In una successione degna di emulare
Alla fiera dell’Est: ho proposto ai
Copernicani un incontro con
Douglas Hofstadter. Qualcuno nei Copernicani ha proposto di aggiungere anche padre
Paolo Benanti. Hofstadter mi ha dato buca. Benanti no. Abbiamo
organizzato l’incontro.
Un giornalista del canale
Focus di Mediaset ha chiesto ai Copernicani di contribuire a un documentario in lavorazione. C’erano due persone disponibili. Una ha dato buca. Io no.
Pare quindi che comparirò, suppongo per una manciata di secondi, in un documentario di Focus Mediaset.
In una successione degna di emulare
Alla fiera dell’Est: ho proposto ai
Copernicani un incontro con
Douglas Hofstadter. Qualcuno nei Copernicani ha proposto di aggiungere anche padre
Paolo Benanti. Hofstadter mi ha dato buca. Benanti no. Abbiamo
organizzato l’incontro.
Un giornalista del canale
Focus di Mediaset ha chiesto ai Copernicani di contribuire a un documentario in lavorazione. C’erano due persone disponibili. Una ha dato buca. Io no.
Pare quindi che comparirò, suppongo per una manciata di secondi, in un documentario di Focus Mediaset.
Si può discutere di innovazione per sempre ma è indubbio che nel 2008 Apple ne ha fatta, con la creazione di App Store che oggi compie quindici anni. (E di
Newton Toolkit 1.5 che ne fa ventotto).
Vari commentatori hanno pensato di ricordare la prima o le prime app che hanno scaricato. (App Store, pulsante dell’account, Acquistate, scorrere in basso fino in fondo alla lista). John Gruber
ne ha nominate otto e dunque posso permettermene sette:
C’è chi con il sessantatré
ha suscitato scalpore nel mondo della letteratura. Noi ci accontentiamo di mettere in crisi stereotipi e idee facili su Vision Pro, nella istanza numero sessantatrè di
A2 Podcast che diventa ascoltabile proprio oggi.
Dico noi perché di nuovo ho potuto godere del privilegio di affiancare Filippo e Roberto. Qualcosa delle mie sciocchezze è sopravvissuto alla postproduzione e dunque posso vantarmi di avere fatto l’ospite non muto.
Dovrei avvisare di alcune peculiarità di questa puntata ma le lascerò invece all’ascolto dei singoli, senza spoiler.
Una grande civiltà a cui le derive illiberali hanno tolto qualche lucidità, a metà strada tra le tradizioni millenarie e le spinte estreme delle tecnologie più futuristiche.
Lo scatto è di Stefano (con un pizzico di postproduzione da parte mia), che ringrazio.
La sua didascalia:
Il Totem allo Sheraton Hotel di Nanchang.
Naturalmente al capitolo tradizioni millenarie si intendeva il browser.

Nel rendermi conto che la modalità visuale di WordPress mostra un allineamento in alto tra una immagine e un testo affiancato che non corrisponde affatto alla resa effettiva dell’Html,chiudo un pomeriggio di frustrazioni e ne inizio un altro, di studio di CSS alla ricerca della proprietà che mi permetterà di ottenere l’effetto che voglio, posto che WordPress mi permetta di usarla. Per esempio, il WordPress su cui mi trovo non accetta l’uso di flexbox, che mi tornerebbe utile. Sì, esiste certamente un plugin, ma non lo posso installare. Già, basta andare nel back-end, ma non ho accesso.
Sia ben chiaro. Preferisco l’open source. Sono socio di
LibreItalia (iscriviti!). Tuttavia il mondo presenta aspetti di concretezza che ci ci piacerebbe poter ignorare e invece, se si vuole vincere alla fine, vanno tenuti in considerazione.
Non c’è bisogno di rievocare troppo i disastri combinati da Elon Musk dopo che ha comprato Twitter. Né la grancassa suonata da quel momento in poi a favore di
Mastodon. Che è decentrato, è libero, autogestito, estraneo alle multinazionali, non in vendita e viva la rivoluzione.
Suscita giusto interesse
l’arrivo negli Stati Uniti di Fairphone 4, nell’intento di ottenere un riconoscimento apprezzabile di vendite.
Fairphone è partito nel 2021 come classico progetto equo e solidale, sostenibile e tutto il resto. Si smonta facilmente con l’aiuto di un solo cacciavite.
Offre nella versione 4 anche qualche funzione interessante, come la doppia SIM, e ha una garanzia di cinque anni.
C’è anche una partnership con
Murena, che vende versioni deGooglizzate, con il sistema operativo /e/OS, praticamente una rilavorazione di Android che taglia fuori gli agganci con cui Google succhia dati personali ai proprietari, ma lascia la libertà di usare le app Android.
Dietro sollecitazione della secondogenita, incuriosita dall’icona della app, qui si sta giocando
The Last Campfire: una avventura grafica di atmosfera con una storia quieta e malinconica e qualche enigma logico lungo la strada.
Non ci perderei l’estate ma neanche se ne sente il bisogno. In un paio d’ore abbiamo raggiunto quattro achievement su ventidue e da questo deduco che arrivare in fondo non richiederà moltissimo.
I ritmi del gioco sono lenti e rilassati. È un piacere tradurre i pochi dialoghi per secondogenita, che ha cinque anni e si emoziona per i colori e le figure animate, ma diventa concentratissima e spiegata quando si tratta di affrontare le prove logiche. Mi ha già ricordato due volte che abbiamo in programma la prosecuzione dell’avventura e questo vuol dire molto, nella sua condizione di avente diritto a guardare tutti i giochi 4+ di Arcade e, di fatto, spiare i 9+ cui accede la sorella. In qualche modo, The Last Campfire è coinvolgente oltre l’apparenza
Piena autorizzazione a sganasciarsi dalle risate nel sentire il racconto di questo parvenu che, abituato a comprare computer nuovi e automobili vecchie, per la prima volta nella vita si è messo al volante di un veicolo dotato di Bluetooth, pairing e
CarPlay.
Detesto telefonare, ma farlo dal sistema audio della macchina è stato abbastanza divertente e meno stressante del tenere in mano un cellulare. La tua musica, le tue mappe (previo collegamento via USB con cavo), sentire che il cavallo d’acciaio attorno a te diventa una specie di estensione di iPhone fa davvero effetto.