Fincantieri in grande spolvero, nell’annunciare il suo nuovo
sito corporate. Con la novità di CaptAIn, l’interfaccia agentica (per capire la ragione della tecnologia che parla inglese basta osservare che cosa accade all’italiano) la quale, in soldoni, inserisce un chatbot all’interno del sito. Chatbot destinato ovviamente a fornire ogni informazione presente su Fincantieri.
Chiedo al chatbot di chi è la proprietà di Fincantieri. La risposta è questa:
Fincantieri è uno dei più importanti complessi cantieristici al mondo, leader globale nella navalmeccanica e attivo in tutti i segmenti ad alto valore aggiunto, come le navi da crociera, le navi per la difesa e quelle specializzate offshore. L’azienda è un punto di riferimento per i maggiori operatori crocieristici, fornitore unico per la Marina Militare Italiana e partner di numerose marine estere, oltre a essere protagonista di programmi di partnership della Difesa europea.
La progettista di
Signal, nome in codice Moxie Marlinspike, ha messo in cantiere una iniziativa molto molto interessante: un chatbot che fornisce garanzie di privacy e riservatezza equivalenti a quelli del suo sistema di messaggistica.
Si chiama
Confer ed è un progetto estremamente interessante.
Tutta l’infrastruttura è open source. Si accede via passkey, le conversazioni sono cifrate all’interno di un ambiente di cui è possibile verificare la riservatezza, la finestra di contesto viene cancellata dalla memoria una volta chiusa la conversazione e nessun dato di alcun tipo, personale, conversativo, di contesto viene memorizzato dal sistema. Neanche Moxie potrebbe sbirciare una conversazione con il chatbot di Confer o portarsi via dei dati o dei metadati, neppure volendolo.
Non ripeterò abbastanza che il software in abbonamento per me è una aberrazione e che non potrei sentirmi più lontano dal prossimo
Apple Creator Studio in vendita a breve per tredici dollari al mese o centotrenta dollari l’anno.
Se io fossi un manager interno, viste le politiche di Apple sui servizi, l’idea verrebbe anche a me: creiamo una fonte di incassi regolare grazie alle nostre app creative.
Se io fossi un manager interno e intelligente, mi verrebbe un dubbio: una persona interessata a Logic Pro sarà per forza interessata a Final Cut Pro? E a Pixelmator Pro? Non è che preferirà comprarsi Logic Pro su base individuale (si potrà fare) e lasciare perdere il resto? Chi fa il professionista dell’audio vuole per definizione un programma da professionisti del video?
Finalmente Apple ha preso una posizione chiara e aiuta il fatto che sia scritta
congiuntamente con Google: il nuovo Siri e tutte le meraviglie ancora da vedere di Apple Intelligence si baseranno su modelli derivati da quelli di Gemini.
Questa pietra angolare rincuora, dato che una decisione presa assieme a un altro gigante come Google, su un tema di attenzione primaria, presupponente investimenti di miliardi, difficilmente può essere rivoltata, rimangiata, rimescolata. La base di Apple Intelligence ora è chiara e certa. Potrebbe aiutare nello sviluppo del resto.
Markdown ha il problema della mancata standardizzazione: ci sono almeno sette varianti che convivono pacificamente, almeno finché uno non sbatte contro una incompatibilità.
public voit ritiene che si potrebbe adottare una soluzione migliore ricorrendo a Orgdown, una sintassi di marcatura che prende spunto da
quella di emacs in Org mode.
Pro: effettivamente c’è coerenza. La sintassi di Org mode è pulita.
Contro: fuori da emacs, è facile attrezzare supporto per un Orgmode… ma bisogna farlo davvero e adeguare la propria catena di strumenti di lavoro.
Ci sono film che si rileggono, libri che si riguardano (o forse l’inverso), luoghi dove si torna anche più volte, perché l’esperienza non si esaurisce e forse per dettagli, forse per curiosità inestinguibile, c’è sempre qualcosa da ritrovare.
La nascita delle avventure testuali è un tema che fa piacere rivisitare. Se la fonte è capace, emergono dettagli nuovi e il puzzle acquista definizione e ricchezza. Tanto più se è frutto di una passione. Come si può resistere a un incipit del genere?
Quante volte mi piacerebbe ma non ho dimestichezza? È la famosa e famigerata sindrome da Terminale. Abbiamo la cura.
È sufficiente un browser normale con cui caricare la pagina
How Terminals Work. C’è un corso semplicissimo, autocontenuto nella pagina, interattivo, con lezioni superbrevi e praticamente autoevidenti.
Attenzione: non è un corso su Unix. È un corso sui terminali. E per fortuna, perché predispone a tutto il resto. Molti problemi di persone che non se la sentono di provare sono dovuti all’impossibilità di selezionare il testo con il mouse come si è sempre fatto, al capire che corrispondenza c’è tra Finder e Terminale, come si sposta il cursore in modo intelligente e tante altri ostacoli, piccoli e che però si sommano.
È ripreso il lavoro e, con esso, la caccia ai migliori strumenti per rendersi improduttivi.
Qui segnalo
enclose.horse, combinazione diabolica di semplicità e frustrazione.
Un cavallo si trova all’interno di un pascolo piuttosto labirintico e abbiamo a disposizione un numero limitato di barriere da disporre in modo da impedirgli la fuga.
Il problema è capire quale disposizione delle barriere recinta la superficie di pascolo maggiore.
In ogni momento, passando il puntatore sul cavallo, possiamo vedere se ha una via di fuga (e quindi andiamo male) oppure no. Se è no, potrebbe funzionare, ma sarà la soluzione migliore?
Tahoe ha ricevuto molte critiche nei confronti di Liquid Glass e delle
icone del Finder e sono classicamente d’accordo a metà con il mister. Sarà per la mia attitudine all’anarchia desktop, ma le trasparenze attraverso l’interfaccia non mi disturbano più di tanto.
Tutt’altra cosa è invece la scellerata decisione di aggiungere icone all’inizio di ogni voce di menu, o almeno di volerci provare.
Consiglio a chiunque, da qualunque punto di vista parta, di consultare la perfetta
analisi di Nikita Prokopov. Non voglio spoilerare troppo, ma è difficile davvero giungere a giudizi diversi dall’essere una cattiva decisione. C’è tutta una serie di concetti che va a farsi benedire e sono concetti che hanno reso Mac un’avanguardia e un oggetto superiore, dall’interfaccia umana alla coerenza all’accessibilità al bla bla bla. È inutile ripetere quello che Prokopov mostra più che bene con dovizia di esempi e analisi puntuali.
Chiedo scusa per l’uso privato del blog pubblico. Il fatto è che con il nuovo anno comincia la (mia) marcia di avvicinamento al
Super Bowl e
Playoff Scenario mi aiuta a tenere d’occhio la situazione man mano che il calendario scivola verso la seconda domenica di febbraio.
Assieme a
Plaintextsports, naturalmente.
Per il momento l’unico pronostico fattibile è potrebbe andare. Se peggio o meglio, lo sapremo presto.