Suppongo che voglia essere
uno scherzo.
L’idea è che uno pensi che sia vero, scopra che non lo è e ci si facciano grasse risate sopra: gli scherzi funzionano all’incirca così.
A parte l’idea insinuata sotto sotto che telemetria significhi per forza minaccia alla privacy, un pochino forzata, un altro messaggio che passa con lo scherzone è che iOS e Android siano in fin dei conti equivalenti.
La prossima edizione di Wwdc
sarà ancora interamente online oltre che auspicabilmente piena di spunti interessanti. Le nuove versioni dei sistemi operativi, onestamente, sono eventi meno significativi che non un tempo, quando le versioni principali erano meno frequenti e i sistemi stessi meno maturi. macOS esiste da vent’anni, iPadOS da undici; tutti ci auguriamo migliorie, bug fix e sorprese grandi e piccole, ma difficilmente qualsiasi nuova possibilità del software a bordo di iPhone o Mac scuoterà il mondo.
Non avevo mai, mai, mai saputo né letto alcunché di
Plan 9.
Negli anni ottanta, salta fuori, il gruppo dei creatori di Unix ha iniziato a lavorare a un altro sistema operativo, in cui i Bell Labs non hanno creduto fino in fondo.
Così Plan 9 non è mai decollato; tuttavia ha contaminato positivamente altri sistemi operativi liberi e commerciali con varie innovazioni e idee che oggi diamo per scontate e che, senza di lui, avrebbe dovuto essere messe a punto da qualcun altro in qualche altro modo.
Uno dei miei punti fermi è poter replicare i flussi di lavoro senza troppi problemi attraverso Mac, iPad e – in modo ragionevole – perfino su iPhone.
Su iPad e iPhone ho avuto finora un grosso tallone d’Achille: i file
OpenDocument, usati per esempio da
LibreOffice (ma anche, lato testo, da TextEdit: provare per credere). Riceverne uno su iPad, senza Mac a disposizione, era un grosso ostacolo. Sì, accesso remoto a Mac, apertura con LibreOffice, salvataggio in altro formato, invio a iPad… ma è scomodo, inelegante e non sempre fattibile.
Non volevo scriverlo questo post, ma sono già le tre passate (non capisco, pochi istanti fa neanche erano le due: come vola il tempo), primo; secondo, ho passato la soglia della sopportazione della gente che scrive, manifesta, lotta (soi disant) per riaprire le scuole.
L’obiettivo mi trova totalmente d’accordo, ma le modalità sono da decerebrati. Se fossi lasciato a me stesso finirei all’alba e probabilmente querelato; invece sono abbastanza fortunato da poter citare un articolo di Ars Technica appena uscito:
«Le scuole sono sicure?» è la domanda sbagliata da porre (figuriamoci quando diventa una asserzione…).
Due faccende molto diverse, il retrocomputing e la conservazione del software del passato, cioè di pezzi della nostra storia.
Panic le ha messe insieme in modo mirabile rispetto ad Audion un suo riproduttore musicale del tempo che fu. Audion era, si diceva allora, skinnable, ovvero la sua presentazione grafica poteva cambiare arbitrariamente da parte di chi producesse nuove “pelli” per il programma seguendo regole prestabilite.
Oggi Panic le chiama face, facce, ma la sostanza non è cambiata. Solo che Audion non è più in commercio da tempo e la sua compatibilità con il presente è nulla. Che fanno loro? Producono una nuova versione minimale del programma, con licenza open source, in grado di girare su Mac moderni, capace di fare poco più che riprodurre brani in sequenza, e adattano tutte le facce create a oggi per Audion, in modo che le si possano visualizzare sulla nuova versione suddetta.
Penso che dovrebbe esistere un qualche indice di inefficienza intrinseca dei programmi, misurato grossolanamente sulla base del numero di azioni elementari necessarie per compiere una azione, in rapporto all’entità della variazione apportata.
Un esempio for dummies: sono in un editor di testo e mi trovo una distesa di testo tutta in maiuscolo. Voglio avere le iniziali maiuscole e il resto della parola in minuscolo.
Un comando tipo Cambia maiuscole e minuscole lasciando la maiuscola solo all’inizio del periodo, purché la preceda un punto, data per scontata la selezione preventiva del testo su cui intervenire, richiede un clic (diciamo che il clic è l’unità di misura fondamentale per l’interazione umana con l’informazione, Hii acronimo di Human Information Interaction, come il bit è l’unità di misura fondamentale per l’informazione).
Software sbagliato non per quello che fa, ma per quello che consente di fare. Ti dicono che Excel è il foglio di calcolo più completo, che è tanto comodo, che lo usano tutti.
È necessaria, una categoria fogli di calcolo? Ha qualche valore, essere il più completo dei fogli di calcolo?
Il problema è sempre quello: per uno che usa sacrosantamente Excel, dodici commettono nequizie inenarrabili. Ultima della serie la confusione delle vaccinazioni lombarde, pianificate – si fa per dire – mediante
la compilazione di fogli Excel non integrati nella piattaforma.
Il lungo filo rosso che connette tutta la storia di Apple nel XXI secolo si chiama Mac OS X,
nato ufficialmente proprio oggi nel 2001.
Innestare in modo soddisfacente un’interfaccia utente superiore su Unix è stata un’impresa non secondaria, che nessuno ha saputo compiere altrettanto bene e da cui sono germinati i sistemi operativi per iPhone, iPad, watch, tv e domani chissà che altro. Per seguire l’evoluzione di Mac OS X, John Siracusa ha di fatto scritto un libro fatto di
recensioni straordinariamente approfondite di ciascuna versione del sistema.
Nel 2019 Richard Stallman fu indotto a lasciare il suo ruolo di consigliere in
Free Software Foundation per via di certi suoi commenti a proposito di una storiaccia di sesso con diciassettenne che avrebbe coinvolto
Marvin Minsky durante una visita all’allora raccomandabile
Jeffrey Epstein.
Ora Stallman
è ritornato in carica. Un po’ come se avesse scontato un anno e mezzo di sospensione da Free Software Foundation per avere espresso una opinione (non ha mai lasciato la sua posizione di capo del progetto Gnu).