Oggi non sono riuscito a spedire alcune foto da iPhone tramite una normale email. Figuravano presenti nel messaggio, che però è arrivato vuoto al destinatario; solo il testo, niente foto.
Poi mi sono ricordato che iOS 14 produce foto in formato Heic. Per qualche motivo, parrebbe, a Mail non vanno bene, almeno nel condividerle dal Rullino.
Nella fretta ho risolto in altro modo senza approfondire. Approfondirò. Intanto lo considero il viatico ideale per l’installazione di Big Sur che partirà pochi minuti dopo la pubblicazione di questo post.
Dall’account Twitter di
Signal,
sappiamo quale app di messaggistica sia in questo momento la più scaricata da App Store.
Se prendi una persona a caso per strada, ne ignora il nome. Sul suo telefono, statisticamente, è assente. Non arriva da una multinazionale, non ne parla (quasi) nessuno, (quasi) nessuno la raccomanda o persino ne parla in un qualunque consesso. Eppure.
Ho aggiornato a iOS 14.3 e iPadOS 14.3 solo ieri (aspetto che il sistema mi avvisi. Nessun problema, per inciso). Sembra un aggiornamento qualunque e neanche impegnativo; ho aggiornato un apparecchio in pausa pranzo, l’altro a pausa cena, come se neanche fosse accaduto.
La natura non fa salti e neanche il computing. Jason Snell ha scritto su Six Colors un
articoletto su come usa
BBEdit, come esempio, per pescare nei risultati di un sondaggio online, ordinarli e inserire tabulazioni in modo che sia facile incollarlo dentro un foglio di calcolo.
Sono cose che capita di fare infinite volte, anche abbastanza comuni.
Una persona che si avvicini al computing impatta su un’interfaccia grafica. Se ne ha voglia e possibilità, inizia a interessarsi a metodi per arrivare prima a fare cose più potenti di quelle che l’interfaccia grafica gli consente.
Apple si è messa di traverso a Facebook e all’intera industria della pubblicità sulla questione della trasparenza del tracciamento. Su App Store vengono pubblicate le
privacy label delle app esattamente come i valori nutritivi sulle etichette dei prodotti alimentari.
Gli sviluppatori fremono di fronte all’idea di dover chiedere agli utilizzatori il permesso di essere tracciati in giro per Internet.
Apple si sta facendo numerosi nemici a proposito di un business, App Store, di cui si possono vedere grazie a Asymco le
curve di crescita 2020. C’è una crescita esponenziale in atto, ancora dopo dieci anni di attività. Una fabbrica di soldi.
Parrebbe che l’Enterprise Management per apparecchi Apple di Jamf abbia iniziato l’anno con
venti milioni di apparecchi Apple governati in azienda.
Oltre quarantasettemila aziende servite e, secondo il comunicato, pure di livello. Banche università, ospedali, aziende in cima alla lista di Fortune.
Niente di male a volere usare Windows in azienda, eh. Ma che sia una scelta obbligata, possono crederci solo gli sprovveduti o gli affabulatori con un interesse in ballo.
Sventato io che il 6 gennaio di un anno fa ho pubblicato un
elenco di buoni propositi. Così mi tocca la verifica e persino a scuole ancora chiuse.
Voglio scrivere qui ogni giorno. Check. La quotidianità è stata ripristinata, a volte in leggero ritardo. Nessun giorno è andato perso. L’impegno viene evidentemente rinnovato. Ci tenevo a farcela, ci sono riuscito.
Voglio raggiungere un obiettivo preciso con il Terminale. Ehm. Ho fatto qualche progresso con emacs. Troppo poco. Insufficienza abissale, proposito traslato a questo 2021.
Il mio angolo di lavoro è molto confortevole ma poco illuminato per gli standard di una buona videoconferenza. Così per Natale mi sono regalato un piccolo OlumiRing di
Oluminate.
Concepito per stare sopra a un iPhone e illuminare il volto dell’interlocutore, va benissimo anche su un iPad. L’oggetto è grande pressappoco come il palmo di una mano, leggerissimo per quanto di policarbonato Abs più che onesto, ed è un’unica grande clip per fissarsi se necessario anche a un portatile. Nel foro dell’anello passano tre dita della mano. (OK, diametro nove centimetri, spessore poco più di un centimetro, larghezza della corona circolare pure).
Il problema di trattare le tendenze come mode è che, anziché moderare gli eccessi, si butta via il bambino con l’acqua sporca.
Oggi la moda è dare addosso alla tecnologia per nessuna ragione altra che compiacere il pubblico ignorante. Tecnologia che porta i suoi problemi e le sue storture, ma anche progresso e miglioramento delle condizioni di vita planetarie. In questi giorni si vaccinano a milioni persone fortunate a disporre di tecnologia che, prima di Pasteur, neanche si pensava. E le persone morivano come mosche.
Manco di una vera gestione della mia fatturazione: produco le fatture in Pages e nient’altro. Il motivo è presto detto: sono un libero professionista che tipicamente si dedica a una manciata di clienti. Per ragioni di praticità si tende a condensare la fatturazione e alla fine mi trovo a maneggiare poche decine di documenti l’anno.
I nomi file riportano date e importi; tenere un progressivo degli incassi e del calcolo delle tasse presunte, con una manciata di nuove voci mensili, è banale. Le intestazioni dei clienti sono sempre quelle e mi basta duplicare una vecchia fattura e cambiare importo e data, quando me ne serve una nuova. Se servono elenchi di qualche tipo, prendo i nomi file e con due espressioni regolari ho qualunque cosa mi serva in BBEdit, nel giro di istanti.
Il motivo per cui si va così lenti, oltre al bisogno di smaltire tutti gli zuccheri in eccesso, potrebbe essere una alimentazione non all’altezza del nostro fabbisogno.
Lo mostra bene John Gruber chiacchierando di come
vari alimentatori di Apple siano più che simili nella forma ed eroghino wattaggi tuttavia diversi.
I watt dichiarati sono un massimo teorico che non sempre l’apparecchio collegato riesce a sollecitare e ci sono combinazioni particolarmente sfavorevoli, che rispondono chiaramente alla domanda perché il mio [apparecchio] si carica così lentamente?