In via eccezionale, qui sotto appare la traduzione integrale della
più bella recensione di MacBook Neo che sia possibile leggere. È un pezzo perfetto perché, più che recensire una categoria di computer, parla di una categoria di persone. La trovo irrinunciabile.
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“Questo non è il computer per te”
C’è un certo genere di recensioni di computer che sono in realtà notifiche di permessi. Dicono che cosa ti è permesso di volere. Ti collocano in una tassonomia – studente, creativo, professionista, power user – e ti assegnano un prodotto. Sono utili. Sono responsabili. Sono pochissimo interessate a che cosa potresti diventare.
Sono lieto di accogliere ciascuno in questo workshop sull’interfaccia utente, con particolare riferimento allo zoom.
L’argomento del laboratorio è l’implementazione di una scala di zoom.
Lavoriamo su una app che possiede una barra qualunque di servizio dentro la sua finestra di lavoro (superiore o inferiore, poco importa).
Nella barra c’è una indicazione del valore di zoom attuale: per preimpostazione, è 100%.
Un clic o un tocco sul valore numerico fanno apparire una scala di valori preselezionati di zoom in termini percentuali (tipo: 75%, 50%, 33% per rimpicciolire e 125%, 150%, 200% per ingrandire).
La parola sovranità è stata purtroppo ciancicata da personaggi impresentabili e se ne è perso il perimetro semantico. Invito ugualmente ciascuno a leggere, fare propria e firmare la recente
Dichiarazione di Cannes sulla sovranità della mente concepita nell’ambito del World AI Cannes Festival.
In estrema sintesi, la dichiarazione avanza le istanze seguenti:
- Impostare limiti chiari ai progetti di intelligenza artificiale che promuovono simulazione dell’intimità, dipendenza, manipolazione emotiva
- Salvaguardare la democrazia dalle influenze occulte sul comportamento, in politica, didattica, lavoro e accesso ai servizi essenziali
- Rafforzare la portata dell’azione pubblica, nello specifico, su infrastruttura e responsabilità di una intelligenza artificiale di valore
- Stabilire linee rosse tecnologiche globali attraverso diplomazia, standard e cooperazione internazionale.
Assodato che le petizioni di Internet sono ridicole e inutili a qualunque livello, questo è un oggetto diverso: un atto simbolico di comunanza con una visione del mondo, dell’umanità, del progresso che va in direzione dell’umanità stessa.
Non solo
Internet Archive (sempre sia lodato): ho scoperto l’esistenza di
Myrient, un archivio di videogiochi della bellezza di trecentoottantacinque terabyte.
Ho anche scoperto che si preparava a chiudere i battenti entro fine marzo, per l’impossibilità di fare fronte alle problematiche di gestione, tra cui non indifferenti i costi. L’avviso compare in testa alla home.
Ora pare che il sito vada aggiornato, stando a Tom’s Hardware: un membro della comunità di Myrient avrebbe comunicato il
successo di una raccolta di fondi e risorse per assicurare la sopravvivenza dell’archivio e quindi la continuazione dell’iniziativa.
Weekend leggero: ieri era il
Pi Day, tre e quattordici per gli americani che mettono il mese prima del giorno, e non vogliamo tenerci un po’ di decimali di pi greco in casa, nel caso che domani Internet si spenga, Apple fallisca e non esista più l’energia elettrica?
Per l’occasione, StorageReview
ha stabilito il nuovo record, con trecentoquattordici (non a caso) trilioni, migliaia di miliardi, di decimali, ottenuti nel giro di alcuni mesi con una macchina Dell – nessuno è perfetto – collegata a un po’ di memoria di massa.
È ancora sabato, e poi domenica,
i giorni in settimana sono sette;
noi siamo cinque, lor sono sette
e cinque più sette fa
dodici, dodici, dodici.
— Elio e le Storie Tese,
Arrivederci
Weekend leggero: visto che ieri è stato venerdì tredici, quando capiterà il prossimo? Quanti ne vedremo passare nella vita? Ogni quanti anni il calendario si ripete uguale a sé stesso? Perché il venerdì tredici di marzo duemilaventi possedeva una proprietà più rara rispetto a quello di ieri?
Per oggi avrei una manciata di storie per me tutte interessanti e normalmente prediligo un taglio personale ai grandi quadri di insieme di mercati e piattaforme. Nondimeno, questa storia mi rimane in testa e rilanciarla è l’unico modo per sbloccare il flusso.
The Guardian ha pubblicato un articolo-inchiesta dal quale risulta che nel Regno Unito vari annunci di costruzione e installazione di centri dati sono fittizi e i centri dati stessi, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, non esistono, o nella migliore delle ipotesi sono in enorme ritardo sui tempi che figurano nella comunicazione.
Il
risotto di comunicazione di ieri mi ha fatto ripensare a quando Macintosh ha cambiato il mondo, o almeno il modo (di usare il computer) a forza di icone in bianco e nero disegnate in una matrice quadrata da trentadue pixel.
È bello sapere che macOS odierno legge ancora perfettamente il formato di codifica delle icone usato quarantadue anni fa. A celebrare quell’epoca è nato a novembre 2024 un ingegnoso
progetto hardware-software denominato Picontosh.
Ricevere offerte di lavoro fa sempre piacere e specialmente in questo periodo, se solo fossero anche vere. Questa volta è stata Dior a proporsi. Indirizzi un po’ sospetti ma sufficienti per gente distratta e poi praticamente una brochure aziendale creata con ChatGPT. Mica per i toni o i costrutti linguistici: stessi font, stessi a capo, stesso preciso formato di una risposta copiata e incollata dal chatbot. Postproduzione sull’assistente generativo, zero.
La tecnologia ci ha portato via tante cose e passato il tempo giusto ce le restituisce con gli interessi. Sta succedendo con la tipografia, a colpi di font variabili, CSS, disegno vettoriale, TeX eccetera.
Può succedere anche con la matematica e la geometria. I Greci si erano dati l’obiettivo di rappresentare il loro sapere con il solo uso sapiente di riga e compasso. Si sono arresi solo davanti alla duplicazione del volume del cubo e alla trisezione dell’angolo, di cui l’umanità ha peraltro formalizzato l’impossibilità solo due-trecento anni fa.