Oggi è successa una cosa importante: per la prima volta, un corriere mi ha segnalato l’arrivo di un pacco con una indicazione del tempo di consegna approssimata – ma vorrei dire precisa – al quarto d’ora. Indicazione che è stata pure rispettata.
Si tratta di un progresso tanto banale quanto sostanziale. Con le figlie che vanno recuperate a scuola, gli appuntamenti esterni, le commissioni, le visite mediche, gli imprevisti, la famiglia allargata e quant’altro, non è mai scontato che qualcuno sia in casa a ricevere il corriere. Non è veramente un problema per noi in quanto il contesto è tale che le consegne avvengono in sicurezza anche in assenza del destinatario. In altri contesti può essere invece un problema.
In via eccezionale, qui sotto appare la traduzione integrale della
più bella recensione di MacBook Neo che sia possibile leggere. È un pezzo perfetto perché, più che recensire una categoria di computer, parla di una categoria di persone. La trovo irrinunciabile.
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“Questo non è il computer per te”
C’è un certo genere di recensioni di computer che sono in realtà notifiche di permessi. Dicono che cosa ti è permesso di volere. Ti collocano in una tassonomia – studente, creativo, professionista, power user – e ti assegnano un prodotto. Sono utili. Sono responsabili. Sono pochissimo interessate a che cosa potresti diventare.
Sono lieto di accogliere ciascuno in questo workshop sull’interfaccia utente, con particolare riferimento allo zoom.
L’argomento del laboratorio è l’implementazione di una scala di zoom.
Lavoriamo su una app che possiede una barra qualunque di servizio dentro la sua finestra di lavoro (superiore o inferiore, poco importa).
Nella barra c’è una indicazione del valore di zoom attuale: per preimpostazione, è 100%.
Un clic o un tocco sul valore numerico fanno apparire una scala di valori preselezionati di zoom in termini percentuali (tipo: 75%, 50%, 33% per rimpicciolire e 125%, 150%, 200% per ingrandire).
La parola sovranità è stata purtroppo ciancicata da personaggi impresentabili e se ne è perso il perimetro semantico. Invito ugualmente ciascuno a leggere, fare propria e firmare la recente
Dichiarazione di Cannes sulla sovranità della mente concepita nell’ambito del World AI Cannes Festival.
In estrema sintesi, la dichiarazione avanza le istanze seguenti:
- Impostare limiti chiari ai progetti di intelligenza artificiale che promuovono simulazione dell’intimità, dipendenza, manipolazione emotiva
- Salvaguardare la democrazia dalle influenze occulte sul comportamento, in politica, didattica, lavoro e accesso ai servizi essenziali
- Rafforzare la portata dell’azione pubblica, nello specifico, su infrastruttura e responsabilità di una intelligenza artificiale di valore
- Stabilire linee rosse tecnologiche globali attraverso diplomazia, standard e cooperazione internazionale.
Assodato che le petizioni di Internet sono ridicole e inutili a qualunque livello, questo è un oggetto diverso: un atto simbolico di comunanza con una visione del mondo, dell’umanità, del progresso che va in direzione dell’umanità stessa.
Non solo
Internet Archive (sempre sia lodato): ho scoperto l’esistenza di
Myrient, un archivio di videogiochi della bellezza di trecentoottantacinque terabyte.
Ho anche scoperto che si preparava a chiudere i battenti entro fine marzo, per l’impossibilità di fare fronte alle problematiche di gestione, tra cui non indifferenti i costi. L’avviso compare in testa alla home.
Ora pare che il sito vada aggiornato, stando a Tom’s Hardware: un membro della comunità di Myrient avrebbe comunicato il
successo di una raccolta di fondi e risorse per assicurare la sopravvivenza dell’archivio e quindi la continuazione dell’iniziativa.
Weekend leggero: ieri era il
Pi Day, tre e quattordici per gli americani che mettono il mese prima del giorno, e non vogliamo tenerci un po’ di decimali di pi greco in casa, nel caso che domani Internet si spenga, Apple fallisca e non esista più l’energia elettrica?
Per l’occasione, StorageReview
ha stabilito il nuovo record, con trecentoquattordici (non a caso) trilioni, migliaia di miliardi, di decimali, ottenuti nel giro di alcuni mesi con una macchina Dell – nessuno è perfetto – collegata a un po’ di memoria di massa.
È ancora sabato, e poi domenica,
i giorni in settimana sono sette;
noi siamo cinque, lor sono sette
e cinque più sette fa
dodici, dodici, dodici.
— Elio e le Storie Tese,
Arrivederci
Weekend leggero: visto che ieri è stato venerdì tredici, quando capiterà il prossimo? Quanti ne vedremo passare nella vita? Ogni quanti anni il calendario si ripete uguale a sé stesso? Perché il venerdì tredici di marzo duemilaventi possedeva una proprietà più rara rispetto a quello di ieri?
Per oggi avrei una manciata di storie per me tutte interessanti e normalmente prediligo un taglio personale ai grandi quadri di insieme di mercati e piattaforme. Nondimeno, questa storia mi rimane in testa e rilanciarla è l’unico modo per sbloccare il flusso.
The Guardian ha pubblicato un articolo-inchiesta dal quale risulta che nel Regno Unito vari annunci di costruzione e installazione di centri dati sono fittizi e i centri dati stessi, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, non esistono, o nella migliore delle ipotesi sono in enorme ritardo sui tempi che figurano nella comunicazione.
Il
risotto di comunicazione di ieri mi ha fatto ripensare a quando Macintosh ha cambiato il mondo, o almeno il modo (di usare il computer) a forza di icone in bianco e nero disegnate in una matrice quadrata da trentadue pixel.
È bello sapere che macOS odierno legge ancora perfettamente il formato di codifica delle icone usato quarantadue anni fa. A celebrare quell’epoca è nato a novembre 2024 un ingegnoso
progetto hardware-software denominato Picontosh.
Ricevere offerte di lavoro fa sempre piacere e specialmente in questo periodo, se solo fossero anche vere. Questa volta è stata Dior a proporsi. Indirizzi un po’ sospetti ma sufficienti per gente distratta e poi praticamente una brochure aziendale creata con ChatGPT. Mica per i toni o i costrutti linguistici: stessi font, stessi a capo, stesso preciso formato di una risposta copiata e incollata dal chatbot. Postproduzione sull’assistente generativo, zero.