il fine settimana e c’è il tempo per fare qualcosa oltre la solita routine. È leggere questo articolo.
In perfetta congiunzione astrale, Linus Torvalds, il creatore di Linux e una persona che non le manda a dire, si è espresso in
termini che per lui sono moderati su una mailing list degli sviluppatori Linux, a proposito di un commento antivaccino:
Una vita sui roguelike non è stata vissuta invano, se TechCrunch titola
La pluridecennale avventura Ascii NetHack può suggerirci il futuro dell’intelligenza artificiale.
La lettura spiega che algoritmi e apprendimento meccanizzato possono fare a pezzettini qualsiasi giocatore umano di scacchi o di
Go, così come di
Dota 2 per fare un nome a caso.
Quando si arriva a NetHack, però, l’intelligenza artificiale si comporta molto peggio di un uomo. La ragione è la grande complessità interna del gioco, dovuta tra l’altro alla pazzesca varietà di interazioni tra i componenti del gioco.
Nella
finzione scenica di Wwdc, Tim Cook ha parlato davanti a una platea popolata di Memoji, a rappresentare gli sviluppatori idealmente presenti.
C’è chi l’ha presa per una baracconata o una
profanazione di un luogo che alla fine dei conti è intitolato a Steve Jobs; una caduta di stile, un abbassamento del livello.
Mi piace molto questa evoluzione globale dell’ecosistema, dove i diversi apparecchi non sono isole di un arcipelago, ma tappe di un viaggio, e non c’è uno strumento unico per tutti ma versioni ideali di uno strumento per ciascuno.
È il
keynote Wwdc più logisticamente complicato che ho vissuto, perché tra famiglia, lavoro, intoppi, imprevisti e sonno ho speso una volta e mezzo la sua durata e ancora devo vederlo tutto. Tuttavia la portante mi pare chiara.
Inizio a lavorare abbastanza tardi nella giornata. Oggi ho fatto eccezione e sono stato gratificato da una notifica di Screen Time: settimana scorsa sono stato davanti allo schermo di Mac, in media, l’undici percento in meno del tempo.
Solo qualcosa più di undici ore.
(Poi ci sono gli altri schermi, naturalmente).
Il numero della bestia, insomma. Quella da soma.
(Si scherza, eh? Anzi, se si reggono certi ritmi è proprio perché usare un Mac è assai più rilassante di tutto quello è che altro.)
Un modo possibile di affrontare il cambiamento,
dalle pagine di GQ.
Io, uno dei più in vista tra i sostenitori degli orologi meccanici, indosso un Apple Watch. Non me ne vanto né ci scrivo post per i social media, ma metto al polso il mio Apple Watch tre o quattro volte a settimana, il che ne fa uno dei pezzi più fidati di tutta la mia raccolta.
— Benjamin Clymer, fondatore di
Hodinkee
Non si fa in tempo a scrivere un pezzo sull’
approccio di Apple al lavoro intelligente che
diviene pubblica una lettera scritta da un gruppo di dipendenti per chiedere più flessibilità rispetto alla scelta di lavorare in presenza oppure in remoto.
John Gruber
ha espresso chiaramente il punto di vista culturale di Apple: la società ha un approccio che dà molto valore al gruppo di lavoro e preferisce di molto l’ambiente dell’ufficio.
Gruber aggiunge alcune valutazioni personali che hanno diritto a fare parte del dibattito: in sintesi, Apple è diventata così grande che per forza di cose ospita anche persone poco adatte, o inadeguate, alla filosofia aziendale.
Da settembre, i dipendenti Apple
lavoreranno in ufficio lunedì, martedì e giovedì, mentre avranno l’opzione di lavorare in remoto il mercoledì e il venerdì.
Ad alcuni reparti specifici saranno chiesti quattro o cinque giorni a settimana in presenza; in compenso, tutti potranno fare domanda per avere fino a quindici giorni supplementari l’anno di lavoro in remoto, che saranno concessi o meno dai responsabili di reparto.
Nel 2022 verrà effettuata una valutazione dei risultati, che potrebbe portare a una nuova riformulazione degli orari di lavoro.
Dell’opportunità di portare i Comandi rapidi su Mac
hanno già detto in diversi e poco cambia che Jason Snell lo abbia ribadito nella sua raccolta di
cose che vorrebbe vedere presentate a questa Wwdc.
Da ribadire c’è pure la gran differenza tra quanti perculano sulla storia dell’unificazione del sistema operativo e le tecnologie software che percolano da un sistema all’altro e portano a un ecosistema omogeneo senza sacrificare l’adattamento ottimale di ciascun sistema operativo a ciascuna macchina. La lista si allunga, Catalyst migliora e il progetto complessivo ha un buon aspetto. Avanti con la percolazione.