Si parlava di
diversificazioni e di che cosa voglia dire nel 2023 una parola simile.
Si potrebbe pensare che mettere una quantità considerevole di portafoglio su Apple sia prendersi dei rischi, anche se lo fa Warren Buffett su scala multimiliardaria. Ma questo fa pensare che Apple sia solo una società come tante altre.
Da Cnbc fanno sapere che, al valore di capitalizzazione attuale che è intorno ai duemilasettecento miliardi di dollari,
Apple vale più dell’intero mercato azionario del Regno Unito, che è il terzo al mondo.
È sicuramente un’ottima notizia che
Unreal Engine 5.2 funzioni nativamente su Apple Silicon. Il motore è potentissimo e su M1 e M2 potrà mostrare meraviglie, a un costo energetico che nessun concorrente può eguagliare.
La notizia veramente irreale è il corollario di questa: significa che, prima, Unreal Engine doveva funzionare in emulazione attraverso Rosetta. E, nonostante lo strato di emulazione, il processore riuscisse ugualmente a fornire un livello decente di prestazioni.
È capitata l’occasione per la prima volta sono ricorso al
sistema di autenticazione a due fattori nascosto nei sistemi operativi di Apple.
Una meraviglia. L’esperienza utente potrebbe essere anche migliorata; d’altronde il fatto stesso che sia celato dentro il sistema in modo semiinvisibile spiega come la priorità non fosse renderlo usabile come prima cosa.
Ciononostante, la procedura è ragionevolmente semplice e rapida. Ho scandito con iPhone il codice QR del login che avevo su Mac e in un attimo avevo pronto il codice di autenticazione.
La frequenza di aggiornamento del
Blog del Mulo è relativa; ma ogni singolo articolo che esce è un piccolo, decisivo documento di riferimento su programmi, protocolli, standard, esperienza, script,
R, statistica, organizzazione di informazioni.
Il tono è di chi va al sodo, evita i giri di parole e centra il problema.
Attorno al blog, una istanza Slack (alla quale immagino si debba essere invitati), una istanza locale Mastodon e qualche altra sorpresa. Tutto facile, immediato, molto (ben) pensato.
Quando uso una parola – disse Humpty Dumpty in tono di scorno – significa quello che ho deciso che significhi; niente di più, niente di meno.
Il problema è – disse Alice – se tu possa dare alle parole così tanti significati differenti.
Il problema è – disse Humpty Dumpty – chi debba comandare. Tutto qui.
(
Lewis Carroll, Attraverso lo specchio)
Il problema del cambiamento pro domo propria del significato delle parole è centrale e un sacco di gente oggi prova a ridefinire un software come intelligente o capace di comprendere coniando una definizione di intelligenza e comprensione che si adatti a ciò che in mente, sperando di imporla se appartiene una maggioranza o, comunque, magari per convincere un finanziatore a tirare fuori denaro. È un comportamento deprecabile, analogo a quello di certi politici che operano lo stesso trucco su parola come democrazia o libertà.
Warren Buffett è un investitore novantenne privo di qualsiasi voglia di andare in pensione, che amministra tramite la propria Berkshire Hathawaway un portafoglio di 328 miliardi di dollari.
Durante l’ultima assemblea degli azionisti,
si è saputo che nel 2016 Berkshire Hathaway aveva investimenti in azioni Apple per un miliardo di dollari.
Nel 2023 ha investimenti in azioni Apple per centocinquantuno miliardi di dollari. Il quarantasei percento di tutti gli investimenti di Berkshire Hathaway sono in titoli Apple. L’investimento oramai dura da più di dieci anni, non è una stella cadente.
Mentre si discuteva – in termini interessanti – della
conservazione di Quake III Arena, rinvenivo nella casa del vecchio zio i due volumi di una edizione del 1929 dell’
Enciclopedia Pomba.
Per mia ignoranza, ero all’oscuro dell’esistenza dell’enciclopedia Pomba. I volumi risentono dei quasi cent’anni di vita e si sono conservati ottimamente nel complesso, mentre le rilegature e i bordi di qualche pagina avrebbero certamente bisogno di un intervento. Nell’improbabile ipotesi che l’enciclopedia Pomba ritorni in una libreria e rimanga lì per altri cent’anni, presumo che i due volumi si sfarinerebbero nelle mani dello scopritore, una volta giunta veramente a fine vita la carta.
Siamo
rimasti ieri sull’idea di Terra2 che all’intelligenza, artificiale e no, farebbe bene disporre di routine capaci di ripescare nel bagaglio delle esperienze e generare a caso idee nuove da innestare in qualche processo creativo o comunque di pensiero.
Concordo, anzi, senza seleziona casuale la nostra intelligenza varrebbe ben poco. La domanda è se i meccanismi casuali interni dei sistemi generativi odierni sia qualcosa di simile a quella del cervello umano oppure se sia diversa.
Ho lasciato su Twitter
un’idea semplice:
Terra2 ha risposto
una serie di cose interessanti:
Non metto tutti i tweet per stare leggero (si leggono facilmente a partire da qui sopra). La
conclusione è questa:
1986: una settimanaccia. Ma abbiamo un computer con un pulsante per inviare un interrupt hardware o entrare nel monitor di sistema.
2023: una settimanaccia. Ma su TV+ c’è il Friday Night Baseball.